Trump nomina nuovo ambasciatore saudita

Pubblicato il 14 novembre 2018 alle 11:31 in Arabia Saudita USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha nominato John Abizaid, un ex generale dell’esercito a quattro stelle, di origine cristiana libanese, come ambasciatore in Arabia Saudita, riempendo il posto rimasto vacante dall’uscita di Joseph Westphal nel gennaio 2017.

John Abizaid è noto per essere stato il capo del Comando Centrale degli Stati Uniti più a lungo di chiunque altro, mantenendo l’incarico da poco dopo l’inizio della guerra in Iraq nel 2003 fino alla fine del 2007. Laureato presso l’Accademia Militare degli Stati Uniti a West Point, ha poi ottenuto una borsa di studio per studiare l’arabo in Giordania. Abizaid ha anche frequentato l’Università di Harvard dove ha conseguito un Master of Arts in Studi Mediorientali. La sua tesi si è concentrata sulla politica di armamento dell’Arabia Saudita.

La nomina del 67enne, la quale dovrà essere approvata dal Senato, arriva in un momento in cui i rapporti tra gli alleati di vecchia data vengono messi alla prova in seguito all’omicidio del giornalista saudita Jamal Khashoggi. Khashoggi è stato ucciso poco dopo essere entrato nel consolato saudita a Istanbul, il 2 ottobre.

In un primo momento, Riad ha negato ogni responsabilità per la scomparsa del famoso critico, sostenendo che l’editorialista del Washington Post aveva lasciato l’edificio indenne. In seguito, l’Arabia Saudita ha poi ammesso che il giornalista Jamal Khashoggi era effettivamente stato ucciso all’interno del suo consolato, precisando che l’uomo era morto in seguito a una rissa. Infine, Riad ha nuovamente cambiato versione, affermando che il governo saudita voleva convincere Khashoggi a tornare in patria, come parte di una campagna volta a prevenire che gli oppositori del Paese venissero ingaggiati dai nemici. Per questo motivo, il vice presidente dell’Intelligence saudita, Ahmed al-Asiri, aveva assemblato un gruppo di 15 persone, inviandolo a Istanbul per incontrare il giornalista e convincerlo a tornare in Arabia Saudita.

Secondo il piano, il team avrebbe dovuto trattenere Khashoggi in una casa sicura, fuori Istanbul, per un certo periodo di tempo, ma l’accordo era di rilasciarlo se, alla fine, l’uomo si fosse opposto a tornare in patria. Nonostante ciò, un funzionario saudita ha dichiarato che la situazione è degenerata sin dall’inizio, in quanto il gruppo ha ignorato gli ordini e ha utilizzato la violenza, trattenendo Khashoggi per il collo, coprendogli la bocca per evitare che urlasse e provocando così la sua morte.

Il presidente statunitense, Donald Trump, si è dimostrato “lento” a reagire alle prove che puntavano chiaramente al coinvolgimento del principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, nell’uccisione, in gran parte a causa degli stretti legami con l’erede 33enne, noto anche come MBS. Il leader della Casa Bianca non si è dimostrato deciso nella richiesta di assunzione di piena responsabilità per l’omicidio del giornalista, sottolineando invece l’importanza strategica dell’alleanza USA-Arabia Saudita e arrivando a dire che qualsiasi punizione inflitta a Riad non includerà un arresto delle vendite di armi negli Stati Uniti.

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Alice Bellante

di Redazione

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