Brexit, perdite per sterlina e banche inglesi

Pubblicato il 17 novembre 2018 alle 7:31 in Europa UK

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Dopo l’approvazione dell’accordo sulla Brexit e le conseguenti dimissioni a raffica dell’esecutivo inglese, che ha visto andar via tre ministri, la sterlina e gli istituti bancari hanno accusato il colpo.

Il 15 novembre 2018, crollando dell’1,9% contro il dollaro, a 1,2745$, la valuta inglese ha vissuto il suo momento peggiore dal 27 giugno 2016, quattro giorni dopo il voto sulla Brexit. La sterlina è inoltre scesa del 2% rispetto all’euro, a 1,1256€. Per quanto riguarda gli istituti bancari, Royal Bank of Scotland e Lloyds hanno perso rispettivamente il 6,77% e il 4,8%, segnando anch’essi il calo più forte in due anni. Barclays, a -4,8%, è scesa ai minimi dal settembre 2016.

Altri indicatori finanziari hanno suggerito che la situazione politica del Paese avrebbe reso gli investitori più nervosi riguardo alle prospettive economiche di Londra. Anche le azioni delle società focalizzate nel Regno Unito sono state colpite nel corso della giornata, specialmente in seguito alle dimissioni del ministro per la Brexit, Dominic Raab. I costruttori di case sono stati particolarmente colpiti, con Persimmon in calo del 9% e Taylor Wimpey dell’8,6%.

Nella mattinata del 15 novembre 2018, in seguito all’approvazione dell’accordo sulla Brexit tra Regno Unito ed Unione Europea, si erano dimessi, oltre a Raab e la sua sottosegretaria, Suella Braverman, anche il sottosegretario per l’Irlanda del Nord, Shailesh Vara, e il ministro per il lavoro e le pensioni, Esther McVey.

A prendere il posto di Raab doveva essere l’attuale ministro dell’Ambiente, Michael Gove, ma pare che l’esponente dell’ala pro-Brexit del partito conservatore abbia rifiutato. Il diniego sarebbe arrivato dopo che il primo ministro, Theresa May, gli avrebbe negato la possibilità di rinegoziare l’accordo siglato. Tuttavia, Gove si è detto “assolutamente fiducioso” in May e nel proseguimento dell’azione di governo sull’accordo, da lei definito “veramente il migliore per il Regno Unito”.

Anche il ministro Vara si era dimesso perché contrario all’intesa raggiunta. “Con molta tristezza e rammarico ho presentato la mia lettera di dimissioni da ministro dell’Irlanda del Nord al premier”, aveva scritto l’esponente dei Tory in un tweet. Temi principali della missiva allegata erano la questione irlandese e il rispetto dell’integrità economica e costituzionale del Paese. “Siamo una nazione orgogliosa e ci siamo ridotti ad obbedire alle regole fatte da altri Paesi che hanno dimostrato di non avere a cuore i nostri migliori interessi”, aveva ribadito.

Intanto alcuni deputati, tra cui Jacob Rees-Mogg, capofila dei brexiteers più radicali, stanno formalizzando la richiesta di una mozione di sfiducia nei confronti del primo ministro. Nella missiva di Rees-Mogg, May viene accusata di aver violato “le promesse fatte alla nazione” sulla Brexit. Tuttavia, ad ora, il numero delle lettere risulta inferiore al quorum necessario.

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di Redazione

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