Libia: inviato speciale Onu vorrebbe le prossime elezioni tra maggio e giugno 2019

Pubblicato il 12 novembre 2018 alle 16:26 in Africa Libia

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L’inviato speciale dell’Onu in Libia, Ghassam Salame, spera che il Paese nordafricano organizzi le prossime elezioni nel giugno 2019. Tale dichiarazione è stata rilasciata a poche ore di distanza dalla conferenza sulla Libia che inizierà alle 19:00 del 12 novembre, a Palermo, secondo quanto si evince dal programma pubblicato dal sito del Consiglio dei Ministri italiano.

Salame ha accantonato il piano promosso dalla Francia di organizzare elezioni il prossimo 10 dicembre, poichè, a suo avviso, il Paese non è ancora pronto. Inoltre, secondo lui, all’inizio del 2019, i cittadini libici dovrebbero partecipare ad una conferenza nazionale per decidere la modalità delle prossime votazioni. “Vogliamo chiedere ai libici che tipo di elezioni vorranno, se parlamentari o presidenziali, e anche consultarli sul tipo di leggi che vorrebbero venissero adottate”, ha spiegato l’inviato in esclusiva a Reuters.

La decisione di abbandonare l’iniziativa francese è stata presa definitivamente da Salame in seguito allo scoppio di violenze a Tripoli e nei dintorni tra la fine di agosto e la fine di settembre, che hanno causato la morte di 115 persone e il ferimento di oltre 300. Tale conflitto ha contrapposto due coalizioni di milizie. La prima faceva capo alla Settima Brigata, conosciuta anche con il nome di Kani, originaria della città di Tarhuna, situata 65 chilometri a sud-est di Tripoli. Con il supporto di altre formazioni di combattenti originari delle regioni di Misrata e Zintan, l’obiettivo della Settima Brigata era quello di fomentare la violenza per “liberare Tripoli dalle milizie corrotte che usano la loro influenza per accaparrarsi grandi somme di denaro a discapito dei cittadini”. La seconda coalizione, invece, era formata dalle Tripoli Revolutionaries Brigade e dagli alleati Misrata’s 301 Brigade, Bab Tajoura Brigade, Ghanewa Brigade e Nawasi Brigade. I combattimenti sono cessati ufficialmente il 26 settembre. 

Con riferimento alla conferenza di Palermo, Salame ha dichiarato di sperare che l’incontro tra le parti libiche porti ad una soluzione comune, e che convinca il governo di Tobruk ad approvare la legge elettorale. L’inviato ha altresì chiesto alla Banca Centrale di unificare il tasso di cambio del dinaro libico al dollaro, per evitare gli i gruppi armati con accesso a dollari più economici riescano a venderli vantaggiosamente al mercato nero.

Secondo quanto riportato da al-Arabiya English, i residenti di Tripoli hanno espresso sentimenti contrastanti nei confronti della conferenza di Palermo. In particolare, ad avviso dell’analista Sami El-Atrash, non dobbiamo aspettarci una soluzione unitaria alla fine del meeting, in quanto l’incontro sarà più un esercizio politico, e non pratico.

Oltre che alle parti libiche, a Palermo saranno presenti diverse delegazioni da Paesi del Golfo, Turchia e Unione Europea, l’inviato speciale dell’Onu in Libia, Ghassam Salame, cercherà di indirizzare il dialogo per una soluzione politica al caos libico. Mentre il premier di Tripoli, Fayez Serraj, ha confermato la propria presenza, non è ancora chiara la partecipazione dell’uomo forte del governo rivale di Tobruk e capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), il generale Khalifa Haftar. Il governo italiano aveva reso noto che il generale libico vi avrebbe preso parte ma, nelle ultime ore, sono circolate indiscrezioni sulla sua possibile assenza. In particolare, è stato riferito che Haftar vorrebbe boicottare la conferenza, dove non vorrà partecipare per via della presenza di una delegazione qatarina e del gruppo Libya Fighting Group che, a suo avviso, è legato ad al-Qaeda.

Da quando il regime del dittatore Muammar Gheddafi è stato rovesciato, nell’ottobre 2011, con l’intervento della NATO, guidato da Stati Uniti e Francia, la Libia non è mai riuscita a compiere una transizione democratica. Ancora oggi il potere politico è diviso in due governi rivali: il primo a Tripoli, sotto l’influenza degli Stati Uniti e dell’Italia; il secondo a Tobruk, sotto l’influenza di Russia, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Francia. I trafficanti di esseri umani ed i gruppi armati e terroristici si approfittano di tale situazione di instabilità politica ed economica, con il risultato che i migranti ed i cittadini, spesso, sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati. 

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Sofia Cecinini

di Redazione

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