Rinnovato il cessate il fuoco tra Gaza e Israele

Pubblicato il 14 novembre 2018 alle 9:33 in Israele Palestina

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Israele e le principali fazioni palestinesi presenti a Gaza, martedì 13 novembre, hanno raggiunto un accordo di cessate il fuoco, grazie alla mediazione dell’Egitto.

Harry Fawcett, inviato di al Jazeera nella Striscia, ha dichiarato che le fazioni guidate da Hamas hanno accettato la cessazione delle ostilità per ripristinare la situazione a come era prima dell’ultima escalation militare. I leader delle proteste di Gaza, membri di Hamas, il 2 novembre, avevano altresì accettato di sospendere le manifestazioni al confine con Israele per raggiungere una tregua a lungo termine, dopo mesi di violenti disordini.

Un ufficiale israeliano ha commentato l’accaduto, confermando la concretizzazione di una tregua e aggiungendo che Israele “si riserva la libertà di operare”. Il funzionario ha inoltre aggiunto che le richieste di Hamas per un cessate il fuoco provenivano da 4 diversi mediatori: Egitto, Nazioni Unite, Norvegia e Svizzera.

Secondo una dichiarazione rilasciata da alcuni gruppi palestinesi, gli sforzi dell’Egitto sono stati fondamentali per il raggiungimento di un cessate il fuoco tra la resistenza palestinese e il “nemico sionista” e il rispetto dell’intesa sarà condizionale all’adempienza da entrambe le parti. Tale annuncio ha dato il via alle celebrazioni a Gaza City, dove centinaia di palestinesi sono scesi in piazza per festeggiare.

Come anticipato, l’intesa raggiunta ha seguito l’escalation di violenza che ha caratterizzato l’11 e il 12 novembre. Le forze armate israeliane hanno lanciato diversi attacchi aerei sulla Striscia di Gaza, colpendo più di 20 siti e uccidendo 3 palestinesi, lunedì 12 novembre. Tali offensive sono state avviate in risposta a circa 80 missili lanciati dall’enclave palestinese. Hamas ha rivendicato la responsabilità dell’attacco a nome di tutti i gruppi militanti palestinesi presenti a Gaza, sostenendo che le azioni portate avanti rappresentano la vendetta per la mortale operazione israeliana di domenica 11 novembre.

Le tensioni lungo il confine tra Israele e Gaza non hanno fatto altro che aumentare dal 30 marzo 2018, data in cui è iniziata la cosiddetta di Marcia del Ritorno, il cui scopo è invocare il diritto dei palestinesi al ritorno in patria e la fine del blocco israeliano, in vigore da 11 anni. Da allora, la popolazione palestinese protesta settimanalmente lungo la recinzione ad est della Striscia di Gaza. Le manifestazioni in questione si sarebbero teoricamente dovute concludere il 15 maggio, data in cui palestinesi ricordano la Nakba, o Catastrofe, un riferimento alla rimozione forzata di 750.000 palestinesi dalle loro case e villaggi per aprire la strada alla creazione di Israele nel 1948. I palestinesi sostengono che le loro proteste rappresentino un’ondata di rabbia popolare contro Israele. Essi invocano il diritto di ritornare nelle proprie case, dalle famiglie da cui sono stati allontanati o separati 70 anni prima, a causa della fondazione dello Stato di Israele, avvenuta il 14 maggio 1948. Lo Stato Ebraico, dal canto suo, sostiene che le proteste e le manifestazioni siano organizzate dal gruppo islamista Hamas, il quale controlla la Striscia di Gaza, e nega al Paese il diritto di esistere.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Alice Bellante

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.