Attentato con coltello a Melbourne: ISIS rivendica

Pubblicato il 9 novembre 2018 alle 13:39 in Australia

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Dopo aver fatto esplodere un’auto, un uomo di origine somala armato di coltello ha pugnalato 3 persone a Melbourne, nel pomeriggio di venerdì 9 novembre, uccidendone una. L’attacco che è stato rivendicato dallo Stato Islamico attraverso l’agenzia di stampa Amaq, la quale ha riferito che l’attentatore “era uno dei suoi combattenti”.

Secondo le prime ricostruzioni, l’aggressore è giunto nel centro della città, in prossimità di Bourke Street, nota via sempre affollata per lo shopping, a bordo di un’auto che, improvvisamente, è esplosa, venendo avvolta dalle fiamme. Testimoni hanno riportato di aver udito un forte boato e di aver visto l’uomo uscire dal veicolo, scagliandosi addosso ai passanti e cercando di colpirli con un coltello. Non appena la polizia è accorsa sul luogo, l’attentatore ha picchiato uno degli ufficiali mentre questo era ancora al volante della pattuglia, ed è poi stato neutralizzato dal fuoco di un altro agente, che lo ha colpito nel petto. Dopo essere stato trasportato in ospedale, l’aggressore è morto.

Le forze di sicurezza hanno rinvenuto bombole di gas propano liquido a bordo dell’auto. L’esplosione è stata innescata dall’attentatore per mezzo di un ordigno che, tuttavia, non ha fatto scoppiare anche le bombole di gas. La sua identità era già nota alla polizia che, al momento, non l’ha ancora diffusa per ragioni operative. Sembra che i membri della sua famiglia siano “persone di interesse” per le autorità australiane, e che uno di loro sia stato arrestato l’anno scorso per accuse legate al terrorismo.

Nonostante ciò, il commissario di polizia Graham Ashton ha rassicurato la popolazione che non sussiste alcuna minaccia. Il quotidiano australiano The Age riferisce che, ad avviso delle autorità, si è trattato di un lupo solitario. L’attentatore sarebbe giunto in Australia negli anni Novanta ed erra residente nei sobborghi Nord-occidentali della città.

Si è trattato del secondo attentato con coltello commesso in Australia dall’inizio del 2018. Il primo si è verificato il 9 febbraio scorso a Mill Park un sobborgo di Melbourne, dove Momena Shoma, ragazza 24enne originaria del Bangladesh, ha accoltellato un infermiere di 56 anni nel collo mentre dormiva. L’attentatrice era giunta in Australia il primo febbraio con un visto da studentessa e si era stabilita in una stanza in affitto, nella casa della vittima. Shoma ha confessato ai magistrati di aver commesso l’omicidio su ordine dell’ISIS.

Nel 2017, l’Australia è stata teatro di due incidenti che sono stati definiti dalle autorità “atti di terrorismo”. Il primo si è verificato il 6 e 7 aprile a Queanbeyan, nel New South Wales, dove due adolescenti di 16 e 17 anni hanno pugnalato a morte un dipendente di una stazione di servizio per poi ferire altre 4 persone. Secondo quanto riferito dalla polizia, i due attentatori avevano scritto le lettere “IS” con il sangue della vittima sulle pareti della stazione di servizio. Dopo numerose ore dall’assalto, gli adolescenti sono stati arrestati dalla polizia. Entrambi si sono poi rifiutati di apparire di fronte alla Children Court, lo scorso 28 giugno, dalla quale erano stati accusati di omicidio, furto e di aver ferito intenzionalmente civili. Le indagini hanno rivelato che il 16enne aveva sofferto di disturbi mentali, e che faceva uso di metanfetamina. Inoltre, sembra che uno sei due, al momento dell’arresto, avesse continuato ad urlare in arabo “Dio è grande” diverse volte”. Sui profili dei social network del 16enne è stato altresì rinvenuto materiale radicale, postato proprio nella settimana precedente all’attacco del 6-7 aprile.

Il secondo attacco del 2017 si è verificato il 5 giugno a Brighton, un sobborgo di Melbourne, dove il 29enne somalo-australiano Yacqub Khayre ha ucciso il receptionist del Buckingham International Serviced Apartments, prendendo poi in ostaggio una prostituta. In seguito, l’uomo è morto nel corso di una sparatoria con la polizia, che ha definito l’episodio un atto di terrorismo. Dalle indagini è emerso che Khayre fosse giunto in Australia nel 1991, all’età di soli 3 anni, dopo aver trascorso molto tempo in un campo profughi del Kenya. Fin dall’adolescenza aveva fatto uso di droghe e aveva iniziato a compiere piccoli reati, divenendo noto alle forze di sicurezza di Melbourne. Nel 2009 aveva compiuto un viaggio in Somalia, dove le autorità australiane ritengono avesse ricevuto un addestramento presso i campi militari del gruppo terroristico affiliato ad al-Qaeda, al-Shabaab, con l’obiettivo di partecipare alle offensive dei militanti contro il governo somalo. Mentre si trovava nel Paese africano, Khayre avrebbe ottenuto il permesso da parte di un chierico estremista, il quale sembra che lo autorizzò a compiere un attacco terroristico in Australia. Una volta rientrato a Melbourne, nel luglio del 2009, fu accusato, insieme ad altri, di cospirazione contro la sicurezza locale, venendo condannato a 16 mesi di carcere. Una volta uscito, vi rientrò una seconda volta nel 2011 per essere trovato in possesso di armi da fuoco. Nel 2012, dopo aver fatto irruzione in un’abitazione, venne condannato a 5 anni di prigione, dove vi rimase fino al dicembre 2016.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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