Israele: il ministro della Difesa si dimette per protesta

Pubblicato il 15 novembre 2018 alle 10:33 in Israele Medio Oriente

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Il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman, ha annunciato le sue dimissioni dal governo del primo ministro, Benjamin Netanyahu, mercoledì 14 novembre, in segno di protesta nei confronti della tregua raggiunta con Gaza.

Rivolgendosi ad alcuni giornalisti a Gerusalemme, Lieberman ha altresì dichiarato di ritenere il cessate il fuoco, mediato dall’Egitto, con Hamas “una capitolazione al terrore”. Tuttavia, la tregua non è lunico fattore che ha spinto il ministro a dimettersi. Laltra questione rilevante è la consegna di 15 milioni di dollari di aiuti spediti alla Striscia dal Qatar, il 10 novembre. Secondo Lieberman, è inaccettabile che del denaro venga destinato alle famiglie dei terroristi che hanno combattuto al confine con i soldati israeliani, lanciando granate.

Da parte sua, Hamas ha definito le dimissioni di Lieberman una “vittoria politica per Gaza”. Il portavoce del gruppo islamista, Sami Abu Zuhri, ha dichiarato che il ritiro di Lieberman ha contrassegnato il riconoscimento della sconfitta e l’incapacità di affrontare la resistenza palestinese, aggiungendo infine che la risolutezza di Gaza ha mandato un’onda d’urto politica verso Israele.

Le dimissioni, che entreranno in vigore 48 ore dopo il loro annuncio, indeboliscono significativamente il governo di coalizione guidato da Netanyahu e potrebbero portare a elezioni anticipate. Fino a nuovo ordine, la carica di ministro della Difesa verrà assunta a titolo provvisorio dallo stesso Benjamin Netanyahu.

Il denaro che ha alterato gli equilibri della politica israeliana insieme al cessate il fuoco è parte di un accordo secondo il quale il gruppo terroristico Hamas porrà fine ai mesi di proteste violente, nate nel contesto della Marcia del Ritorno. In cambio, Israele ed Egitto alleggeriranno invece il blocco su Gaza. Sulla Striscia è in vigore da circa 11 anni un embargo che ha portato i 2/3 della popolazione a vivere in base agli aiuti che riescono a entrare nell’area. Le Nazioni Unite hanno avvertito che il blocco israeliano è responsabile per aver provocato una situazione umanitaria “catastrofica”. Israele, da parte sua, giustifica il blocco imposto su Gaza, sostenendo che esso è necessario per isolare Hamas, contro il quale ha combattuto 3 guerre dal 2008.

Il gruppo terroristico aveva preso il controllo di Gaza nel 2007, durante la guerra civile, facendo scoppiare una crisi politica in Palestina. Più di una volta si è tentato di riconciliare le 2 parti, riportando l’Autorità Palestinese nell’area, ma tutti i tentativi sono falliti. Da una parte, il leader della Palestina, Mahmoud Abbas, rifiuta di stipulare accordi con Hamas, in quanto ritiene che qualsiasi collaborazione equivarrebbe a riconoscere il controllo del gruppo su Gaza, sminuendo il ruolo dell’Autorità Palestinese. Dall’altra parte, Hamas ha respinto tutte le richieste di disarmo.

Il Qatar, il quale ha riversato miliardi a Gaza, è anche il Paese originario di alcuni ex membri di spicco di Hamas, incluso l’ex leader, Khaled Meshaal. Tali collegamenti sono stati sottoposti a un attento controllo quando, nel giugno 2017, è scoppiata una crisi diplomatica che ha messo il Qatar contro un blocco di Paesi a guida saudita che accusa l’Emirato di sostenere gli “estremisti” e di essere troppo vicino all’Iran. Il Qatar ha ripetutamente negato tali insinuazioni.

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Alice Bellante

di Redazione

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