Conferenza sulla Libia: delegazioni e leader dei Paesi partecipanti arrivati a Palermo

Pubblicato il 13 novembre 2018 alle 8:44 in Italia Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

I partecipanti alla conferenza internazionale sulla Libia organizzata dall’Italia sono giunti nella serata di lunedì 12 novembre, a Palermo, venendo accolti dal premier Giuseppe Conte, presso Villa Igiea. I leader di molti Paesi hanno preferito inviare delegazioni, quali Russia, Francia, Stati Uniti, Germania, Qatar, Marocco, Algeria, Sudan, Ciad e Niger. Si sono invece presentati di persona il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, insieme al presidente tunisino, Beji Caid Essebsi. Anche Federica Mogherini è arrivata a Palermo in serata.

Dopo varie indiscrezioni sulla sua assenza, il generale Khalifa Haftar, comandante dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) e uomo forte del governo di Tobruk, si è infine presentato alla conferenza, senza tuttavia partecipare alla cena di benvenuto. È previsto che nella giornata di martedì 13 novembre i colloqui abbiano inizio alle 9:40, per poi concludersi alle 14:00.

Prima dell’arrivo dei leader e delle delegazioni, Conte ha spiegato che l’Italia ha organizzato l’evento perché “vuole offrire un contributo nel quadro delle Nazioni Unite al processo di stabilizzazione della Libia” per far cessare gli scontri armati e affinché il popolo libico possa scegliere il proprio futuro. Nel frattempo, l’inviato speciale dell’Onu in Libia, Ghassan Samale, anch’egli presente alla conferenza, ha dichiarato di sperare che il Paese nordafricano riesca ad organizzare le prossime elezioni tra maggio e giugno 2019. All’inizio dell’anno nuovo, inoltre, Salame vorrebbe che la Libia tenesse una conferenza nazionale per decidere le modalità delle future votazioni.

Con riferimento alla conferenza di Palermo, l’inviato speciale ha affermato di sperare che l’incontro tra le parti libiche porti ad una soluzione comune, e che convinca il governo di Tobruk ad approvare la legge elettorale. L’inviato ha altresì chiesto alla Banca Centrale di unificare il tasso di cambio del dinaro libico al dollaro, per evitare gli i gruppi armati con accesso a dollari più economici riescano a venderli vantaggiosamente al mercato nero.

Da quando il regime del dittatore Muammar Gheddafi è stato rovesciato, nell’ottobre 2011, per mano dell’intervento della NATO, guidato da Stati Uniti e Francia, la Libia non è mai riuscita a compiere una transizione democratica. Ancora oggi il potere politico è diviso in due governi rivali: il primo a Tripoli, sotto l’influenza degli Stati Uniti e dell’Italia; il secondo a Tobruk, sotto l’influenza di Russia, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Francia. L’assenza di un potere unitario in grado di controllare efficacemente tutto il territorio nazionale ha fatto sì che i gruppi armati, le organizzazioni terroristiche ed i trafficanti di esseri umani portassero avanti indisturbati le loro attività, peggiorando la situazione di sicurezza del Paese.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.