Dove volano i droni cinesi

Pubblicato il 11 novembre 2018 alle 10:06 in Asia Cina

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La presenza militare cinese all’estero è aumentata negli ultimi anni. Si tratta di una presenza che si declina in diversi modi evidenti: dall’apertura della prima base militare offshore in Djibuti, il 3 agosto 2017, alle attività di pattugliamento nelle acque lontane dalle sue coste e in altri meno palesi. Pechino, infatti ha creato un’ampia rete di commercio per la sua industria degli armamenti che permette, di fatto, alle armi made in China di entrare sul territorio di diversi Paesi. Un esempio lampante di quest’ultima espansione cinese è il commercio dei droni.

La maggior parte dei droni armati in commercio attualmente vengono costruiti negli Stati Uniti, in Cina e in Israele. Gli Usa vendono la loro produzione principalmente ai loro alleati nella NATO; ma anche all’India, cercando di contrastare l’influenza della Russia e opponendosi alla supremazia della Cina in Asia. Anche Israele fornisce droni all’India, come componente importante di una più ampia cooperazione in ambito di difesa, ed esporta verso l’Azerbaijan.

I droni cinesi, invece, sono attualmente stati ordinati o sono già operativi in 17 Paesi. Se esteriormente appaiono simili ai droni statunitensi e a quelli israeliani, sono meno costosi e meno tecnologicamente avanzati, ma sembrano avere un’ottima operatività.

È interessante guardare a quali sono i Paesi destinatari dei droni cinesi e inquadrarli all’interno dello sfondo generale delle politiche e delle scelte strategiche della Cina. I Paesi acquirenti sono distribuiti in diverse regioni del mondo a dimostrazione dell’interesse di Pechino a costruire legami con Paesi diversi in base alla loro posizione geografica, alle condizioni economiche o alla situazione politica. Molti dei 17 Stati che hanno già acquistato o ordinato i droni cinesi sono anche quelli in cui la Cina ha investito o ha concesso importanti prestiti, in particolare, molti sono Paesi situati lungo il corso delle Nuove Vie della Seta che la Cina sta ricostruendo tramite l’imponente iniziativa Belt and Road.

I 17 Paesi destinatari dei droni cinesi comprendono il Pakistan e il Myanmar – entrambi vantano legami duraturi con la Cina – e il primo ha anche ottenuto la licenza per produrre una sua versione del drone Wing Loong II. Spostandoci nell’entroterra asiatico, troviamo Kazakhstan, Turkmenistan e Uzbekistan, tutti Paesi di importanza strategica fondamentale per la realizzazione del Belt and Road – il grande progetto del presidente Xi Jinping che mira a collegare a livello infrastrutturale e logistico l’Asia Orientale, l’Europa e l’Africa, sia via terra che via mare, richiamando le rotte delle antiche Vie della Seta. In Africa, troviamo l’Egitto, l’Algeria, la Zambia – che ha visto importanti investimenti cinesi anche nelle sue miniere – e la Nigeria, con i suoi giacimenti petroliferi e la posizione strategica nel Golfo di Guinea.

Tutti i Paesi destinatari dei droni in Asia e Africa appaiono anche strategicamente fondamentali per la Cina e per tutelare le rotte commerciali su cui Pechino sta investendo, per questa ragione l’interesse cinese a mantenerne la sicurezza è grande. Oltre ai droni, quasi tutti questi Stati ricevono investimenti e altre forniture militari e per la difesa dalla Cina.

In Medio Oriente, i Paesi che ricevono i droni cinesi sono quelli che non possono acquistarli né da Israele, né dagli Stati Uniti per ragioni economiche o politiche, come l’Iraq e la Giordania che non riescono a sostenere il costo dei droni americani, ma che hanno bisogno dei droni per la loro lotta contro l’Isis. L’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi sono stati accusati di aver utilizzato i droni cinesi per perpetrare crimini contro l’umanità durante la loro campagna in Yemen. La diminuzione dell’influenza Usa nel Golfo Persico sembra lasciare spazio a una possibile maggiore presenza cinese per il futuro.

L’acquisto dei droni dalla Cina rende questi Paesi dipendenti dalle forniture cinesi in termini di pezzi di ricambio e di missili, ma li costringe anche a mantenere buoni rapporti di cooperazione in materia di difesa con Pechino al fine di condurre operazioni di addestramento per l’utilizzo dei droni stessi.

Sembra, dunque, che la Cina abbia trovato nella vendita dei droni un altro canale per aumentare la sua influenza ed espandere la sua presenza in tutti quei Paesi che si trovano, chi per una ragione chi per un’altra, fuori dal raggio delle vendite di Stati Uniti e Israele. Si tratta anche di un canale che segue la visione strategica cinese, permette a Pechino di tutelare i suoi investimenti e i suoi interessi. I Paesi che ricevono i droni sono pronti ad accettare un legame più stretto con la Cina in materia di difesa in cambio dell’acquisizione di uno strumento – i droni, appunto – in grado di aiutarli a combattere le minacce che hanno di fronte.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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