L’ISIS cerca di espandere la propria influenza nella Rep. Dem. del Congo

Pubblicato il 16 novembre 2018 alle 7:25 in Africa Rep. Dem. del Congo

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Secondo un report della New York University’s Conco Research e della Bridgeway Foundation, un gruppo di ribelli islamisti della Repubblica Democratica del Congo ha ricevuto soldi da un ex finanziatore dello Stato Islamico. Il gruppo in questione è Allied Democratic Forces (ADF), mentre il finanziatore dell’ISIS è conosciuto con il nome di Waleed Ahmed Zein. Il report suggerisce che tale fatto potrebbe indicare un tentativo da parte dello Stato Islamico di instaurare un legame con i ribelli islamisti del Paese africano, per espandere la propria presenza.

Zein, arrestato lo scorso luglio in Kenya, si trova nella lista degli individui sanzionati dagli Stati Uniti. Nonostante le sue attività degli ultimi anni siano state tracciate, non è ancora chiaro come siano stati usati i soldi. L’ADF, fondata nel corso degli anni Novanta da combattenti musulmani dell’Uganda, si è sempre battuta in nome dei diritti della setta Tablighi Jamaat, il cui obiettivo principale è la riforma spirituale islamica. Nel tempo, tuttavia, i membri dell’ADF si sono dati al banditismo.

I governi della repubblica Democratica del Congo e dell’Uganda accusano tale gruppo di avere legami con al-Qaeda e altre organizzazioni jihadiste, anche se sono sempre state scarse le prove che attestassero tali dubbi. “Sembra che l’ADF sia interessata a diffondere il proprio messaggio maggiormente che in passato e, quindi, viole presentarsi come un’organizzazione jihadista legata alle altre già note”, spiega il report, secondo cui i rapporti, al momento, non sono ancora così stretti. Per adesso, l’ADF ha diffuso video di propaganda in cui viene mostrata una bandiera simile a quella dell’ISIS, in lingua luganda, araba, francese, kinyarwanda e swahili. Principalmente, i militanti esortano al martirio e alla violenza nei confronti degli infedeli.

Dopo aver guadagnato l’indipendenza dal Belgio, nel 1960, la Repubblica Democratica del Congo, Stato africano ricco di risorse, non è mai riuscito ad effettuare una transizione di potere pacifica. La violenza ha raggiunto il culmine e si è estesa in tutta la nazione dopo che l’attuale presidente, Joseph Kabila, nel dicembre 2016, ha deciso di rimanere al potere per il terzo mandato presidenziale. Da allora, il conflitto ha spinto più di 1 milione e mezzo di congolesi ad abbandonare le proprie case, mentre più di 3.000 sono morti, tra l’ottobre 2016 e l’agosto 2017, nella sola regione di Greater Kasai. 

Il 4 agosto 2017, l’UNICEF ha denunciato la situazione, rendendo noto che la Repubblica Democratica del Congo stava affrontando una delle peggiori crisi umanitarie al mondo. Oltre agli scontri continui, nel Paese sono diffuse pratiche come la tortura, i rapimenti, le esecuzioni e il reclutamento di bambini soldato. Tajudeen Oyewale, rappresentante dell’UNICEF per la Repubblica Democratica del Congo, ha riferito che complessivamente 850.000 bambini sono stati dispersi nel corso delle violenze. Il 20 marzo scorso, le Nazioni Unite hanno condannato le forze di sicurezza della Repubblica Democratica del Congo per le uccisioni compiute durante operazioni illegali e ingiustificate per sedare le proteste durante il 2017 e nei primi mesi del 2018. Secondo quanto riferito dall’ufficio per i Diritti Umani dell’Onu, le autorità congolesi hanno fatto ricorso all’uso della forza contro i manifestanti, cercando di insabbiare le violazioni dei diritti umani nascondendo i cadaveri delle vittime. Il presidente Kabila ha sempre smentito le accuse.

Tale situazione di instabilità e di bassa sicurezza potrebbe costituire un ambiente propizio per le organizzazioni criminali e terroristiche, le quali possono sfruttare la mancanza di controlli per portare avanti le loro attività come accade in altri Paesi che versano in situazioni altrettanto gravi. Nel dicembre 2017 era stato diffuso un video in cui alcuni jihadisti, dichiaratisi “lo Stato Islamico dell’Africa Centrale”, esortavano i combattenti della Repubblica Democratica del Congo ad unirsi alle loro fila. Nonostante la presenza dell’organizzazione terroristica sia stata appurata in Nord Africa, nell’area del Sahel e in Somalia, tale video era stato considerato il primo segnale che la sua influenza stesse cercando di espandersi verso i Paesi dell’Africa centrale.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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