L’Africa, la Cina e lo spettro del debito estero

Pubblicato il 8 novembre 2018 alle 19:32 in Africa Cina

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Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha recentemente avvertito che l’Africa sta andando verso una nuova crisi del debito, ed i paesi ad alto rischio sarebbero il doppio rispetto a cinque anni fa.

Secondo l’Overseas Development Institute, che ha recentemente ospitato una conferenza dedicata al crescente debito pubblico africano, “quasi il 40% dei paesi dell’Africa sub-sahariana rischia di scivolare in una grave crisi del debito”. In particolare, 8 paesi sono già in condizioni di “stress di debito”, mentre altri 18, il doppio rispetto al 2013, rischiano nel breve termine di unirsi a loro.

“I creditori – si legge nel sito dell’istituto – rivestono un ruolo fondamentale nel prevenire l’insostenibilità del debito.” Tuttavia, nonostante l’impulso globale verso investimenti responsabili, le pratiche di prestito attuate da creditori relativamente nuovi e da investitori del settore privato “non sempre sono considerate compatibili con il finanziamento sostenibile delle economie più deboli del mondo”.

Proprio il rapporto tra le nazioni africane e i suoi creditori, in particolar modo la Cina, è considerato da molti studiosi parte significativa del problema. La Banca Mondiale ha classificato 18 Paesi africani come “ad alto rischio” di crisi del debito, il cui rapporto con il PIL supera il 50%. L’importo totale del debito estero per il continente è stimato in 417 miliardi di dollari, di cui circa il 20% sarebbe dovuto alla Cina, in base a quanto afferma la Jubilee Debt Campaign, organizzazione benefica che si batte per la cancellazione del debito dei paesi poveri. Ciò rende la Cina la più grande nazione creditrice unica dell’Africa, con un totale di prestiti statali e commerciali stimati, tra il 2006 e il 2017, in 132 miliardi di dollari.

La maggior parte dei prestiti erogati in Africa dalla Cina è utilizzata per progetti infrastrutturali come strade, ferrovie e porti. Nel 2015, la “China-Africa Research Initiative” (CARI) della John Hopkins University ha identificato 17 Paesi africani potenzialmente incapaci di ripagare i loro debiti allo Stato asiatico. In particolare, il Gibuti, la Repubblica del Congo e lo Zambia sarebbero quelli più a rischio. Nel 2017, il debito dello Zambia ammontava a 8,7 miliardi di dollari, di cui 6,4 miliardi dovuti alla sola Cina. Anche per il Gibuti il 77% del debito proviene da istituti di credito cinesi. Le cifre per la Repubblica del Congo non sono chiare, ma la CARI stima che i debiti verso la Cina si aggirino intorno ai 7 miliardi di dollari.

Bisogna considerare però che, come ricorda la BBC, i dati sono difficili da verificare, dal momento che la Cina non è membro dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e non partecipa al suo sistema di segnalazione dei creditori (Creditor Reporting System).

Gli Stati Uniti sono stati molto critici nei confronti dell’approccio della Cina. Nel marzo 2018, in vista di una visita in Africa, l’allora Segretario di Stato americano, Rex Tillerson, aveva dichiarato che, con le sue politiche di prestito, la Cina aveva “incoraggiato la dipendenza, utilizzato accordi corrotti e messo in pericolo le risorse naturali” del paese. In risposta, l’ambasciatore cinese in Sud Africa, Lin Songtian, aveva affermato che la Cina è orgogliosa della sua influenza in Africa. A parer suo, i commenti di Tillerson farebbero quindi parte di una campagna diffamatoria degli USA.

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di Redazione

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