Kenya: creata prima linea diretta per segnalare traffici di esseri umani

Pubblicato il 16 novembre 2018 alle 18:17 in Immigrazione Kenya

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La lotta contro il traffico di esseri umani in Kenya sta assumendo una nuova dimensione.

A inizio novembre, è stata annunciata la creazione di una linea telefonica diretta, o meccanismo nazionale di riferimento, che accelererà la risposta da parte delle autorità locali e del Segretariato del Counter Trafficking in Persons (CTiP) alle segnalazioni relative al traffico degli esseri umani, per arrestare i trasgressori. Si tratterà della prima linea diretta di tale genere, e si baserà sulla linea di assistenza per gli abusi sui minori, attualmente gestita dal Dipartimento per la protezione sociale dei minori, che ospita il Segretariato del CTiP.

L’iniziativa è stata ideata dal Dipartimento dei servizi per l’infanzia e dal CTiP, che ha co-organizzato un seminario con il Ministero del Lavoro e della Protezione Sociale e l’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM), durante il quale i piani sono stati resi noti. Le operazioni della linea si concentreranno principalmente sui distretti dove sono presenti hotspot di migranti, come la contea di Kakamega, situata nel Kenya occidentale, al confine con l’Uganda. 

Tale contea costituisce un luogo sia di origine sia di transito per i migranti che finiscono nei traffici di esseri umani, motivo per cui è necessario sensibilizzare la popolazione alla questione, e promuovere la cooperazione per affrontare il fenomeno. Il presidente del Segretariato del CTiP, Carren Ogoti, ha dichiarato che le contee prioritarie sono quelle che hanno segnalato un numero elevato di casi in cui adulti e minori sono stati coinvolti nei traffici illegali. “A Kakamega a volte è difficile dimostrare casi del genere. Nell’ambiente rurale, gli incidenti segnalati sono considerati “furti di bambini” invece di traffico di esseri umani”, ha spiegato Benta Ochieng, un partecipante al progetto. 

Esther Wasige, coordinatore dei bambini della contea di Busia, ha spiegato che i trafficanti hanno trovato nuovi modi di operare per rendersi irrintracciabili. Il seminario si è quindi concentrato sull’attivazione del meccanismo nazionale di riferimento per l’assistenza alle vittime della tratta di esseri umani. L’evento ha fatto parte del programma Better Migration Management (BMM), che mira a migliorare la gestione della migrazione nella regione, in particolare per affrontare il traffico di migranti all’interno e dal Corno d’Africa.  

BMM è un programma regionale finanziato dal Fondo fiduciario dell’UE per l’Africa (EUTF) e dal Ministero federale tedesco per la cooperazione e lo sviluppo economico (BMZ). È coordinato dalla Deutsche Gesellschaft für Internationale Zusammenarbeit (GIZ) e attuato attraverso i suoi partner, tra cui IOM, UNODC, Expertise France, Dipartimento della pubblica sicurezza italiano, CIVIPOL e British Council. Oltre al Kenya, BMM è attiva a Gibuti, Eritrea, Etiopia, Somalia, Sudan, Uganda e Sud Sudan. In Kenya, BMM ha sostenuto attivamente il governo nel rafforzare le sue capacità nell’attuazione sia del Piano d’azione nazionale (NPA) sulla lotta alla tratta degli esseri umani, sia del meccanismo nazionale di riferimento.

Il Kenya è un Paese dell’Africa orientale a maggioranza cristiana, il cui 11,1%, tuttavia, professa la fede musulmana. Nonostante non sia mai stato teatro di conflitti religiosi interni, lo Stato africano è colpito dalla violenza dell’organizzazione terroristica somala al-Shabaab, contro cui combatte dal 2011, nell’ambito della missione in Somalia dell’Unione Africana, AMISOM. La maggior parte degli attacchi dei jihadisti somali in Kenya avviene al confine con la Somalia, nel Nord del Paese. Gli attentati più mortali compiuti da al-Shabaab in Kenya sono avvenuti il 21 settembre 2013, presso il Westgate shopping mall di Nairobi, in cui morirono almeno 67 persone, e il 2 aprile 2015 nel nord-est del Paese, dove militanti armati fecero irruzione nel Garissa University College, uccidendo 148 individui.

L’ISIS, fino ad oggi, ha rivendicato un solo attacco in Kenya, avvenuto nell’ottobre 2016 a Nairobi, dove un militante armato di coltello ha aggredito un poliziotto all’entrata dell’ambasciata americana. Le autorità keniote collaborano a stretto contatto con gli Stati Uniti per effettuare operazioni antiterrorismo e fanno parte del President’s Security Governance Initiative (SGI), un organo composto da 6 Stati africani che si occupa di controllare e gestire il settore della sicurezza a livello istituzionale. Le forze di sicurezza keniote sono molto attive nelle missioni di controllo presso i confini con la Somalia, al fine di evitare il passaggio di foreign fighters.

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Sofia Cecinini

di Redazione

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