Trovato accordo su Brexit, ma il governo britannico si sgretola

Pubblicato il 15 novembre 2018 alle 12:11 in Europa UK

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A poche ore dal via libera all’intesa tra Unione Europea e Regno Unito, si sono dimessi il ministro per la Brexit, Dominic Raab, il sottosegretario per l’Irlanda del Nord, Shailesh Vara, e il ministro per il lavoro e le pensioni, Esther McVey.

Nella sua lettera di dimissioni indirizzate al primo ministro inglese, Theresa May, Raab ha affermato di non poter sostenere, “in buona coscienza”, i termini dell’accordo proposto. In particolare, come si legge nella lettera condivisa su Twitter, sarebbero due le ragioni principali che hanno spinto il ministro alla scelta di ritirarsi, entrambe relative alla questione del confine tra la Repubblica d’Irlanda e l’Irlanda del Nord. In primo luogo, la soluzione che è stata proposta e su cui è stato raggiunto l’accordo, rappresenterebbe “una minaccia reale all’integrità del Regno Unito”. In secondo luogo, neanche un meccanismo di “backstop indefinito”, che manterrebbe l’Irlanda del Nord all’interno del mercato comune escludendone il resto del Regno Unito, può essere accettato. Ad avviso di Raab, secondo ministro per la Brexit a rassegnare le dimissioni, grazie a questo sistema l’Europa manterrebbe “un veto” sulla capacità inglese di uscire dall’Unione. Anne-Marie Trevelyan e Suella Braverman, sottosegretarie alla Brexit, hanno ugualmente rassegnato le dimissioni.

Anche il ministro Vara si è dimesso perché contrario all’accordo sulla Brexit. “Con molta tristezza e rammarico ho presentato la mia lettera di dimissioni da ministro dell’Irlanda del Nord al premier”, ha scritto l’esponente dei Tory in un tweet. Nella lettera allegata, si legge nuovamente l’apprensione per la questione irlandese e per il rispetto dell’integrità economica e costituzionale del Paese. “Siamo una nazione orgogliosa e ci siamo ridotti ad obbedire alle regole fatte da altri Paesi che hanno dimostrato di non avere a cuore i nostri migliori interessi”, ha ribadito Vara.

Dopo lui e Raab, ha rassegnato le dimissioni anche Esther McVey, ministro per il lavoro e le pensioni. McVey, accesa sostenitrice della Brexit e tra le più ostili voci alla soluzione della May, ha spiegato che “l’accordo non onora il risultato del referendum”.

Nella serata del 14 novembre, il Consiglio dei ministri del governo britannico, convocato da May per discutere l’intesa con l’UE, aveva approvato l’accordo, considerato dal primo ministro “il meglio che si potesse avere in questo negoziato nell’interesse nazionale”. L’intesa tecnica, che consta di 585 pagine, è accompagnata da una breve dichiarazione politica, non vincolante, che tocca i punti salienti della questione Brexit. Quest’ultima prevede, tra le altre cose, la creazione di una zona di libero commercio, affiancata da una cooperazione a livello di regolamentazione e controlli doganali, l’impegno a preservare la stabilità finanziaria e l’integrità dei mercati, un accordo globale sul trasporto aereo e un accordo di cooperazione nucleare tra Regno Unito e la Comunità europea dell’energia atomica (Euratom). Stretta cooperazione anche nella politica estera, sia bilaterale che internazionale, con la partecipazione del Regno Unito nelle missioni di Sicurezza e Difesa comune decisa caso per caso attraverso un Accordo quadro di partecipazione.

Da diversi mesi, le trattative tra i negoziatori europei e quelli britannici erano entrate in una fase di stallo, tanto che l’ipotesi di un’uscita del Regno Unito senza alcun tipo di accordo era considerata sempre più probabile. L’ostacolo più rilevante riguardava appunto la questione del confine irlandese. Una Brexit “pura” avrebbe comportato un confine rigido tra la Repubblica d’Irlanda, Stato appartenente all’Unione Europea, e l’Irlanda del Nord, che è invece una delle quattro nazioni costitutive del Regno Unito insieme ad Inghilterra, Scozia e Galles. I due territori avevano raggiunto un faticoso accordo su un confine aperto solamente nel 1998, grazie al “Good Friday Agreement”, che ha posto fine ai 30 anni di conflitti noti come “The Troubles” e che ha da poco celebrato il suo ventennale.

L’accordo approvato dal gabinetto britannico impegna il Regno Unito a proteggere “la cooperazione nord-sud e la sua garanzia di evitare un confine rigido, comprese qualsiasi infrastruttura fisica e controlli correlati, e tenendo presente che qualsiasi accordo futuro dovrà essere compatibile con questi requisiti generali”. In particolare, l’Irlanda del Nord manterrà un “pieno allineamento” con le norme del mercato interno europeo e con l’unione doganale, “fino a quando non sarà concordato un accordo alternativo”. Allo stesso tempo, il protocollo afferma che nulla “impedisce al Regno Unito di garantire un accesso al mercato senza restrizioni per le merci che si spostano dall’Irlanda del Nord al resto del mercato interno del Regno Unito”.

L’intesa raggiunta sulla Brexit verrà firmata il prossimo 25 novembre. Lo ha annunciato il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, all’indomani dell’approvazione dell’intesa da parte del governo britannico. “Se tutto andrà bene, terremo un vertice del Consiglio europeo per concludere e formalizzare l’accordo sulla Brexit. Si terrà domenica 25 novembre alle 9:30”, ha detto Tusk, il quale ha poi scritto su Twitter: “Lasciatemi dire ai nostri amici britannici: sebbene io sia triste nel vedervi andare via, farò il possibile per rendere questo addio il meno doloroso possibile, sia per voi che per noi”.

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di Redazione

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