Intercettati imbarcazioni di trafficanti con rohingya a bordo: si teme nuova crisi

Pubblicato il 9 novembre 2018 alle 7:26 in Immigrazione Myanmar

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Decine di rohingya hanno lasciato il Myanmar e il Bangladesh a bordo di imbarcazioni per tentare di raggiungere la Malesia. La notizia è stata riportata da ufficiali umanitari, i quali hanno messo in guardia in merito ad una nuova possibile ondata di migrazioni pericolose, nonostante la campagna di contrasto effettuata nel 2015 per fermare le attività dei trafficanti.

Nella giornata di mercoledì 7 novembre, la Guardia Costiera del Bangladesh ha riferito di aver intercettato diverse imbarcazioni che salpavano dallo stato di Rakhine, in Myanmar. Gli ufficiali bengalesi hanno trattenuto 33 rohingya e arrestato 6 cittadini del Bangladesh a bordo di un peschereccio diretto in Malesia, a largo della Baia del Bengala. Al momento il governo del Myanmar non ha rilasciato alcun commento al riguardo, mentre il vice direttore dell’amministrazione di Rakhine, Kyaw Swar Tun, ha riferito di non essere a conoscenza di tali avvenimenti.

La minoranza musulmana Rohingya non è mai stata riconosciuta ufficialmente dal Myanmar, motivo per cui è stata spesso vittima di persecuzioni da parte della maggioranza buddista che popola il Paese. Tali persecuzioni avevano subito un aumento progressivo nel corso del 2017, raggiungendo l’apice nel mese di agosto, quando alcuni militanti islamisti appartenenti ai Rohingya avevano attaccato alcune stazioni di polizia. Secondo quanto riportato dalle Nazioni Unite, circa 700.000 Rohingya avrebbero lasciato il Paese per rifugiarsi in Bangladesh a seguito dell’avvio dell’offensiva guidata dall’esercito nazionale. La gravità della situazione ha poi spinto i governi di Bangladesh e Myanmar ad incontrarsi per trovare un accordo sul processo di rimpatrio della minoranza Rohingya. Tale accordo è stato raggiunto nel gennaio 2018 e prevede il completamento del rimpatrio volontario della minoranza islamica in Myanmar entro due anni.

Il governo del Myanmar ha provveduto ad istituire due centri di accoglienza ed un campo temporaneo situato lungo il confine con il Bangladesh per sistemare i primi profughi rimpatriati. Tuttavia, il vicesegretario generale per gli Affari Umanitari delle Nazioni Unite, Ursula Mueller, dopo aver visitato il Paese lo scorso aprile, ha espresso alcuni dubbi in merito all’adeguatezza delle future sistemazioni per i rohingya.

Per anni, i membri della minoranza musulmana si sono affidati ai trafficanti di esseri umani per raggiungere Bangladesh, Malesia, Tailandia e Indonesia, soprattutto nei mesi tra novembre e marzo, quando il clima è poco piovoso e le condizioni metereologiche sono migliori. Tuttavia, in passato, sono stati numerosi gli incidenti che sono costati la vita a molti migranti.

Il governo di Bangkok, nel 2015, ha attuato un’azione per smantellare i traffici migratori dopo che, il 5 maggio di quell’anno, fu rinvenuta una fossa comune con all’interno 30 corpi nel distretto di Sadao, a poche centinaia di metri dal confine con la Malesia. Lo stesso giorno, 3 funzionari tailandesi e un cittadino del Myanmar vennero arrestati in Tailandia per sospetto coinvolgimento nella tratta di esseri umani. A quel punto furono avviate le ricerche delle barche dei trafficanti, con le autorità thailandesi, malesi e indonesiane che riferirono di aver intercettato e respinto centinaia di barche di richiedenti asilo. La conseguenza fu che i trafficanti abbandonarono progressivamente i migranti in mare.

Il 10 maggio 2015, i ministri degli Esteri di Tailandia, Indonesia e Malesia si incontrarono per discutere sulla situazione. I ministri indonesiano e malese annunciarono che non avrebbero più spinto le barche in mare aperto, offrendo un rifugio temporaneo ai migranti, a condizione che la comunità internazionale rimpatriasse i rifugiati entro un anno. La Tailandia, invece, non firmò l’accordo.

In seguito, Indonesia, Malesia, Tailandia, Bangladesh e Myanmar condussero operazioni di ricerca e salvataggio per coloro che erano rimasti bloccati in mare. In particolare, Bangkok schierò le navi della marina come piattaforme di assistenza. Molti Paesi della comunità internazionale, tra cui Qatar, Arabia Saudita, Giappone, Turchia, Gambia e Stati Uniti, promisero poi di fornire un sostegno finanziario per l’assistenza, il trattamento e il reinsediamento dei rifugiati. L’Australia, invece, promise 4,7 milioni di dollari per sostenere i rohingya in Myanmar.

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Sofia Cecinini

di Redazione

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