Csm e Consiglio d’Europa bocciano il decreto Sicurezza

Pubblicato il 16 novembre 2018 alle 12:28 in Europa Italia

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Il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatović, e il Consiglio Superiore della Magistratura (Csm) si sono espressi negativamente sul decreto Sicurezza, da poco approvato in Senato con 163 voti favorevoli, 59 contrari e 19 astenuti.

La sesta commissione del Csm ha approvato all’unanimità un parere in base al quale il decreto Sicurezza, da poco varato dal governo, sarebbe incostituzionale nella parte che si occupa di migranti e richiedenti asilo. Il testo mostrerebbe diverse “criticità”, in particolare poiché il legislatore “non individua i parametri in base ai quali il questore può decidere di trattenere o meno lo straniero, in tal modo accordandogli una discrezionalità svincolata da qualsiasi tipizzazione dei presupposti di esercizio”. Per questo motivo, secondo il Csm, il decreto non è conforme al grado di garanzie richieste dall’articolo 13 della Costituzione, relativo alla libertà personale e alle sue restrizioni.

Nel parere si osserva inoltre che “l’ampliamento della categoria dei reati-presupposto del diniego o revoca della protezione internazionale appare per talune fattispecie non pienamente rispettoso degli obblighi costituzionali derivanti dagli articoli 10 e 117 della Costituzione”. Questi articoli riguardano la conformità dell’ordinamento giuridico italiano alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute, nonché l’esercizio dell’attività legislativa dello Stato e delle regioni. Tale parere, inviato al Ministero della Giustizia, sarà discusso e votato mercoledì 21 novembre nel corso della riunione plenaria.

Anche secondo il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatović, il decreto sicurezza solleva diverse preoccupazioni in tema di diritti umani, in quanto “rappresenta un passo indietro in termini di accesso alla protezione per le persone su cui incombono gravi minacce, o che le hanno già subite”. Consapevole delle sfide che l’Italia deve affrontare in quanto Paese di primo arrivo dei migranti, Mijatović si è detta “preoccupata per una possibile regressione che andrebbe contro la tradizionale accoglienza italiana delle persone che hanno bisogno di protezione”. In particolare, “non consentendo ai richiedenti asilo di accedere al sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati” (Sprar), servizio del Ministero dell’Interno, il Commissario ritiene che il sistema di ricezione e integrazione italiano sarà messo ancor più in difficoltà.

Dunja Mijatović è stata eletta Commissario per i diritti umani dall’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa nel gennaio 2018, ed ha assunto il suo ruolo il primo aprile dello stesso anno. È la quarta commissaria, dopo il lettone Nils Muižnieks (2012-2018), lo svedese Thomas Hammarberg (2006-2012) e lo spagnolo Alvaro Gil-Robles (1999-2006).

Il Commissario per i Diritti Umani è un’istituzione non giudiziaria, indipendente e imparziale, istituita nel 1999 dal Consiglio d’Europa con il fine di promuovere la consapevolezza e il rispetto dei diritti umani nei 47 Stati membri. Il Commissario si propone di favorire l’effettivo rispetto dei diritti umani e assistere gli Stati membri nell’attuazione delle norme in tale ambito, promuovendo l’educazione, identificando possibili carenze nella legge e facilitando le attività delle istituzioni nazionali tramite consulenza. Essendo un’istituzione non giudiziaria, l’ufficio del commissario non può agire su singole denunce, ma può intraprendere iniziative più ampie sulla base di informazioni affidabili in merito alle violazioni dei diritti umani subite da singoli individui.

Il decreto Sicurezza e Immigrazione, presentato dal ministro degli Interni, Matteo Salvini, il 24 settembre 2017, è stato poi firmato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in data 4 ottobre ed approvato in Senato il 7 novembre. Il prossimo step sarà quindi il voto alla Camera.

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di Redazione

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