Commissione USA su Strategia di Difesa Nazionale: “È in corso una crisi”

Pubblicato il 14 novembre 2018 alle 13:36 in USA e Canada

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La superiorità militare degli Stati Uniti a livello globale si sta riducendo e la capacità del Paese di contrastare le minacce provenienti da attori statali e non statali, che stanno investendo per neutralizzare le forze americane, è messa a rischio da “disfunzioni politiche” nonché da previsioni di bilancio insufficienti che rischiano di innescare una “crisi di sicurezza nazionale”. È quanto affermato dalla Commissione sulla Strategia di Difesa Nazionale degli Stati Uniti, in un rapporto particolarmente critico, emesso il 14 novembre, che mette in discussione l’indirizzo militare impresso dall’amministrazione Trump.

La Commissione sulla Strategia di Difesa Nazionale degli Stati Uniti è una commissione bipartisan indipendente, formata da 12 membri e costituita lo scorso anno dal Congresso, come parte del budget per la difesa relativo all’anno fiscale 2017. A tale commissione era stata attribuita la funzione di esprimersi sulla nuova strategia del Pentagono ancor prima che il Segretario americano alla Difesa, James Mattis, la rilasciasse. Il gruppo è guidato da Eric S. Edelman, alto funzionario del Pentagono sotto l’amministrazione Bush, e dall’ammiraglio Gary Roughead, ex capo delle operazioni navali. Il rapporto conclusivo dell’analisi svolta dalla commissione, che si compone di 90 pagine, non è stato ancora diffuso ma una copia è stata anticipatamente resa disponibile al New York Times.

Il rapporto afferma innanzitutto che la superiorità militare degli Stati Uniti a livello globale si sta riducendo. “I vantaggi militari di lunga data dell’America sono diminuiti. Il margine strategico di errore per il Paese è diventato angosciosamente piccolo. Dubbi sulla capacità dell’America di scoraggiare e, se necessario, contrastare gli avversari e onorare i suoi impegni globali sono proliferati”, mette in guardia la relazione, prima di indicare nella Strategia di Difesa Nazionale, emessa a gennaio da Mattis, “un primo passo costruttivo per rispondere a questa crisi”. La commissione ha elogiato la direzione generale di Mattis, ma ha rilevato che il piano “non spiega adeguatamente” come gli Stati Uniti dovrebbero rispondere alla crisi attualmente in corso. In particolare, il budget destinato alla difesa, il sovraccarico delle forze militari statunitensi in tutto il mondo e altri rischi stanno mettendo a repentaglio il piano.

L’attuale Strategia di Difesa Nazionale è innovativa rispetto a quelle degli ultimi anni. Mentre, negli ultimi 17 anni, le amministrazioni statunitensi hanno concentrato la loro attenzione sulla lotta al terrorismo e sul contrasto alle guerre insurrezionali, l’amministrazione Trump attribuisce maggiore importanza ai grandi conflitti tra Stati. Il leader della Casa Bianca si è espresso più volte a favore del disimpegno degli Stati Uniti dalla guerra in Afghanistan, ha mantenuto con fastidio truppe americane in Siria e in Iraq e ha individuato nel confronto con la Cina, la Russia, la Corea del Nord e l’Iran la priorità degli Stati Uniti.

Secondo il rapporto, l’attenzione del Pentagono alle minacce provenienti dalla Cina e dalla Russia “si basa troppo spesso su ipotesi discutibili e analisi deboli”. La relazione ha rilevato che Pechino e Mosca sono interessate a conquistare l’egemonia regionale e a sviluppare armamenti aggressivi volti a neutralizzare le forze americane. Teheran e Pyongyang, da parte loro, stanno a loro volta sviluppando armamenti più avanzati. Secondo il rapporto, questi e altri attori a livello internazionale sono coinvolti nei cosiddetti “conflitti in zona grigia” che non si caratterizzano per aperti scontri militari ma per il ricorso a forme di coercizione economica e diplomatica, di manipolazione mediatica, di attacchi informatici e di impiego di forze paramilitari.

Il rapporto ha indicato altresì l’esistenza di “disfunzioni politiche” negli Stati Uniti, nonché riduzioni delle spese militari imposte dai limiti di bilancio. Tali circostanze, secondo la relazione, impediscono una risposta adeguata da parte di Washington a quella che viene definita “una crisi di sicurezza nazionale”.

In particolare, il rapporto rileva che gli Stati Uniti hanno un ritardo nello sviluppo di tecnologie critiche, mentre i competitors stanno facendo significativi investimenti volti a contrastare i punti di forza degli Stati Uniti. Ne consegue che, secondo il rapporto, nel caso di un conflitto su vasta scala con la Russia o con la Cina, gli Stati Uniti potrebbero non disporre delle forze necessarie per scoraggiare gli avversari. Per contrastare la Cina nel Pacifico occidentale, suggerisce la commissione, è necessario investire in aerei da trasporto militare a lungo raggio e attrezzature sottomarine. Per contrastare la Russia, invece, il rapporto propone il rafforzamento della NATO sul suo fianco orientale. La relazione mette in guardia anche contro il disimpegno americano in Medio Oriente, dove, secondo il rapporto, gli interessi economici e sicuritari statunitensi continuano a essere rilevanti.

Per fronteggiare tali sfide, la commissione suggerisce un aumento del budget destinato alla difesa che tenga conto dell’inflazione, mentre Trump ha ordinato al Pentagono di tagliare il 5% del budget previsto per l’anno fiscale 2020, riducendo gli originari 733 miliardi di dollari a circa 700 miliardi di dollari.

Il Dipartimento della Difesa ha accolto con favore la relazione della commissione. Un portavoce del Pentagono, Johnny Michael, ha dichiarato che il Dipartimento della Difesa sta valutando attentamente le raccomandazioni contenute nel rapporto che conclude mettendo in guardia Washington sul fatto che “e non ci adeguiamo alla sfida ora, ce ne pentiremo sicuramente in futuro”.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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