USA pronti a rimuovere Sudan dalla lista degli Stati sponsor di terrorismo

Pubblicato il 15 novembre 2018 alle 7:36 in Sudan USA e Canada

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Gli Stati Uniti sono pronti ad iniziare il processo per rimuovere il Sudan dalla lista degli Stati sponsor di terrorismo.

E’ quanto ha reso noto il Dipartimento di Stato, sottolineando lo sforzo del Paese africano a conformarsi agli standard internazionali della lotta contro il terrorismo. “Come promesso, gli USA sono pronti a ritirare il Sudan dalla lista degli Stati sponsor di terrorismo”, ha riferito l’ambasciatore Steven Koustis dall’ambasciata americana a Khartoum, aggiungendo che, dal momento che il Paese africano condivide altresì l’approccio statunitense nei confronti della Corea del Nord, si trova in una posizione internazionale molto migliore rispetto al passato. Le autorità di Khartoum hanno accolto lo sviluppo positivamente e, nel breve futuro, ci si aspetta che migliorino la situazione dei diritti umani e risolvano i conflitti interni, oltre che a mantenere costante la lotta contro il terrorismo.

La lista degli Stati sponsor del terrorismo è stata introdotta dagli Stati Uniti nel 1979 per elencare quei Paesi che “avevano ripetutamente supportato atti di terrorismo internazionale”. L’inserimento al suo interno prevede una serie di misure unilaterali, tra cui un embargo sull’esportazione e l’acquisto di armi e altre iniziative punitive. La lista è regolata da tre leggi, quali la Sezione 6 dell’Export Administration Act, la Sezione 40 dell’Export Control Act e la Sezione 620 del Foreign Assistance Act.

La Corea del Nord, ultimo Paese inserito il 20 novembre 2017, si è aggiunto all’Iran, al Sudan e alla Siria, che sono stati nominati sponsor del terrorismo rispettivamente nel gennaio 1984, nell’agosto 1993 e nel dicembre 1979. Pyongyang era stata inserita nella lista una prima volta nel 1988, dopo che, nel 1987, alcuni agenti nordcoreani avevano messo una bomba su un jet sudcoreano, uccidendo 115 persone. Secondo quanto riferito da uno degli ufficiali che venne catturato vivo, l’attacco era stato ordinato da Kim Jong-in, padre di Kim Jong-un. Successivamente, nell’ottobre 2008, la Corea del Nord venne rimossa dalla lista dall’allora presidente George W. Bush, con l’intento di migliorare le relazioni tra i due Paesi e cercare di convincere il regime a sospendere il proprio programma nucleare.

L’amministrazione Trump aveva cominciato a valutare l’opportunità di rimuovere il Sudan dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo già nel novembre 2017. Washington aveva qualificato il Sudan come un Paese che supporta il terrorismo nel 1993, sostenendo che Khartoum appoggiasse il fondatore di al-Qaeda, Osama Bin Laden.

Le relazioni tra i Sudan e Stati Uniti sono migliorate nel corso dell’amministrazione Obama che, nel 2015, dopo una serie di colloqui con gli ufficiali sudanesi, propose una nuova roadmap per la normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi e la sospensione delle sanzioni, imposte nel 1997 dall’allora presidente americano, Bill Clinton, per supporto al terrorismo internazionale. La sospensione delle sanzioni era poi stata rimandata fino a quando l’attuale presidente americano, Donald Trump, ha annunciato, il 6 ottobre 2017, di volerle revocare e ha eliminato il Paese dal bando anti-immigrati, il 24 settembre 2017. Il bando vietava ai sudanesi l’ingresso negli Stati Uniti, in quanto considerati minacciosi per la sicurezza nazionale. Khartoum, in cambio, ha allentato i rapporti diplomatici con la Corea del Nord. 

Il Sudan è presieduto, dal 30 giugno 1989, da Omar Hassan al-Bashir, che porta avanti pratiche brutali contro i propri cittadini. Dopo aver concentrato tutto il potere nella capitale Karthoum, le aree circostanti sono state marginalizzate ed è stata attuata una violenta repressione contro i residenti non musulmani, soprattutto nella regione del Darfur e nel sud del Paese. Il conflitto nel Darfur è scoppiato precisamente il 26 febbraio 2003, quando diversi gruppi di ribelli etnici africani hanno preso le armi contro il governo arabo locale, accusandolo di apartheid. Khartoum insiste sul fatto che il conflitto nel Darfur si sia concluso, ma la missione ibrida delle Nazioni Unite e dell’Unione Africana in Darfur (UNAMID), attivata all’inizio del conflitto, non è ancora stata sospesa. Secondo le stime delle Nazioni Unite, più di 300.000 persone sono morte a causa della guerra e circa 2.5 milioni sono gli sfollati.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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