Tunisia: Parlamento approva rimpasto del governo

Pubblicato il 14 novembre 2018 alle 6:01 in Africa Tunisia

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Il Parlamento tunisino ha approvato i cambiamenti in seno al governo proposti dal premier Youssef Cahed, accettando anche di nominare Rede Trablesi, un uomo d’affari di religione ebraica, come ministro del Turismo.

Il voto è stato espresso in seguito a 12 ore di sessione, durante la quale Chahed ha esortato alla continuità politica per cercare di risolvere la crisi tunisina. Mentre il partito di governo Nidaa Tounes ha boicottato le votazioni, i presenti hanno mostrato il loro supporto alla mossa del premier. La decisione di rimpastare il governo, all’interno del quale sono stati rinominati 13 ministri, esclusi quelli di Finanze, Interno ed Affari Esteri, è stata presa la scorsa settimana ed ha portato ad un contrasto con il presidente Beji Caid Essebsi, il quale si è lamentato di non aver avuto tempo di considerare i cambiamenti. Allo stesso modo, il figlio del presidente e leader di Nidaa Tounes, ha apertamente dichiarato di essere in disaccordo con il premier, a sua volta membro di tale partito.

“Sono due anni che lavoriamo senza trovare supporto politico per le riforme e nella lotta alla corruzione, adesso tutto ciò non è più possibile”, ha spiegato Essebsi, aggiungendo che, a suo avviso, è necessario rilanciare l’economia e porre fine alla crisi politica.

Alla fine di settembre, Essebsi ha annunciato la fine dell’alleanza tra Nidaa Tounes e gli islamisti moderati di Ennahda, approfondendo le divisioni all’interno della fragile coalizione di governo. Secondo alcuni analisti, la decisione del presidente potrebbe ostacolare l’attuazione delle riforme economiche volute dai partner internazionali che hanno fornito soldi a Tunisi, per rimettere in piedi l’economia tunisina. “Il governo non rischierà di essere rovesciato in Parlamento, ma la divisione aumenterà, le tensioni sociali emergeranno e ci saranno conseguenze negative per le riforme economiche”, ha spiegato Nizar Makni, analista e giornalista, il quale ha aggiunto che i cambiamenti economici richiedono consenso per evitare nuove proteste di massa.

Nonostante la coalizione governativa stesse facendo i conti con l’inflazione e la disoccupazione, era riuscita a far compiere alla Tunisia quella che è riconosciuta come l’unico successo democratico della Primavera Araba, evitando che il Paese nordafricano andasse incontro alle stesse sorti di Egitto, Libia e Siria. Nel 2014, Ennahda e Nidaa Tounes concordarono una Costituzione che conferisse ampi diritti politici e limitasse il ruolo della religione, permettendo l’organizzazione di elezioni libere. Tuttavia la Tunisia è andata incontro ad una nuova crisi politica nel corso dell’anno passato, da quando il figlio di Essebsi, leader di Nidaa Tounes, a luglio, ha chiesto le dimissioni del premier Youssef Chahed, accusato di non essere riuscito a rialzare l’economia della Tunisia. Tuttavia, il partito Ennahda si è schierato in supporto al premier tunisino, sostenendo che la sua dimissione avrebbe avuto effetti negativi sulla stabilità del Paese.

Dal rovesciamento di Zine al-Abidine Ben Ali, nel 2011, 9 diversi gabinetti non sono riusciti a diminuire l’inflazione e la disoccupazione in Tunisia. La prima ha toccato il livello record del 7.7% ad aprile 2018, con la moneta tunisina caduta a picco e le importazioni alimentari sempre più costose. Chahed spinge per rinnovare le imprese statali in perdita, ma è ostacolato dal potente sindacato UGTT, che non condivide la sua politica. 

La situazione del Paese nordafricano è stata peggiorata dai numerosi attacchi terroristici che hanno ridotto il turismo e gli investimenti esteri, peggiorando così gli standard di vita dei cittadini. I finanziatori internazionali come il Fondo Monetario Internazionale, che ha tenuto a galla il Paese, stanno diventando sempre più impazienti. Si prevede che nuove elezioni legislative e presidenziali si terranno nel 2019. 

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Sofia Cecinini

di Redazione

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