Iran-Iraq: accordo per creare “zona di libero commercio”

Pubblicato il 17 novembre 2018 alle 14:02 in Iran Iraq

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Dopo un incontro a Teheran tra il presidente iracheno, Barham Salih, e l’omologo iraniano, Hassan Rouhani, è stato annunciato che i due Paesi stabiliranno una  “zona di libero commercio” lungo il confine, e che gli scambi commerciali bilaterali potrebbero arrivare a generare un fatturato di 20 miliardi di dollari.

Durante una conferenza stampa che ha avuto luogo dopo l’incontro tra i due presidenti, venerdì 16 novembre, nella capitala iraniana, Salih ha dichiarato che la relazione di buon vicinato tra i due Paesi rappresenta un “principio fissato” il quale è “radicato nella storia, nella fede e nella geografia condivisa”. Il capo di Stato iracheno ha dunque ribadito che il suo Stato ha a cuore i legami bilaterali con l’Iran, e ha infine dichiarato che con la controparte iraniana è stata convenuta la creazione di una zona di libero commercio. Salih, iracheno di origini curde, ha spiegato che la connessione dei due sistemi ferroviari nazionali è cruciale per intensificare il commercio bilaterale, e ha affermato che l’Iraq non dimenticherà né il sostegno prestato da Teheran al popolo iracheno nella lotta contro il dittatore iracheno Saddam Hussein, né l’impegno attuale dell’Iran nella battaglia al terrorismo.

Dal canto suo, Rouhani, nella successiva giornata di sabato 17 novembre, ha fatto eco alle anticipazioni di Salih in campo economico, e ha annunciato, in un discorso trasmesso in televisione sui canali nazionali, che il potenziamento degli scambi commerciali tra i due Paesi potrebbe subire un’impennata positiva e giungere a fatturare, dai 12 miliardi di dollari attuali, 20 miliardi di dollari. Allo stesso tempo, il leader iraniano ha spiegato di aver intrattenuto un proficuo dialogo con la controparte irachena in materia energetica, in particolare su elettricità, gas naturale e processi di estrazione petrolifera.

La notizia del rilancio economico tra Iran e Iraq giunge in un periodo di relativa incertezza economica per Teheran, in seguito al ripristino delle sanzioni americane sulle attività nucleari iraniane, mossa conseguente all’uscita degli Stati Uniti dal Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), il patto nucleare che era stato stipulato con l’Iran il 14 luglio 2015.

La settimana precedente, alcuni funzionari iracheni avevano riferito a Reuters che Baghdad aveva acconsentito allo scambio commerciale di prodotti alimentari in cambio di gas e riserve energetiche da Teheran. L’Iraq sta cercando di ottenere l’approvazione degli Stati Uniti per poter continuare a importare gas naturale iraniano nonostante le sanzioni americane. In tale contesto, i funzionari di Baghdad hanno affermato che i 45 giorni concessi dagli USA per trovare una soluzione alternativa all’importazione del gas dall’Iran non saranno sufficienti.

L’Iran esercita una grande influenza sull’Iraq, piccolo Paese arabo con esso confinante dove le Guardie della Rivoluzione iraniane ricoprono un ruolo predominante nella formazione e nell’armamento delle principali milizie sciite che hanno contribuito a sconfiggere i militanti dell’ISIS. Inoltre, Baghdad importa un’ampia gamma di prodotti e bene da Teheran, tra cui cibo, prodotti agricoli, parti di automobili ed elettrodomestici.

Il 5 novembre, il Dipartimento del Tesoro aveva annunciato che gli Stati Uniti avrebbero imposto il pacchetto di sanzioni più grande di sempre contro l’Iran, volto a colpire oltre 700 individui, entità, aerei e navi di Teheran. L’obiettivo delle misure restrittive, spiega il comunicato, è quello di impedire che Teheran continui a finanziare le proprie attività maligne, e esercitare una forte pressione finanziaria sul regime iraniano, affinché questo negozi un nuovo accordo che neghi qualsiasi sviluppo o acquisto nucleare o missilistico.

Le nuove sanzioni fanno ammontare a 900 il numero dei soggetti colpiti dalle misure dell’amministrazione Trump in meno di due anni, segnando il livello di pressione economica più alto mai raggiunto dagli Stati Uniti nei confronti del nemico mediorientale. Il segretario del Tesoro, Steven Mnuchin, ha spiegato che l’imposizione di misure restrittive senza precedenti dovrebbe far rendere conto all’Iran che andrà incontro a restrizioni sempre maggiori fino a quando non modificherà il proprio comportamento destabilizzante. “I leader dell’Iran devono smettere di supportare il terrorismo e di procedere con lo sviluppo del programma missilistico e, inoltre, devono abbandonare ogni loro ambizione nucleare immediatamente”, ha dichiarato Mnuchin.

Il pacchetto di sanzioni include 50 banche iraniane e le loro sussidiarie straniere e domestiche, identifica oltre 400 obiettivi, tra cui più di 200 persone e navi nei settori delle spedizioni e dell’energia in Iran, una compagnia aerea iraniana, oltre 65 dei suoi aeromobili, e il posizionamento sulla lista Specially Designated Nationals and Blocked Persons  di circa 250 cittadini e proprietà bloccate associate apparse fino ad oggi nell’elenco delle persone identificate come bloccate solamente secondo l’ordine esecutivo (EO) 13599 (” Elenco EO 13599 “).

Il JCPOA era stato firmato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania e dai 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ossia Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina. Il patto prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro Teheran dall’Unione Europea, dalle Nazioni Unite e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale. Secondo quanto affermato dal presidente Trump, si è trattato del peggior patto mai stipulato dagli Stati Uniti.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.