Repubblica Centrafricana: attacco a missione cattolica, oltre 40 rifugiati uccisi

Pubblicato il 18 novembre 2018 alle 10:40 in Africa Repubblica Centrafricana

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Oltre 40 persone sono state uccise, e decine ferite, nella Repubblica Centrafricana durante un attacco a una missione cattolica che prestava rifugio a 20mila rifugiati.

L’aggressione è avvenuta nella giornata di giovedì 15 novembre ad Alindao, un villaggio situato 300 km a est della capitale, Bangui. Migliaia di persone sono state costrette alla fuga quando la missione cattolica di Alindao è stata arsa dalle fiamme. A renderlo noto sono state le Nazioni Unite. Le violenze nell’area erano iniziate quando militanti cristiani locali, conosciuti come Anti-balaka, avevano ucciso alcuni musulmani, scatenando una serie di attacchi per vendetta. Nella giornata di sabato, un legislatore di Alindao, Etienne Godenaha, ha riferito a Reuters che fino a quel momento erano stati rinvenuti 42 corpi, ma che le ricerche erano ancora in corso. Godenaha ha peraltro reso noto che il campo di accoglienza per i profughi, allestito dalla missione cattolica, è stato raso al suolo da un incendio doloso, e ciò ha costretto tutte le persone che vi si trovavano a fuggire e trovare riparo nei boschi o in altri campi per sfollati interni della cittadina. Una fonte appartenente a un’organizzazione umanitaria ha confermato il bilancio delle vittime.

Il coordinatore umanitario delle Nazioni Unite per la Repubblica Centrafricana, Najat Rochdi, ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che “questo circolo vizioso” dei frequenti attacchi contro i civili è “inaccettabile”.

Nonostante l’elezione di un nuovo capo di Stato, Faustin-Archange Touadéra, il 30 marzo 2016, il Paese continua ad affrontare una situazione di instabilità politica, oltre a violenze settarie e rappresaglie tra gruppi.

Gli Anti-balaka sono milizie cristiane costituitesi nella Repubblica Centrafricana dopo l’ascesa al potere di Michel Djotodia, divenuto presidente del Paese il 24 marzo 2013 in seguito a un colpo di Stato con il quale rovesciò il regime del generale François Boziz. Alcuni membri degli Anti-balaka sono stati convertiti forzatamente dall’islam al cristianesimo. L’origine del termine deriva dall’espressione “anti-balles à ti laka”, dove “laka” significa l’AK-47, ossia il kalashnikov. Il gruppo si schiera dunque contro coloro che usano gli AK-47, ovvero i musulmani.

La Repubblica Centrafricana è scossa dalle violenze da quando, nel 2013, l’ex presidente Francois Bozize è stato rovesciato con un colpo di stato organizzato da un gruppo di ribelli della fazione musulmana Seleka, scatenando l’offensiva della milizia cristiana anti-Balaka. In tale occasione, migliaia di cittadini sono morti, e un quinto della popolazione (che in totale consta di 4,5 milioni di persone) ha lasciato la propria casa per via delle violenze. Da quel momento, nel Paese si è diffuso il collasso economico, un’intensa corruzione e una rottura dell’ordine politico. Per questo, dal 2013, l’ONU ha imposto un embargo sulle armi e vietato la vendita o il trasferimento di materiale bellico nella Repubblica Centrafricana. Il provvedimento è stato rinnovato, il 31 gennaio 2018, per un altro anno. Tuttavia, a inizio 2018, un carico di armi leggere, destinato a equipaggiare le forze armate della Repubblica centrafricana, è arrivato a Bangui. A inviare gli armamenti è stata la Russia con l’autorizzazione speciale dell’Onu. Sempre grazie all’avallo delle Nazioni Unite e in deroga all’embargo, anche i 175 istruttori russi sopra menzionati sono arrivati nello Stato africano nel gennaio 2018 per lavorare in un campo militare nel sud-ovest del Paese.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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