Afghanistan: talebani incontrano in Qatar l’inviato USA per rinnovare il processo di pace

Pubblicato il 18 novembre 2018 alle 13:55 in Afghanistan USA e Canada

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Alcuni funzionari talebani hanno concluso un incontro di 3 giorni in Qatar con il rappresentante speciale degli Stati Uniti per l’Afghanistan, Zalmay Khalilzad, volto a rinnovare il processo di pace nel Paese.

Le trattative, terminate domenica 18 novembre, sono state confermate da alcuni individui vicini al gruppo afgano, rimasti anonimi perché non autorizzati a discuterne. I talebani hanno spiegato che, durante tali negoziati con Washington, si è tentato di delineare un programma per il ritiro di tutte le truppe statunitensi e della NATO dall’Afghanistan, così da aprire la strada per un dialogo tra le fazioni afgane. Inoltre, è stato comunicato che Khalilzad vorrebbe raggiungere un accordo entro 6 mesi, ma secondo i talebani tale lasso di tempo è troppo breve. L’inviato statunitense ha altresì proposto un cessate-il-fuoco, respinto dal gruppo. Infine, i talebani hanno fatto pressione perché le elezioni presidenziali del 2019 vengano ritardate e venga stabilito un governo ad interim, con una leadership neutrale. Come candidato è stato proposto lo studioso islamico Abdul Sattar Sirat.

Il gruppo armato ha comunicato che, negli incontri con Khalilzad, si sta cercando di arrivare a un patto per il rilascio dei prigionieri e la rimozione delle restrizioni sui viaggi internazionali dei leader talebani senior. Inoltre, in una dichiarazione rilasciata a ottobre, il gruppo aveva richiesto l’eliminazione delle sanzioni contro i propri capi e il riconoscimento del loro ufficio in Qatar, che era stato aperto a Doha nel 2013 su richiesta degli Stati Uniti. L’obiettivo era facilitare le trattative di pace, ma l’ufficio era stato chiuso subito dopo la sua apertura poiché il gruppo aveva appeso fuori dall’edificio la stessa bandiera utilizzata durante la dominazione talebana in Afghanistan. In seguito, il presidente afgano, Hamid Karzai, aveva fermato il processo di pace, dichiarando che l’ufficio di Doha si presentava come un’ambasciata non ufficiale di un governo in esilio. Da allora, la bandiera è stata rimossa e l’edificio svuotato, senza comunicarne la possibile riapertura. Da quel momento, le trattative con i talebani in Qatar sono avvenute in un altro luogo.

Alle trattative erano presenti anche Khairullah Khairkhwa, l’ex governatore talebano di Herat, e Mohammed Fazel, un ex capo militare del gruppo. I due uomini erano tra i 5 membri talebani rilasciati dalla prigione statunitense di Guantanamo nel 2014, in cambio del soldato statunitense Bowe Bergdahl, ed entrambi erano stati designati come funzionari dell’ufficio politico del gruppo in Qatar. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva criticato aspramente tale scambio di prigionieri, e ad agosto aveva promesso di raddoppiare gli sforzi per sconfiggere i talebani.

Attualmente, tuttavia, l’amministrazione Trump sembra essere determinata a raggiungere un accordo politico con il gruppo armato, cominciando con una serie di trattative dirette. Inoltre, di recente, in quella che sembra una mossa diretta da Washington volta a incoraggiare i talebani a partecipare alle trattative, il Pakistan ha rilasciato alcuni prigionieri talebani di alto rango, incluso il cofondatore del movimento, il mullah Abdul Ghani Baradar.

Per molto tempo, i talebani avevano respinto le richieste statunitensi di negoziare con il governo di Kabul, sostenuto dai Paesi occidentali e considerato dai ribelli uno Stato fantoccio.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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