Maldive: nuovo presidente presta giuramento, presente anche premier indiano

Pubblicato il 18 novembre 2018 alle 12:07 in Asia Maldive

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Il nuovo presidente eletto delle Maldive, Ibrahim Mohamed Solih, ha prestato giuramento davanti a migliaia di persone e centinaia di diplomatici stranieri, promettendo di porre fine alla corruzione sistematica e di indagare gli abusi sui diritti umani del suo predecessore, Abdulla Yameen.

Solih si è insediato sabato 17 novembre come settimo presidente dell’isola dell’Oceano Indiano, durante una assemblea parlamentare speciale avvenuta nella capitale, Malé. Alla folla di circa 12.000 persone riunitasi per l’occasione, il nuovo leader ha giurato di riportare la giustizia e l’uguaglianza nel Paese, sradicando la corruzione e i furti. “Dobbiamo concentrarci sull’andare avanti, sul riprenderci i diritti che ci sono stati negati e sul salvare la nostra nazionale dalla sua attuale condizione” ha spiegato Solih.

Il primo ministro indiano, Narendra Modi, era tra i 300 dignitari stranieri presenti alla cerimonia a Malé. Si tratta della prima visita del premier alle Maldive, dopo anni di relazioni tese tra i due Paesi: Yameen, infatti, durante il suo mandato aveva intrapreso uno stretto rapporto con la Cina, che al tempo aveva prestato più di 1,5 miliardi di dollari per finanziare le infrastrutture nell’isola.

Proprio in relazione a tale debito, Solih, che ha promesso di intraprendere una politica estera che si concentrerà sull’India, ha dichiarato che le Maldive si trovano in una precaria situazione economica a causa dei “mega progetti di sviluppo avviati puramente a scopo politico”. Il nuovo presidente ha fatto appello ai Paesi stranieri e alle organizzazioni internazionali per risolvere la problematica. Già venerdì 16 novembre, in un post su Facebook, Modi aveva promesso che l’India aiuterà le Maldive nel settore delle infrastrutture, della sanità e dello sviluppo delle risorse umane.

Il presidente uscente non era presente alla cerimonia. Inizialmente, Yameen aveva accettato la sconfitta, ma in un secondo momento aveva chiesto ai suoi sostenitori di protestare e, l’11 ottobre, aveva fatto ricorso alla Corte Suprema contro gli esiti delle elezioni, accusando i funzionari elettorali di utilizzare inchiostro svanente e schede false per manipolare il voto a favore di Solih. La Corte Suprema aveva stabilito che non vi erano prove a favore di queste dichiarazioni e che qualsiasi problematica con il processo elettorale non avrebbe avuto grosse ripercussioni sull’esito, considerato il margine di vittoria di Solih.

Le elezioni presidenziali alle Maldive si erano tenute in un clima di tensione. Il voto del 23 settembre era stato considerato un referendum sulla democrazia.  Yameen mirava ad essere eletto nuovamente, con la promessa di favorire lo sviluppo economico delle Maldive, dopo un mandato caratterizzato da accuse di abusi e corruzione. Infatti, quando era al potere, il leader aveva incarcerato o costretto all’esilio quasi tutti i rivali politici, bandendo altresì le proteste, sospendendo il Parlamento e dichiarando per due volte lo stato di emergenza nel Paese. Inoltre, Yameen aveva fatto uscire le Maldive dal Commonwealth, nel 2016, e aveva migliorato le relazioni con la Cina e l’Arabia Saudita, che hanno entrambe finanziato le infrastrutture dello Stato.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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