Conclusa conferenza di Palermo sulla Libia: stretta di mano tra Serraj e Haftar

Pubblicato il 13 novembre 2018 alle 16:42 in Italia Libia

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La conferenza internazionale sulla Libia di Palermo si è conclusa con la foto della stretta di mano tra il premier del governo di Tripoli, Fayez Serraj, e l’uomo forte del governo di Tobruk, il generale Khalifa Haftar, di fronte al premier italiano, Giuseppe Conte.

Secondo quanto riferito da Ansa, ci sono buone possibilità che la conferenza nazionale auspicata dall’inviato dell’Onu nel Paese Nordafricano, Ghassan Salame, si terrà a gennaio, costituendo un primo passo nella road map delle Nazioni Unite verso nuove elezioni. Subito dopo la con conclusione dell’evento, Conte ha scritto su Twitter che l’Italia ha riunito i protagonisti del dialogo. Nel corso dell’intervento alla plenaria, alla quale Haftar non ha preso parte, il premier italiano ha affermato che Roma ritiene fondamentale sostenere il cessate il fuoco a Tripoli e facilitare i colloqui per l’attuazione delle nuove misure di sicurezza per superare il sistema basato sui gruppi armati.

Alcune fonti hanno riferito che Haftar avrebbe appoggiato la presidenza di Serraj, ma non prima della programmazione di nuove elezioni. Subito dopo aver partecipato ad alcuni incontri con i ministri europei, il generale libico è ripartito per Bengasi, senza partecipare alla plenaria. A suo dire, la Libia è in uno stato di guerra e, per tale ragione, necessita di controllare le proprie frontiere. “Abbiamo frontiere con Tunisia, Algeria, Niger, Ciad Sudan ed Egitto e la migrazione illegale viene da tutte le parti”, ha spiegato Haftar ad un quotidiano libico, spiegando altresì che tale fenomeno favorisce l’entrata nel Paese di gruppi criminali e terroristici.

La Turchia si è ritirata dalla conferenza con “profonda delusione”, asserendo che il meeting informale tenutosi la mattina del 13 novembre, dal quale è stata esclusa, “è stato rappresentato come un incontro tra i protagonisti del Mediterraneo ma che, in realtà, tale descrizione è stata fuorviante”. Pe tale ragione Ankara ha condannato e lasciato l’evento. La comunicazione è stata rilasciata dal vice presidente turco, Fuat Oktay, che ha abbandonato la sede della conferenza a Villa Igiea a lavori non ancora conclusi. “Qualcuno all’ultimo minuto ha abusato dell’ospitalità italiana”, ha aggiunto Oktay, senza tuttavia mai nominare Haftar. A suo avviso, la comunità internazionale non sta riuscendo a rimanere unita e l’instabilità libica non si risolverà se “pochi continueranno a tenere in ostaggio il processo politico secondo i propri interessi”. Infine, il vice presidente turco ha concluso che è impensabile risolvere la situazione in Libia coinvolgendo gli attori che l’hanno causata e, invece, escludendo la Turchia. Come si evince dal sito del Ministero degli Affari Esteri turco, Ankara sostiene il governo di Tripoli e mira alla stabilizzazione della Libia.

Da quando il regime del dittatore Muammar Gheddafi è stato rovesciato dall’intervento della NATO, nell’ottobre 2011, la Libia non è mai riuscita a compiere una transizione democratica. Tra il 2012 e il 2014, il Paese è giunto nuovamente sull’orlo di una guerra civile, che ha portato alla formazione di due governi rivali, uno insediato a Tripoli e uno a Tobruk. Il 17 settembre 2015, l’accordo di Skhirat ha dato vita al Governo di Accordo Nazionale (GNA), con a capo Serraj, che avrebbe dovuto unificare il panorama politico libico. Tuttavia, gli altri due governi non l’hanno mai riconosciuto, così che Serraj è riuscito ad insediarsi a Tripoli soltanto il 30 marzo 2016 e, da allora, le autorità libiche continuano ad essere divise in due governi: quello stanziato a Tripoli e guidato da Serraj, appoggiato dall’Onu, e quello di Tobruk, appoggiato da Russia, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Francia.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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