Gli USA rimandano il disimpegno dallo Yemen

Pubblicato il 15 novembre 2018 alle 19:16 in USA e Canada Yemen

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I deputati repubblicani statunitensi della Camera hanno respinto, mercoledì 14 novembre, una proposta avanzata dai Democratici e volta a forzare il voto su una risoluzione che richiede all’amministrazione Trump di porre fine al sostegno militare degli Stati Uniti alla coalizione a guida saudita impegnata nella guerra in Yemen contro i ribelli Houthi, sostenuti dall’Iran.

In particolare, i Democratici avevano tentato di ricorrere ad una legge risalente agli anni della guerra del Vietnam per forzare il voto su una risoluzione relativa al coinvolgimento statunitense nel conflitto yemenita, proposta dal deputato democratico Ro Khanna, rappresentante presso la Camera dello Stato della California. La risoluzione aveva trovato il sostegno di altri leader democratici di rilievo, tra cui Nancy Pelosi e Steny Hoyer. Complessivamente, essa vantava 81 sostenitori, di cui solo 4 erano Repubblicani.

I Repubblicani, tuttavia, hanno bloccato lo sforzo dei Democratici, votando contro l’attribuzione della procedura accelerata per tale decisione. Alla fine, la risoluzione non ha avuto seguito, risultando respinta da 201 deputati contro i 187 favorevoli. Se fosse stata approvata, avrebbe comportato il ritiro delle forze statunitensi da tutte le “ostilità” legate agli Houthi in Yemen. Un assistente democratico presso la Camera ha spiegato ad Al Monitor che il termine “ostilità” include l’assistenza mirata, il supporto logistico e lo schieramento di truppe americane al confine saudita-yemenita per combattere gli Houthi.

Quanto verificatosi alla Camera, pertanto, è particolarmente rilevante nella misura in cui protegge il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, dalla supervisione del Congresso sulla sua politica relativa al conflitto in Yemen, iniziato nel 2014 con l’occupazione della capitale, Sanaa, da parte ribelli Houthi, i quali hanno poi rovesciato il governo internazionalmente riconosciuto del presidente Abd-Rabbu Mansour Hadi. Preoccupata per l’ascesa dei ribelli Houthi, che si ritiene godano del sostegno iraniano, una coalizione militare sostenuta dagli Stati Uniti, dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti è intervenuta nel 2015 con una massiccia campagna aerea volta a reinstallare il governo di Hadi.

Il 10 novembre, tuttavia, la coalizione a guida saudita ha dichiarato di aver richiesto la fine dei rifornimenti di carburante in volo da parte degli Stati Uniti. In quell’occasione, Riad aveva spiegato che la decisione era stata presa in accordo con Washington e trovava una spiegazione nelle accresciute capacità della coalizione di rifornire i velivoli in volo in Yemen in modo indipendente. L’amministrazione Trump, pertanto, ha conseguentemente interrotto tale forma di supporto. “Fermare il rifornimento in volo è un buon passo avanti, ma c’è ancora molto che stiamo facendo a sostegno di questa guerra”, ha sottolineato l’assistente democratico ad Al-Monitor.

“La scorsa settimana, il Dipartimento della Difesa ha annunciato che non sosterrà più il rifornimento aereo degli aerei sauditi impiegati per bombardare obiettivi in Yemen”, ha ricordato a sua volta Nancy Pelosi, in una dichiarazione rilasciata martedì 13 novembre. “Questo passo da solo non è sufficiente ad affrontare le nostre preoccupazioni o a fermare la carneficina. Gli Stati Uniti hanno continuato a fornire ulteriore supporto alle forze saudite in Yemen, anche se queste stanno conducendo una guerra di una brutalità e di una devastazione sbalorditive”, ha dichiarato la deputata democratica.

La guerra nello Yemen suscita crescenti preoccupazioni anche presso alcuni Repubblicani. La maggior parte di essi, tuttavia, rimane riluttante all’idea di porre fine al supporto degli Stati Uniti. Il presidente della Commissione Affari Esteri della Camera, Ed Royce, deputato repubblicano della California, si è espresso favorevolmente in merito all’interruzione del rifornimento di carburante in volo da parte di Washington agli aerei della coalizione saudita, ma ha aggiunto che “l’altra assistenza alla coalizione saudita dovrà continuare, data la continua minaccia proveniente da al-Qaeda e dagli Houthi”. La risoluzione proposta da Khanna, tuttavia, sottolinea Al-Monitor, non riguarda le operazioni degli Stati Uniti contro al-Qaeda o contro lo Stato islamico.

I Democratici avranno l’opportunità di approvare la risoluzione quando assumeranno il controllo della Camera a gennaio. Ma, poiché contestualmente i Repubblicani rafforzeranno la loro presenza al Senato, potrebbe risultare più difficile far passare la risoluzione in questo secondo ramo del Congresso.

Intanto, in Yemen, il bilancio di oltre 4 anni di guerra è disastroso. Secondo le stime delle Nazioni Unite, il conflitto ha lasciato 22 milioni di persone, circa il 75% della popolazione, bisognose di assistenza e, da quando la coalizione a guida saudita è intervenuta in Yemen, nel 2015, sono morte almeno 10.000 persone. Il bilancio delle vittime, tuttavia, non è aggiornato da anni ed è certo che sia molto più alto. A ciò si aggiungono le gravi difficoltà alimentari in cui versa il Paese mediorientale. Il 19 ottobre, le Nazioni Unite avevano allertato la comunità internazionale, riferendo che lo Yemen sta affrontando “la peggiore carestia a livello mondiale, con quasi 18 milioni di persone in tutto il Paese che non sanno se e da dove verrà il loro prossimo pasto”. Secondo il Wolrd Food Programme, 8 milioni di persone nel Paese del Golfo sono già sull’orlo della carestia.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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