Turchia: gli USA devono rompere i rapporti con le milizie curde in Siria

Pubblicato il 8 novembre 2018 alle 10:38 in Turchia USA e Canada

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La Turchia ha accolto positivamente la decisione statunitense di offrire milioni di dollari per aiutare la cattura di 3 militanti del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), annunciata mercoledì 7 novembre. Tuttavia, Ankara ha poi aggiunto che è inoltre necessario che Washington rompa la sua alleanza con le milizie curde nel nord della Siria.

Washington ha promesso fino a 5 milioni di dollari per informazioni che potrebbero portare all’arresto del comandante militare del PKK, Murat Karayilan, e premi minori per altri 2 leader del gruppo che hanno condotto la guerra insurrezionale contro la Turchia per 34 anni. La mossa è stata solo uno di una serie di provvedimenti, portati avanti tra ottobre e novembre, che hanno alleviato la crisi diplomatica in corso tra i 2 alleati della NATO. Malgrado ciò, le 2 parti rimangono profondamente divise e resta problematico il supporto degli Stati Uniti per i combattenti dellUnità di Protezione Popolare (YPG) curda nel nord della Siria.

La Turchia ha altresì dichiarato che non allenterà la sua posizione nei confronti delle milizie YPG per soddisfare le aspettative degli Stati Uniti. Secondo Ankara, i contingenti YPG sono indistinguibili da quelli del PKK, il quale è designato come un’organizzazione terroristica non solo dalla Turchia, ma anche dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea. Proprio alla luce di ciò, il Paese ha chiesto al suo alleato NATO statunitense di fermare il sostegno alla milizia, nonostante questa rappresenti a sua volta un alleato degli Stati Uniti nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria.

A conferma di ciò, il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, ha affermato che l’offerta monetaria degli Stati Uniti è stata positiva ma “molto, molto tardiva”, invitando Washington ad adottare la stessa politica del PKK nei confronti del YPG. “Non è possibile per noi accettare di mettere una taglia sui leader del PKK da un lato e di inviare camion di attrezzi, armi e munizioni al YPG dall’altro ha precisato il ministro all’agenzia di stampa statale Anadolu. Il ministro degli Esteri turco ha poi aggiunto di aspettarsi che gli Stati Uniti sostengano l’annuncio con azioni concrete in Siria e in Iraq “contro il PKK e le sue estensioni”.

La Turchia ha lanciato regolarmente attacchi transfrontalieri nel nord dell’Iraq, prendendo di mira le basi del PKK vicino alla roccaforte del gruppo Qandil. In Siria, invece, la Turchia ha condotto solo 2 incursioni militari nel nord-ovest dal 2016. Alla luce di ciò, il presidente Recep Tayyip Erdogan ha minacciato di estendere le operazioni nelle regioni dove operano le forze YPG. Tale dichiarazione si configura allinterno dell“avvertimento finale”, rilasciato lultima settimana di ottobre, nei confronti di chiunque abbia intimato di mettere a rischio la frontiera della Turchia.

Ad oggi, più di 40.000 persone sono state uccise da quando il PKK ha lanciato la sua insurrezione in Turchia nel 1984.

A tal proposito, il rappresentante speciale di Washington per la Siria, James Jeffrey, ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno compreso le preoccupazioni turche riguardo ai legami tra il PKK e il YPG. “Siamo dispiaciuti e vogliamo rassicurare la Turchia, annunciando che faremo tutto il possibile affinché non ci sia […] nessuna minaccia concreta per la sicurezza, proveniente dal nord, contro la Turchia ha affermato Jeffrey. A ciò, il rappresentante speciale di Washington ha poi aggiunto che gli Stati Uniti stanno limitando “molto molto attentamente” le armi fornite alle Syrian Democratic Forces, attualmente sotto il comando del YPG per combattere contro i militanti dello Stato Islamico in Siria. “Diamo loro solo armi leggere. Questa è una delle ragioni per cui recentemente non hanno avuto successo contro lo Stato Islamico, come in passato. Non hanno carri armati, non hanno artiglieria, non gli diamo armi così pesanti ” ha dichiarato Jeffrey.

Le tensioni tra Turchia e Stati Uniti sono leggermente diminuite tra ottobre e novembre. I 2 Paesi hanno revocato le sanzioni reciproche contro gli alti funzionari dopo che il tribunale turco ha liberato un pastore evangelico statunitense, in ottobre. Oltre a ciò, Washington ha annunciato che la Turchia riceverà una deroga temporanea dalle sanzioni petrolifere reimposte sull’Iran. Infine, giovedì primo novembre, le truppe statunitensi e turche hanno iniziato i pattugliamenti congiunti nella città siriana di Manbij, nel nord della Siria, dopo mesi di ritardo.

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Alice Bellante

di Redazione

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