Scambio di missili e attacchi aerei tra Gaza e Israele

Pubblicato il 13 novembre 2018 alle 9:47 in Israele Palestina

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Le forze armate israeliane hanno lanciato diversi attacchi aerei sulla Striscia di Gaza, colpendo più di 20 siti e uccidendo 3 palestinesi, lunedì 12 novembre. Tali offensive sono state avviate in risposta a circa 80 missili lanciati dall’enclave palestinese. Hamas ha rivendicato la responsabilità dell’attacco a nome di tutti i gruppi militanti palestinesi presenti a Gaza, sostenendo che le azioni portate avanti rappresentano la vendetta per la mortale operazione israeliana di domenica 11 novembre.

Nonostante le difese aeree israeliane abbiano intercettato molti dei missili, il rinnovato uso della violenza minaccia di annullare gli sforzi portati avanti per riportare calma e stabilità nell’area, dove, in teoria, sarebbe in atto un tentativo di cessate il fuoco. Secondo alcune dichiarazioni dell’esercito dello Stato Ebraico, un autobus israeliano è stato colpito dal fuoco palestinese e una persona risulta gravemente ferita da alcuni colpi di mortaio. Oltre a ciò, il personale medico dello Stato Ebraico ha aggiunto che altre 6 persone sono state ferite nella città mediorientale di Sderot e che è stata colpita anche una casa in un’altra città del sud, Netivot. Per quanto riguarda le 3 vittime segnalate a Gaza dal Ministero della Salute, invece, 2 di esse sono state identificate come appartenenti al gruppo militante del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (PFLP).

Il gruppo delle Brigate Ezzedine al Qassam ha dichiarato che: “”Il comando congiunto delle fazioni palestinesi annuncia l’inizio dei bombardamenti degli insediamenti nemici con decine di missili”. Come anticipato, tale decisione sarebbe la conseguenza diretta degli eventi di domenica 11 novembre, quando le forze armate israeliane hanno aperto il fuoco nella Striscia di Gaza uccidendo 6 palestinesi, tra cui due comandanti del gruppo islamista palestinese Hamas.

Le Brigate Ezzedine al-Qassam, cioè l’ala armata di Hamas, hanno dichiarato che una squadra delle forze speciali israeliane si è infiltrata in una macchina civile nei pressi di Khan Younis, una città nella parte meridionale della Striscia di Gaza, l’11 novembre. Gli agenti di Al-Qassam hanno poi fermato il veicolo e, realizzando che si trattava di un’operazione israeliana, hanno aperto il fuoco, iniziando uno scambio in cui il comandante militare locale di al-Qassam, Nour Baraka, e un altro militante palestinese sono stati uccisi. L’auto israeliana si è poi data alla fuga, grazie alla copertura aerea dello Stato Ebraico. La squadra speciale è poi stata prelevata da un elicottero vicino al confine tra i 2 Paesi. Il portavoce militare israeliano, Jonathan Conricus, ha rifiutato di commentare il resoconto di Al-Qassam “a causa della natura sensibile dell’operazione”.

I leader delle proteste di Gaza, membri di Hamas, avevano recentemente accettato di sospendere le manifestazioni al confine con Israele per raggiungere una tregua a lungo termine, dopo mesi di violenti disordini. I gruppi della Striscia di Gaza avevano altresì accettato di impedire ai manifestanti di bruciare pneumatici, lanciare bombe incendiarie e avvicinarsi al confine. Tali decisioni erano giunte in seguito ad una conferenza tenutasi prima delle proteste di venerdì 26 ottobre, quando le fazioni di Hamas, Jihad islamica, Fronte popolare e molti altri avevano accettato di sospendere le offensive alla luce dei colloqui mediati dall’Egitto. Il provvedimento seguiva inoltre la decisione israeliana di espandere la zona di pesca consentita al largo della costa di Gaza e trasferire fondi dal Qatar alla Striscia. In questo contesto, diversi funzionari egiziani e delle Nazioni Unite sono stati impegnati in colloqui indiretti tra Israele e Hamas, il movimento islamista che gestisce la Striscia di Gaza. A conferma di ciò, una delegazione egiziana si era recata a Gaza, giovedì 1 novembre, per condurre ulteriori discussioni.

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Alice Bellante

di Redazione

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