Brexit: c’è una bozza di accordo

Pubblicato il 14 novembre 2018 alle 15:15 in Europa UK

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Il primo ministro del Regno Unito, Theresa May, ha annunciato di avere una bozza dell’accordo che disciplina l’uscita del Paese dall’Unione Europea. Il testo, che consterebbe di 500 pagine, è oggetto dell’incontro previsto per mercoledì 14 novembre alle 14, ora locale, per un’eventuale firma.

In mattinata i ministri sono stati convocati a Downing Street, presso la sede del Governo. In questa occasione hanno potuto leggere i documenti chiave della trattativa, senza però poter portare alcunché fuori dall’edificio. Alcuni di loro hanno incontrato personalmente il Primo ministro ed il suo capo di gabinetto, Gavin Barwell.

“Il Gabinetto si incontrerà domani alle 14 per prendere in considerazione il progetto di accordo raggiunto dai team di negoziatori a Bruxelles, e per decidere i prossimi passi”, ha confermato il 13 novembre un portavoce di Downing Street, aggiungendo che i ministri del Gabinetto sono stati invitati a leggere la documentazione prima di quella riunione. Alla stessa ora si riunirà inoltre il Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper), composto dagli esponenti dei paesi UE aventi il rango di ambasciatori degli Stati membri presso l’Unione Europea. Anche in questa occasione verrà analizzata la bozza di accordo tecnico.

Per quanto riguarda l’aspetto contenutistico dell’intesa, sul punto chiave del confine tra Irlanda ed Irlanda del Nord, e del cosiddetto “backstop”, sarebbe stato definito lo scenario di una permanenza temporanea dell’intero Regno Unito nell’unione doganale europea. L’accordo include anche impegni sui diritti dei cittadini post Brexit, ed in particolare la proposta di un periodo di transizione di 21 mesi dopo la l’uscita, il 29 marzo 2019, nonché informazioni più dettagliate sulla cosiddetta “divorce bill” da 39 miliardi di sterline, ovvero l’importo che il Regno Unito deve pagare all’UE in virtù della Brexit.

Da diversi mesi, le trattative tra i negoziatori europei e quelli britannici erano entrate in una fase di stallo, tanto che l’ipotesi di un’uscita del Regno Unito senza alcun tipo di accordo, una Brexit no-deal, era considerata sempre più probabile. L’ostacolo più rilevante, in particolare, riguardava la questione del confine irlandese. Una Brexit “pura” avrebbe comportato un confine rigido tra la Repubblica d’Irlanda, Stato appartenente all’Unione Europea, e l’Irlanda del Nord, che è invece una delle quattro nazioni costitutive del Regno Unito insieme ad Inghilterra, Scozia e Galles. I due territori avevano raggiunto un faticoso accordo su un confine aperto solamente nel 1998, grazie al “Good Friday Agreement”, che ha posto fine ai 30 anni di conflitti noti come “The Troubles” e che ha da poco celebrato il suo ventennale.

Per risolvere la questione del confine, l’Unione Europea aveva inizialmente proposto di far rimanere l’Irlanda del Nord nell’unione doganale e nel mercato comune europeo. Questa soluzione avrebbe però minacciato l’integrità territoriale del Paese, secondo il Regno Unito. La firma di un accordo porrebbe fine alle proteste che da mesi infiammano il dibattito politico europeo e non solo. Lo scorso 20 ottobre, centinaia di migliaia di cittadini britannici pro-UE avevano protestato a Londra, ed altri 2 mila cittadini si erano riuniti a Belfast, per chiedere al Governo un nuovo voto sulla Brexit.

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di Redazione

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