Iraq: accordo con i curdi per riavviare esportazioni petrolifere da Kirkuk

Pubblicato il 18 novembre 2018 alle 6:00 in Iraq Medio Oriente

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Ripristinate esportazioni di greggio dagli impianti di Kirkuk, nella regione semi-indipendente del Kurdistan iracheno, dopo il raggiungimento di un accordo tra il nuovo premier dell’Iraq, Adel Abdul-Mahdi, e le autorità curde.

L’Iraq ha reso noto di aver raggiunto un accordo iniziale con le autorità curde per riavviare le esportazioni di petrolio da Kirkuk, a un anno di distanza dallo stallo della rotta commerciale a causa dei contrasti tra il governo centrale di Baghdad e la regione semi-indipendente del Kurdistan. Nella giornata di venerdì 16 novembre, Asim Jihad, portavoce del Ministero del petrolio dell’Iraq, ha confermato che il neoeletto primo ministro del Paese, Adel Abdul-Mahdi, ha raggiunto un accordo con il governo del Kurdistan. Tale intesa, entrata immediatamente in vigore, prevede che Baghdad possa esportare da 50mila a 100mila barili di greggio al giorno.

La maggior parte delle esportazioni irachene provengono da giacimenti meridionali, tuttavia Kirkuk resta uno dei principali e più antichi giacimenti di petrolio del Medio Oriente, e si stima che vi siano ancora circa 9 miliardi di barili di greggio da estrarre nell’area. Le esportazioni erano state interrotte da quando le unità di sicurezza irachene avevano strappato alle forze curde i campi con i giacimenti il 16 ottobre 2017, in seguito allo svolgimento del controverso referendum illegittimo per l’indipendenza del Kurdistan da Baghdad. L’interruzione del traffico petrolifero da Kirkuk aveva congelato il flusso di circa 300mila barili di greggio che ogni giorno partivano dall’Iraq, destinati in Turchia e verso altri compratori internazionali, causando una grave perdita di fatturato nel corso dell’anno passato, attestata a circa 8 miliardi di dollari.

Gli analisti hanno accolto l’annuncio della ripresa delle esportazioni come una delle prime grandi vittorie del governo di Abdel-Mahdi, precedentemente ministro per il petrolio rinomato per le sue buone relazioni con le autorità curde di Erbil, e con il presidente del Paese, Barham Salih. Rebwar Fatah, un ricercatore presso la Middle East Consultancy Services, con base a Londra, ha descritto la mossa come “molto positiva e benefica” per la popolazione e per la stabilità politica del Paese, affermando che la notizia rappresenta l’inizio della distensione delle tensioni tra Erbil e Baghdad, e della ripresa di un dialogo tra le parti.

Baghdad e Erbil dovranno adesso trovare un compromesso circa i livelli massimi di esportazione di greggio al giorno, come anche sulla percentuale di fatturato che verrà rimessa alla regione curda in seguito alle transazioni commerciali; si tratta di un punto che è stato più volte riportato al centro del dibattito tra il governo centrale e quello semi-autonomo del Kurdistan. La regione curda irachena produce ed esporta attualmente circa 400mila barili al giorno tramite gli oleodotti. Il ripristino dei flussi da Kirkuk farà elevare tale cifra a 450/500mila barili, ma non sarà ancora equiparabile ai 700mila barili al giorno che la regione esportava fino al 2017.

L’accordo giunge a due settimane di distanza dalla reimposizione delle sanzioni americane sulle attività nucleari iraniane, mossa conseguente all’uscita degli Stati Uniti dal Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), il patto nucleare che era stato stipulato con l’Iran il 14 luglio 2015. Washington considera Kirkuk un’opzione percorribile per aiutare a rifornire di petrolio i compratori internazionali che si troveranno adesso a fare i conti con l’impossibilità di acquistare greggio da Teheran. John Bolton, il consigliere statunitense per la Sicurezza nazionale, ha accolto molto positivamente la notizia di venerdì inerente all’accordo tra Baghdad e Erbil, twittando che tale misura può ripristinare una fonte di fatturato persa dal popolo iracheno e rendere l’Iraq indipendente a livello energetico.

L’Iraq è il secondo più grande esportatore tra i membri dell’OPEC, l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio fondata nel 1960, con i suoi 4,5 miliardi di barili di greggio al giorno. Le esportazioni di petrolio costituiscono quasi la totalità delle entrate del governo, e nel solo mese di ottobre 2018 hanno generato circa 8,5 miliardi  di dollari.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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