Golan occupato: USA si opporranno alla risoluzione Onu contro Israele

Pubblicato il 16 novembre 2018 alle 14:29 in Israele USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno reso noto di volersi opporre, per la prima volta, alla risoluzione annuale dell’Onu che chiede a Israele di rescindere la sua autorità sui territori occupati nelle alture del Golan. Tale mossa, riferisce Reuters, compiacerà senza dubbio gli ufficiali israeliani.

Le alture del Golan costituiscono un altopiano roccioso che si estende per circa 1.800 km lungo i confini tra Israele, Siria, Libano e Giordania. Nel 1967, nel corso della Guerra dei sei giorni, Israele conquistò parte di tale territorio a danno di Damasco, dalle pendici sud del monte Hermon fino al lago Tiberiade, in prossimità del confine con la Giordania. Le alture del Golan sarebbero “per legge” appartenenti alla Siria ma, di fatto, sono occupate militarmente ed amministrate da Israele, che le ha annesse unilateralmente al proprio territorio nazionale senza il riconoscimento dell’Onu.

La risoluzione annuale dell’Onu sul “Golan siriano occupato”, non vincolante, dichiara nulla e illegale la giurisdizione imposta da Israele su tale area. Nel 2017, gli USA si erano astenuti, mentre quest’anno, l’ambasciatrice americana all’Onuk, Nikki Haley, ha reso noto di volersi opporre. “Gli Stati Uniti non si asterranno più dal voto annuale contro Israele sulle alture del Golan occupato”, ha affermato Haley giovedì 15 novembre, aggiungendo che la risoluzione è “dolorosamente prevenuta” nei confronti dello Stato israeliano. A suo avviso, inoltre, le continue atrocità compiute dal regime siriano non fanno altro che dimostrare la sua eventuale incapacità ad amministrare tale territorio.

Nel mese di settembre, l’ambasciatore americano in Israele, David Friedman, aveva dichiarato di aspettarsi che Israele avrebbe mantenuto i territori del Golan occupato ad oltranza, ribadendo implicitamente la sovranità dello Stato israeliano. Da quando Donald Trump è salito al potere, insediandosi alla casa Bianca il 20 gennaio 2017, Israele ha effettuato una massiccia attività di lobbying affinché gli USA riconoscessero il suo controllo sul Golan. Nel corso del proprio mandato, Trump si è dimostrato incline a compiacere il Paese mediorientale, riconoscendo ufficialmente Gerusalemme come capitale di Israele il 6 dicembre 2017, addossandosi le critiche dell’intera comunità internazionale. Ciò è accaduto in quanto lo status di Gerusalemme costituisce uno degli aspetti più complicati del processo di pace israeliano-palestinese, perché la città rappresenta un sito religioso fondamentale sia per i musulmani, sia per gli ebrei, che ambiscono entrambi a proclamarla capitale del proprio Stato. La comunità internazionale ritiene che lo status di Gerusalemme possa essere definito soltanto nei colloqui di pace diretti tra Israele e la Palestina.

In seguito all’annuncio di Haley, l’ambasciatore israeliano all’Onu, Danny Danon, ha accolto positivamente la decisione americana, riferendo che “il cambio di approccio al voto da parte degli USA costituisce un’altra dimostrazione della forte cooperazione che c’è tra i due Paesi”. “È tempo che il mondo inizi a distinguere coloro che stabilizzano la regione in questione da coloro che sporgono terrore”, ha affermato Danon.

A causa delle continue battaglie nelle zone occupate del Golan, l’esercito israeliano ha più volte effettuato incursioni sulle posizioni dell’esercito siriano in tale territori. Israele teme che i movimenti delle forze siriane ed i suoi alleati, soprattutto l’Iran, nell’area, che è sotto il suo controllo dal 1967, possano sottrarre parte del territorio. Nel mese di maggio le forze di difesa israeliane hanno intensificato i pattugliamenti militari sulle alture del Golan occupato, dopo che, il 14 aprile, le autorità di Israele avevano chiuso, per due settimane, il proprio spazio aereo in reazione al lancio di oltre 100 missili da parte di Stati Uniti, insieme a Francia e Gran Bretagna contro tre importanti centri di fabbricazione di armi chimiche in Siria.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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