Turchia: arrestate 13 persone in relazione a proteste del 2013

Pubblicato il 17 novembre 2018 alle 11:52 in Medio Oriente Turchia

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La polizia turca ha arrestato 13 persone, tra cui due noti professori, nel quadro di un’inchiesta connessa all’arresto dell’Osman Kavala; i detenuti sono accusati di aver appoggiato Kavala nel tentativo di minare il governo durante le proteste di massa del 2013.

Le forze dell’ordine di Ankara hanno affermato che le persone arrestate nella giornata di venerdì 16 novembre sono accusate di aver cooperato con Kavala per fomentare le sommosse antigovernative avvenute nel Paese tra il 28 e il 30 maggio 2013. Tali proteste ebbero origine da un sit-in di circa una cinquantina di persone, le quali si opponevano alla costruzione di un centro commerciale al posto del Parco Gezi di Istanbul, e godettero di un’eco nazionale, trasformandosi ben presto in una vera e propria rimostranza di massa contro il governo dell’allora primo ministro e oggi presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan. In tale occasione si contarono 10 i morti tra le file dei manifestanti, e circa 8mila altri cittadini rimasero feriti in seguito alla violenta repressione delle autorità.

Nella giornata di venerdì, l’Unione Europea si è rivolta alla Turchia e ha richiesto l’immediato rilascio di “tutti coloro che sono stati incarcerati senza un giusto processo”. Il dipartimento per le Politiche Estere dell’U.E. ha inoltre dichiarato: “I ripetuti incarceramenti di voci critiche e la continua e diffusa pressione sui rappresentanti della società civile collidono con il dichiarato impegno del governo turco verso il rispetto dei diritti umani”. Anche dagli Stati Uniti, il Dipartimento di Stato ha fatto sapere di essere “molto preoccupato” riguardo alla detenzione dei 13 cittadini turchi, e ha esortato Ankara a rispettare i diritti umani e le libertà fondamentali, invitando il Paese a rilasciare le persone “trattenute arbitrariamente”.

L’avvocato di uno dei 12 indagati ha rivelato il nome dei due personaggi di spicco incarcerati venerdì: Turgut Tarhanli, preside della facoltà di legge presso l’Università Bilgi di Istanbul, e Betul Tanbay, professore all’Università Bogazici, eletto quest’anno come vicepresidente della Società Matematica Europea. Tra le persone arrestate figurano inoltre i membri dello staff dell’organizzazione culturale e umanitaria “Anadolu Kultur”, un tempo guidata da Kavala; tra loro, vi sono Yigit Ekmekci e Hakan Altinay. Il presidente dell’Ordine degli Avvocati turco, Metin Feyzioglu, ha dichiarato di essere impegnato a monitorare gli sviluppi della situazione con preoccupazione. “La violazione dei diritti e delle libertà fondamentali da parte della mano della giustizia non deve essere ammessa”, ha riferito  Feyzioglu con un comunicato, aggiungendo: “Tutte le pratiche illegali che arrecheranno danno alla Turchia all’interno della comunità internazionale devono essere interrotte”.

Il noto filantropo e uomo d’affari turco Osman Kavala aderì alle sommosse di quel periodo, e all’inizio del 2017 lanciò un appello ai concittadini, invitandoli a boicottare il referendum costituzionale sul rafforzamento dei poteri del presidente Erdogan. Il 18 ottobre 2017, Kavala venne arrestato senza un capo d’accusa formale. A oggi, l’uomo è condannato all’ergastolo, accusato di aver tentato di rovesciare il governo turco tramite un processo che secondo le autorità ebbe inizio con le proteste del 2013 e sfociò poi nel tentato golpe del 15 luglio 2016. Altre 20 persone sono state arrestate per aver presumibilmente ordito contro il governo. Nell’ultimo anno, tanto gli attivisti di varie organizzazioni umanitarie quanto i membri del Parlamento Europeo si sono ripetutamente appellati ad Ankara chiedendo il rilascio di Kavala. Tuttora l’uomo non è ancora stato messo formalmente in stato d’accusa.

Dal fallimento del colpo di Stato del luglio 2016 a oggi, la Turchia ha avviato frequenti opere di repressione del dissenso e purghe statali, incarcerando circa 77mila persone, licenziando 150mila impiegati pubblici e membri delle forze armate e facendo chiudere dozzine di giornali e canali mediatici. Tuttora la polizia di Ankara conduce spesso purghe e operazioni di rastrellamento contro la rete di persone connesse a Fethullah Gulen, religioso turco accusato dal Paese di aver orchestrato il golpe del 2016, il quale si è rifugiato negli Stati Uniti per sfuggire alla condanna di Ankara.

L’agenzia di stampa locale Anadolu, venerdì 16 novembre, ha annunciato che il governo ha  rilasciato un mandato d’arresto per 188 persone, tra cui 100 ex unità dell’aviazione nazionale, proprio in relazione a Gulen. Finora, sono 86 i cittadini sospettati e incarcerati nella medesima operazione.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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