Immigrazione: l’amministrazione Trump istituisce nuove regole per limitare l’asilo

Pubblicato il 9 novembre 2018 alle 9:44 in Immigrazione USA e Canada

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L’amministrazione Trump ha adottato un nuovo pacchetto di regole per impedire ai migranti che oltrepassano illegalmente la frontiera meridionale del Paese di presentare richiesta di asilo.

Secondo quanto riportato dal New York Times, l’amministrazione ha invocato “poteri di sicurezza nazionale” al fine di proteggere gli Stati Uniti da una minaccia esterna. La decisione, annunciata giovedì 8 novembre, era stata anticipata nel corso della settimana passata dal leader della Casa Bianca, il quale dovrebbe emettere un decreto presidenziale nella giornata di venerdì 9 novembre, prima della sua partenza per Parigi. Nello specifico, il Dipartimento per la Sicurezza del Paese e il Dipartimento di Giustizia hanno istituito che le nuove regole non si applicheranno a coloro che sono entrati, anche illegalmente, nel Paese prima della loro effettiva entrata in vigore ma, nel caso in cui tali individui dovessero uscire e rientrare negli USA, saranno soggetti alle limitazioni.

Le nuove norme cambieranno anche il processo di screening per coloro a cui verrà negata la possibilità di presentare domanda di asilo, hanno riferito alcuni ufficiali americani, i quali hanno altresì spiegato che non sono dirette a una specifica categoria di migranti, ma l’obiettivo è quello di limitare il crescente fenomeno dei flussi migratori dall’America Centrale. “Ciò che stiamo cercando di fare è provare a incanalare le richieste di asilo attraverso i porti di entrata legali, dove siamo più adeguatamente attrezzati e abbiamo maggiori capacità di gestione”, ha spiegato un ufficiale dell’amministrazione Trump a Reuters, rimanendo in condizioni di anonimato.

L’American Civil Liberty Union (ACLU), ong orientata a difendere i diritti civili e le libertà individuali negli Stati Uniti, ha definito tali regole “illegali”, poiché la legge americana stabilisce che gli individui hanno la possibilità di presentare una richiesta di asilo, qualsiasi sia il loro porto di entrata. “È illegale aggirare la legge con un decreto presidenziale”, ha affermato il direttore del progetto Immigrants’ Rights dell’UCLA. L’Immigrant and Nationalily Act, adottato nel 1952, prevede che “chiunque arrivi negli USA, al della legalità o meno del porto di entrata, può presentare domanda di asilo se ha la paura fondata di essere perseguitato per via di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un particolare gruppo sociale o politico”.

Nel mese di giugno, l’ex procuratore generale degli Stati Uniti, Jeff Sessions, licenziato da Trump il 7 novembre, aveva emesso una decisione che aveva già limitato le circostanze in cui i migranti possono giustificare la loro richiesta di asilo con la violenza presente nei loro Paesi. Inoltre, Sessions aveva indicato ai giudici, agli avvocati e agli ufficiali di immigrazione di considerare l’attraversamento illegale dei confini “un fattore seriamente avverso” nell’ambito della valutazione dei casi.

Il 26 ottobre, l’amministrazione Trump  aveva minacciato di inviare l’esercito e la Guardia Naizonale alla frontiera meridionale, per assicurare il controllo del confine con il Messico in vista dell’arrivo della carovana dei migranti che, partita dall’Honduras nei giorni precedenti, stava procedendo a piedi verso gli Stati Uniti nonostante i tentativi di bloccarla da parte delle autorità del Messico e del Guatemala. Così, il 31 ottobre, 5.200 soldati sono giunti al confine con il Messico per rafforzare le barriere, prima dell’arrivo della carovana di migranti dal Centro America, formata da circa 4.000 persone.

Nel 2006, l’ex presidente George Bush inviò la Guardia Nazionale in California, Arizona, Nuovo Messico e Texas per rafforzare alcune zone di frontiera più vulnerabili, costruendo circa 1.000 barriere metalliche e instaurando un controllo aereo per intercettare i migranti che tentavano di entrare illegalmente nel territorio statunitense. Succesisvamente, nel 2010, l’amministrazione Obama posizionò la Guardia Nazionale ai confini con il Messico per assistere la US Custom and Border Protection nella raccolta di materiale di intelligence e nelle operazioni di sorveglianza. Infine, nel 2014, in seguito ad un’ondata di migranti minori non accompagnati dal Centro America, il governatore del Texas, Rick Perry, richiese la presenza di 1.000 membri della Guardia Nazionale per assistere le forze di sicurezza texane nel controllare i confini.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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