Corea del Nord testa nuova arma ultramoderna

Pubblicato il 16 novembre 2018 alle 13:27 in Corea del Nord USA e Canada

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La Corea del Nord ha testato una nuova arma ultramoderna, nel corso di una dimostrazione a cui era presente il leader Kim Jong-un. Ad annunciarlo è stato un comunicato dell’agenzia di stampa nordcoreana KCNA, emesso venerdì 16 novembre, in cui si legge che il test si è svolto presso l’Accademia Nazionale della Scienza e della Difesa. All’evento, oltre a Kim Jong-un, hanno partecipato anche il presidente del Partito dei Lavoratori della Corea del Nord, il presidente della Commissione Affari di Stato e il comandante supremo dell’esercito.

Il comunicato spiega che, dopo aver assistito alla dimostrazione, il leader di Pyongyang si è congratulato con gli scienziati della difesa e con gli operai dell’industria che ha realizzato la nuova arma, definendola “un lavoro grandioso che innalza le capacità difensive del Paese”. A suo avviso, tale realizzazione costituisce una grande soddisfazione e dimostra la validità della politica adottata dal Partito, la quale dà la priorità allo sviluppo delle scienze e delle tecnologie difensive.

Il comunicato non fornisce ulteriori dettagli riguardo all’arma che, al momento, rimane per lo più sconosciuta. Tuttavia, ad avviso della CNN, il test costituisce l’ultima dimostrazione che la Corea del Nord è pronta a rilanciare una relazione militaristica con gli Stati Uniti, se i colloqui continueranno a non produrre gli effetti desiderati. “Kim Jong-un sta assumendo un atteggiamento più duro nei negoziati con gli USA e vuole far capire che è pronto a tornare alle vecchie maniere se Washington con cambierà approccio”, ha commentato Josh Pollack, ricercatore senior presso il Middlebury Institute of International Studies di Monterrey.

Secondo una fonte militare della Corea del Sud, l’arma potrebbe essere un pezzo di artiglieria a lungo raggio, probabilmente un lanciatore di razzi multiplo. Ad avviso di tale fonte, tuttavia, essendo stato un test tattico, la mossa nordcoreana non dovrebbe essere considerata una provocazione. Ad avviso di Pollack, al contrario, il test costituisce una minaccia velata nei confronti degli USA. “Che tipo di arma sia è perfettamente ambiguo, ma la hanno attribuita all’Accademia Nazionale della Scienza e della Difesa, che è associata al programma missilistico”, ha spiegato il ricercatore.

Si è trattata della prima volta in cui Kim Jong-un ha partecipato pubblicamente ad un evento militare dallo storico summit a Singapore del 12 giugno, in cui ha incontrato il presidente americano, Donald Trump. Nonostante la forte speranza in un miglioramento delle relazioni, soprattutto alla luce dei numerosi incontri con Seoul e Washington, finora sono stati effettuati scarsi progressi. Il 15 novembre, il vice presidente americano, Mike Pence, ha reso noto che gli Stati Uniti stanno facendo pressione sulla Corea del Nord, affinché fornisca un elenco completo di siti nucleari e missilistici prima del secondo incontro tra Trump e Kim.

Nel frattempo un funzionario del Ministero degli Esteri nordcoreano ha dichiarato, il 5 novembre, che se gli USA non inizieranno a rimuovere le sanzioni contro Pyongyang, il leader nordcoreano potrebbe ricominciare “a costruire forze nucleari”. Il 16 novembre, in un annuncio separato, la Corea del Nord ha riferito che avrebbe deportato un cittadino statunitense che affermava di aver attraversato il confine “illegalmente” dalla Cina. L’uomo, identificato essere Bruce Byron Lowrance, sarebbe entrato in Corea del Nord il 16 ottobre scorso, affermando che l’area in cui era giunto, all’epoca, era “sotto il controllo della CIA. Un portavoce dell’ambasciata americana a Seoul ha riferito di non essere in grado di commentare tali singoli casi “per motivi di privacy”.

In seguito all’incontro tra Trump e Kim, durante il quale i due capi di Stato avevano concordato di effettuare la denuclearizzazione della penisola coreana in cambio della sospensione delle sanzioni, le negoziazioni diplomatiche sono entrate in una fase di stallo per mancanza di accordi sulle modalità con cui procedere all’eliminazione del nucleare dalla Corea del Nord. Il 24 agosto, Trump ha cancellato improvvisamente la visita del segretario di Stato, Mike Pompeo, in Corea del Nord, dichiarando che gli sforzi volti alla denuclearizzazione di Pyongyang si erano arrestati. Da parte loro, i media di Stato nordcoreani avevano reagito accusando gli Stati Uniti di fare “il doppio gioco” e “ordire un complotto criminale” contro Pyongyang.

Successivamente, il 7 ottobre, il segretario di Stato, Mike Pompeo,  ha incontrato Kim Jong-un nella capitale nordcoreana, dove hanno consacrato che gli ispettori internazionali visiteranno una struttura della Corea del Nord deputata al collaudo dei missili, nonché il sito di collaudo nucleare Punggye-ri, una struttura situata all’interno di una montagna, in prossimità con il confine cinese, che Pyongyang sostiene di aver distrutto. In particolare, il Paese asiatico afferma che lo smantellamento di tale struttura sia iniziato a maggio, ma non ha mai consentito agli osservatori internazionali di esaminare il sito per verificare tale operazione. Tuttavia, l’ispezione da parte degli osservatori internazionali, ha spiegato il Segretario di Stato statunitense, potrà essere svolta solo dopo che le due parti raggiungeranno un accordo sulla logistica.

Il 10 novembre, tuttavia, la Corea del Nord ha annullato un altro incontro con Pompeo, a New York, annunciando che la ripresa di alcune esercitazioni militari su piccola scala da parte della Corea del Sud e degli Stati Uniti violavano l’intesa volta a ridurre le tensioni sulla penisola coreana. Il 2 novembre, peraltro, il ministero degli Esteri nordcoreano aveva rilasciato una dichiarazione nella quale informava la comunità internazionale e, principalmente, gli Stati Uniti, che la Corea del Nord avrebbe considereto seriamente di tornare a sviluppare le armi nucleari se Washington non avesse messo fine alle severe sanzioni economiche contro il regime.

Da parte sua, Washington continua a sostenere che manterrà le sanzioni fino a quando non avrà dimostrazione dell’impegno nordcoreano a smantellare i siti missilistici e nucleari e a denuclearizzare l’intera penisola coreana. Nei giorni passati, un report del Center for Strategic and International Studies, un think tank statunitense con sede a Washington, ha riferito di aver identificato almeno 13 basi missilistiche non dichiarate da Pyongyang attualmente operative. Ad avviso degli esperti del centro di ricerca, tuttavia, i siti sarebbero almeno 20 e, secondo quanto riferito dal ricercatore Joseph Bermudez, in alcuni di essi sono stati osservati interventi di manutenzione e altri miglioramenti minori.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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