G5 Sahel lamenta mancanza di equipaggiamento

Pubblicato il 13 novembre 2018 alle 18:27 in Africa Mali

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Il capo della forza antiterrorismo G5 Sahel, il generale mauritano Hanena Ould Sidi, ha lamentato la mancanza di equipaggiamento e di un nuovo quartier generale, soprattutto alla luce dell’attacco del 29 giugno a Sévaré, nel Mali centrale. Quel giorno, militanti islamisti armati di razzi e ordigni esplosivi hanno fatto irruzione nella base del G5 Sahel, causando la morte di 6 persone e il ferimento di molte altre. Nelle settimane successive, la base della task-force è stata trasferita a Bamako.

“Stiamo aspettando che le autorità maliane ci propongano un nuovo quartier generale, ora non abbiamo un ufficio dove lavorare, ha spiegato Sidi in occasione di un incontro con il ministro delle Forze Armate francese, Florence Parly, e la sua omologa tedesca della Difesa, Ursula von der Leyen. Nel corso dei colloqui, gli ufficiali hanno affrontato diverse questioni di interesse comune relative alla sicurezza, agli aiuti economici e dell’invio di equipaggiamento. Il ministro tedesco, in particolare, ha sottolineato l’importanza del contributo del G5 Sahel nella lotta contro il terrorismo.

Sidi è subentrato al generale maliano Didier Dacko lo scorso 2 luglio, in occasione di un summit dell’organizzazione regionale. L’iniziativa G5 Sahel Force è stata lanciata nel febbraio 2017 per contrastare i gruppi jihadisti attivi nell’area africana Nord-occidentale e limitare la crescita dell’estremismo. Il corpo della missione è composto da 5.000 ufficiali, tra cui soldati, poliziotti e agenti speciali originari di Mali, Mauritania, Niger, Burkina Faso e Ciad. Il presidente francese, Emmanuel Macron, è uno dei principali sostenitori dell’iniziativa.

La Francia spera che l’istituzione di questa autorità permetta il ritiro delle circa 4.000 truppe francesi che si trovano in Mali dal 2013. In quell’anno, Parigi aveva stanziato i suoi uomini nel contesto di un’operazione Onu volta a evitare che il paese cadesse nelle mani dei militanti islamisti Dal 2013 sono 162 le vittime appartenenti al corpo della missione MINUSMA, l’operazione di peacekeeping in Mali, annoverata tra le più pericolose dell’ONU.

Secondo quanto riferito dal quotidiano Africa News, nonostante sia stato raggiunto il budget di 420 milioni di euro, i fondi sono lenti ad arrivare.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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