Talebani: no a trattative dirette con Kabul, mediazione Russia e USA

Pubblicato il 10 novembre 2018 alle 14:37 in Afghanistan Russia

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I talebani non sono pronti a entrare in trattative dirette con il governo di Kabul, e negozieranno invece con gli Stati Uniti, ha riferito il capo della delegazione talebana, Sher Mohammad Abbas Stanakzai.

La Russia ha ospitato i negoziati internazionali sull’Afghanistan volti a incoraggiare l’avviamento di trattative tra Kabul e il gruppo talebano. In tale contesto, venerdì 9 novembre, per la prima volta, una delegazione talebana ha presenziato a una conferenza diplomatica a Mosca, tuttavia il governo afghano non ha inviato rappresentanti ufficiali da Kabul, e le parti hanno riferito che non sono stati fatti progressi. Un portavoce di Kabul, Sayed Ihsan Taheri, ha reso noto che la delegazione afghana è composta da 4 rappresentanti dell’Alto Consiglio di Pace del Paese, organo governativo responsabile degli sforzi di riconciliazione con i militanti. Il Ministero degli Esteri afghano ha tenuto a sottolineare che tali membri del Consiglio non rappresentano né fanno le veci del governo stesso durante la conferenza. Il capo della delegazione talebana alla conferenza, Mohammad Abbas Stanikzai, ha messo in chiaro che il gruppo non riconosce l’attuale governo come legittimo, perciò non condurrà negoziati con esso. “Kabul non ha neppure mandato un suo rappresentante a questo evento”, ha poi aggiunto Stanikzai, concludendo che, tenendo presente che la richiesta principale dei talebani è il ritiro delle truppe straniere dal Paese,  discuteranno la ricomposizione pacifica con gli americani. Anche il portavoce dei talebani, Zabiullah Mujahid, il quale aveva precedentemente riferito all’agenzia di stampa francese AFP di aver inviato 5 dei suoi rappresentanti all’evento, ha ribadito che essi non avvieranno “nessun tipo di negoziati” con la delegazione dell’amministrazione di Kabul. Mujahid ha inoltre spiegato che la conferenza non riguarda l’avviamento di negoziati con alcun partner, ma piuttosto la necessità di trovare una soluzione pacifica alla questione afghana.

Si tratta della prima volta che una delegazione di talebani ha preso parte a un simile incontro di alto livello sul territorio russo, come ha sottolineato la portavoce del ministero degli Esteri del Paese, Maria Zakharova, nella giornata di giovedì 8 novembre. L’indomani, in apertura della tavola rotonda in un albergo della capitale, il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha dichiarato che Mosca spera di aprire un nuovo capitolo sulla storia dell’Afghanistan tramite la profusione di sforzi condivisi. Lavrov ha aggiunto che, in questo senso, è fondamentale tanto la partecipazione dei leader afghani quanto quella dei talebani, se si intende creare condizioni favorevoli all’avvio di un dialogo diretto.

Mosca ha inoltre reso noto di aver invitato al tavolo negoziale anche rappresentanti da Stati Uniti, India, Iran, Cina, Pakistan, e 5 ex repubbliche sovietiche dell’Asia Centrale. I militanti talebani sono proscritti sul territorio russo, e il loro gruppo è considerato da Mosca un’organizzazione terroristica a tutti gli effetti.

Lo storico incontro, il quale inizialmente era previsto per settembre ma era stato poi rinviato poiché il governo di Kabul insisteva affinché il processo fosse guidato dall’Afghanistan e non da Mosca, si è svolto in un periodo molto delicato per il Paese. Da una parte, il neonominato inviato speciale statunitense, Zalmay Khalilzad, sta tentando di spingere i talebani a negoziare la fine del conflitto, e c’è chi teme che la mediazione russa possa involontariamente remare contro tali intenzioni. Dall’altra, la settimana scorsa è stata pubblicata dal governo degli Stati Uniti una nuova indagine sulla guerra nel Paese, la quale ha rivelato che i talebani hanno aumentato il loro controllo sull’Afghanistan negli ultimi 3 anni. Nel suo resoconto trimestrale al Congresso, l’ispettore generale speciale per la ricostruzione afgana (SIGAR) aveva dichiarato che i talebani sono arrivati a controllare la più ampia porzione di territorio di sempre dal 2011. Il governo dell’Afghanistan attualmente controlla o influenza solo il 55,5% dei distretti del Paese, il livello più basso da quando il SIGAR ha cominciato a tener conto del controllo distrettuale, a novembre 2015. A novembre 2015, il governo afgano controllava il 72% dei distretti del Paese. L’influenza o il controllo degli insorgenti è aumentato del 12,5%. Circa un terzo dell’Afghanistan è area “contestata”. Le cifre ufficiali danno un’idea della diminuzione del controllo dell’esercito afgano nel Paese, opposto all’insorgenza determinata e sostenuta dei talebani.

Dopo essere stati abbattuti dagli americani, in seguito all’invasione del 2001 e all’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere un gruppo insurrezionale che compie numerose offensive per destabilizzare il Paese e riprendere il controllo del governo. Diciassette anni di invasione e più di 100 miliardi di dollari spesi, tuttavia, non sono ancora riusciti a porre fine all’instabilità del Paese, che continua a subire la furia sia dei militanti afgani, sia dei terroristi affiliati all’ISIS. Il loro obiettivo è quello di riprendere il controllo della capitale Kabul per imporre in tutto il Paese una rigida interpretazione della legge islamica.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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