Smentita visita di Conte a Bengasi per incontrare Haftar

Pubblicato il 12 novembre 2018 alle 9:49 in Italia Libia

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Il governo italiano ha smentito le indiscrezioni secondo cui il premier Giuseppe Conte avrebbe visitato il generale Khalifa Haftar a Bengasi, per convincerlo a partecipare alla conferenza sulla Libia a Palermo, che si terrà il 12 e 13 novembre.

Tale notizia era stata diffusa nella giornata di domenica 11 novembre e, al momento, non è ancora stata confermata la presenza del generale libico, uomo forte del governo di Tobruk e capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA). Mentre il governo di Roma sostiene che Haftar parteciperà all’incontro, media libici vicini al governo di Tobruk hanno riferito che, al contrario, non vi prenderà parte. A Palermo, dove saranno presenti il premier del governo di Tripoli, Fayez Swerraj e diverse delegazioni da Paesi del Golfo, Turchia e Unione Europea, l’inviato speciale dell’Onu in Libia, Ghassam Salame, cercherà di indirizzare il dialogo per una soluzione politica al caos libico.

Nel corso delle settimane passate, i funzionari governativi italiano hanno colloquiato con diversi esponenti libici per assicurarsi della loro partecipazione alla conferenza di Palermo. Il 26 ottobre Conte ha ricevuto Serraj a Palazzo Chigi per colloquiare della cooperazione economica fra i due Paesi, del supporto ai settori dei servizi e delle infrastrutture libico, della cooperazione contro l’immigrazione irregolare e dell’addestramento della guardia costiera e del personale di sicurezza di frontiera della Libia. Il primo ministro libico ha comunicato che il suo governo sostiene i tentativi dell’inviato delle Nazioni Unite, Ghassan Salame, di trovare una soluzione alla crisi libica. In merito alla conferenza di Palermo, il premier libico ha fatto sapere che si impegnerà per cercare di produrre risultati concreti e positivi da tradurre in attività pratiche sul territorio che potranno portare a risolvere la crisi libica a livello politico.

Il 28 e 29 ottobre, invece, Conte e il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, hanno incontrato Haftar a Roma. Il comunicato della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha riferito che, nel corso del colloquio con il generale libico, Conte ha ribadito che la conferenza di Palermo sarà ispirata a due principi fondamentali. Il primo sarà il rispetto dell’assunzione di responsabilità da parte libica, mentre il secondo sarà l’inclusività del processo di democratizzazione, in linea con il percorso tracciato dall’Onu. Da parte sua, Haftar ha confermato la propria partecipazione al summit, assicurando altresì disponibilità ad avere un confronto costruttivo e che rappresenti una promessa reale per un processo di unificazione, in linea con le aspettative del popolo libico.

Nel frattempo, il vice premier italiano, Luigi di Maio, ha dichiarato di essere convinto che, alla conferenza di Palermo, verrà delineata una road map per la stabilizzazione della Libia. “Non creiamo false speranze, però è molto importante per noi trovare una strada condivisa con tutti gli attori in campo per andare avanti al prossimo step”, ha spiegato Di Maio, precisando che, per l’Italia, è molto importante aver recepito l’apertura degli Stati Uniti, i quali hanno legittimato Roma ad essere il Paese leader nella gestione della stabilizzazione della Libia. Il vicepremier ha altresì puntualizzato che l’Italia non esclude il sostegno della Francia o di altri Paesi.

Occorre ricordare che l’Italia e la Francia, oltre a essere in competizione per estendere la propria influenza sulla Libia, non concordano su una linea comune da adottare per stabilizzare il Paese. In primo luogo, mentre Roma appoggia il governo di Tripoli, sostenuto dall’Onu e guidato dal premier Fayez Serraj, Parigi è più vicina al governo di Tobruk e appoggia il suo uomo forte, il generale Khalifa Haftar. In secondo luogo, la Francia insiste sull’organizzazione di elezioni in Libia il prossimo 10 dicembre, come concordato alla Conferenza di Parigi tra diverse parti libiche il 29 novembre scorso. L’Italia e l’Onu, al contrario, ritengono che il Paese nordafricano non sia ancora pronto ad affrontare le votazioni.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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