Pentagono pianifica la riduzione delle truppe USA in Africa

Pubblicato il 16 novembre 2018 alle 10:36 in Africa USA e Canada

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Gli Stati Uniti ridurranno nei prossimi anni il numero di truppe impegnate in missioni antiterrorismo in Africa, per impegnarle in operazioni di contrasto alle minacce provenienti dalla Cina e dalla Russia. L’annuncio, fatto da alcuni funzionari del Dipartimento della Difesa americano, il 15 novembre, si pone pertanto in linea con l’accresciuta attenzione rivolta dall’amministrazione Trump e dal Pentagono alle attività di Pechino e di Mosca, che Washington considera potenzialmente pericolose per gli Stati Uniti.

“Nello specifico, questo riallineamento prevede di ridurre le forze di circa il 10% nei prossimi anni. Tale riduzione rappresenta una frazione del personale del Dipartimento della Difesa impegnato in Africa, che si compone attualmente di circa 7.200 unità”, ha dichiarato un portavoce del Pentagono, il Comandante Candice Tresch, che ha aggiunto che, in ogni caso, i tagli non incideranno molto sulle attività “di contrasto alle organizzazioni estremiste violente” in diversi Paesi, fra cui Libia, Somalia e Gibuti. In altre parti del continente, incluse alcune aree dell’Africa occidentale, invece, le forze americane si impegneranno meno in “assistenza tattica” e più in “consulenza, supporto, collegamento e condivisione di intelligence”.

Un secondo funzionario americano, parlando a Reuters a condizione di anonimato, ha rivelato che la riduzione delle truppe sarà con tutta probabilità effettuata nel corso di tre anni e potrebbe includere Paesi come il Kenya, il Camerun e il Mali. Un funzionario americano alla Difesa, invece, ha informato la CNN che il piano di riduzione taglierà il numero di truppe che svolgono operazioni di antiterrorismo e quanti le sostengono di circa il 25%.

La mossa si pone in linea con l’accresciuta attenzione rivolta dall’amministrazione Trump e dal Pentagono alle minacce provenienti dalla Cina e dalla Russia. Non a caso, il contrasto di queste ultime è stato posto al centro della nuova Strategia di Difesa Nazionale, emessa a gennaio dal Segretario americano alla Difesa, James Mattis. Tale Strategia è innovativa rispetto a quelle degli ultimi anni. Mentre, negli ultimi 17 anni, le amministrazioni statunitensi hanno concentrato la loro attenzione sulla lotta al terrorismo e sul contrasto alle guerre insurrezionali, l’amministrazione Trump attribuisce maggiore importanza ai grandi conflitti tra Stati. Il leader della Casa Bianca si è espresso più volte a favore del disimpegno degli Stati Uniti dalla guerra in Afghanistan, ha mantenuto con fastidio truppe americane in Siria e in Iraq e ha individuato nel confronto con la Cina, la Russia, la Corea del Nord e l’Iran la priorità degli Stati Uniti. Il Pentagono, da parte sua, teme la condotta sempre più muscolare della Russia, come dimostrato dal ruolo che essa ha svolto in Ucraina e in Siria, nonché l’atteggiamento minaccioso della Cina, impegnata ad affermare il proprio ruolo in aree come il Mar Cinese Meridionale.

Tanto Pechino, quanto Mosca, tuttavia, sono attualmente impegnate nel tentativo di accrescere la loro influenza in Africa. Con riferimento alla Russia, il Cremlino sta cercando di dare nuova linfa ai legami diplomatici e militari, stretti con alcuni Paesi africani durante la Guerra Fredda e allentatisi in seguito alla dissoluzione dell’Unione Sovietica. Secondo i ministeri degli Esteri e della Difesa russi e secondo i media di Stato, da quando diversi Paesi occidentali hanno sanzionato la Russia per l’annessione della Crimea, nel 2014, Mosca ha firmato 19 accordi di cooperazione militare con Paesi dell’Africa sub-sahariana, tra cui Etiopia, Nigeria e Zimbabwe.

Con riferimento alla Cina, invece, il Paese asiatico ha da diverso tempo nel continente africano una presenza economica che ha tradizionalmente preferito ad una presenza militare. Tuttavia, lo scorso anno, Pechino ha aperto la sua prima base militare al di fuori del territorio cinese a Gibuti.

Il Pentagono ha confermato il piano di riduzione in un comunicato, rilasciato nella stessa giornata del 15 novembre, che, tuttavia, specifica che il riallineamento farà salva la logica dell’ottimizzazione. “L’ottimizzazione preserverà la maggior parte delle partnership degli Stati Uniti per la cooperazione in materia di sicurezza e i programmi attivi in Africa per rafforzare la rete di partnership, migliorare le capacità dei partner e supportare i programmi attualmente in corso”, recita l’annuncio, che conclude affermando che “nel complesso, gli sforzi di ottimizzazione conserveranno la flessibilità di adattamento, come richiesto, e di mantenimento di un atteggiamento competitivo in un ambiente dinamico e globale”.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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