Israele ha fornito alla Corte dell’Aia informazioni sulla guerra a Gaza del 2014

Pubblicato il 12 novembre 2018 alle 6:01 in Israele Palestina

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Israele ha fornito alla Corte penale internazionale (ICC) dell’Aia, attraverso una terza parte, una serie di informazioni relative alle sue attività nella Striscia di Gaza durante la guerra del 2014, nonostante l’esistenza di una politica ufficiale secondo la quale la corte non ha giurisdizione nel conflitto.

Secondo un resoconto pubblicato sabato 11 novembre da Haaretz Daily, il materiale, fornito da un mediatore rimasto anonimo, è volto a sostenere la difesa israeliana contro coloro che accusavano il Paese di aver commesso crimini di guerra, fornendo altresì ulteriori input per il team investigativo, che finora ha solamente sentito la versione palestinese degli eventi. Da quando la Palestina si è unita al tribunale, nel 2014, ha sempre richiesto l’apertura di una serie di indagini sulle vere motivazioni dietro le attività israeliane in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza.

Nonostante Israele non sia un membro della Corte penale internazionale, i suoi cittadini possono essere accusati da tale tribunale se sospettati di aver commesso crimini sul territorio di un’altra nazione facente parte della corte o contro un cittadino di un Paese membro. Nonostante il tribunale dell’Aia possa indicare i sospettati, tuttavia non ha una forza politica e deve pertanto affidarsi alla cooperazione degli Stati membri per i mandati di arresto.

L’ICC ha riconosciuto la Palestina come proprio membro e, pertanto, i funzionari per la sicurezza israeliani temono che la corte possa intraprendere azioni che porteranno all’imposizione di misure contro le personalità israeliana coinvolte nel conflitto di Gaza di 4 anni fa, fino ad arrivare al loro possibile arresto.

Il tribunale sta esaminando una serie di presunti crimini di guerra commessi sia dagli israeliani che dai palestinesi durante gli scontri avvenuti durante l’Operazione Margine di Protezione. La prosecutrice capo della Corte penale internazionale, Fatou Bendouda, sta conducendo ricerche preliminari da gennaio 2015 per stabilire se aprire un’indagine ufficiale.

Negli ultimi mesi, alcuni funzionari per la sicurezza di alto rango e leader politici israeliani, fra i quali il primo ministro, Benjamin Netanyahu, si sono incontrati più di una volta per prepararsi per i risultati dell’indagine dell’ICC. Secondo il resoconto pubblicato da Haaretz, Israele spera di raggiungere una sorta di accordo con la corte e che la mossa di posticipare la demolizione di un villaggio beduino cisgiordano, ad ottobre, sia stata volta a non influenzare negativamente la procuratrice capo. Bensouda, infatti, aveva avvertito che tale azione sarebbe stata considerata un crimine di guerra.

Nell’estate del 2014, la campagna israeliana di 50 giorni contro Hamas a Gaza era cominciata con una serie di incursioni aeree, in risposta ai continui attacchi missilistici provenienti dall’enclave, similmente all’Operazione Pilastro di difesa del 2012. Tuttavia, quando il gruppo terroristico utilizzò la rete di tunnel transfrontalieri per attaccare Israele dall’interno, le forze israeliane si concentrarono sull’affrontare la minaccia sotterranea. Le vittime israeliane furono 74, tra le quali 68 soldati delle Forze di difesa e 6 civili. a Gaza, invece, vennero uccise più di 2.000 persone, la metà delle quali civili.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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