Emmanuel Macron e il “vero esercito europeo”

Pubblicato il 8 novembre 2018 alle 12:31 in Europa Francia

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Secondo il Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, l’Unione Europea avrebbe bisogno di un “vero esercito europeo” per difendersi dalle minacce che potrebbero arrivare dalla Russia, dagli Stati Uniti e dalla Cina.

È ciò che Macron ha riferito, presso quello che un tempo era il fronte occidentale di Verdun, in occasione del centenario della fine della Prima Guerra Mondiale. Di fronte ad una Russia che è “ai nostri confini” e che “ha dimostrato di poter essere una minaccia”, Macron ha ribadito la necessità di un’Europa unita nella difesa delle proprie frontiere “in maniera più sovrana”, e che in particolare non debba dipendere dagli Stati Uniti per la sua sicurezza.

A tal proposito, sarebbe in particolare l’annuncio fatto dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di abbandonare l’“Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty” (INF) a dover fare preoccupare l’Europa. Il Trattato INF era stato firmato l’8 dicembre 1987 dall’allora presidente degli USA, Ronald Reagan, e dal leader dell’ex Unione Sovietica, Michail Gorbačëv. L’accordo permise agli Stati Uniti di contrastare la graduale crescita di armamenti nel Pacifico, ponendo fine alla crisi degli euromissili. Il trattato bandiva tutti i missili via terra con raggio dai 500 a 5500 chilometri, compresi quelli a testata nucleare. In tutto, vennero distrutti 2.692 missili: 846 da parte di Washington e 1.846 da parte di Mosca. Trump avrebbe deciso di ritirarsi dall’INF a causa delle presunte violazioni russe, accuse che Washington muove sin dal 2014 e che Mosca ha respinto in blocco. L’amministrazione statunitense sostiene inoltre che il trattato svantaggi il Paese anche nei confronti della Cina, che non è parte dell’accordo e non ha restrizioni nella produzione di missili nucleari a media gittata.

Dopo le esternazioni di Macron, non sono tardati ad arrivare commenti dall’Europa. Il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, da lungo tempo sostenitore di una comune difesa europea, sostiene che i Paesi UE debbano avere una forza comune e distinta dall’alleanza militare NATO, in cui gli Stati Uniti hanno un ruolo preponderante. Anche il capogruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa, Guy Verhofstadt, ha esternato il suo sostegno a Macron, sottolineando la necessità di una “progressiva integrazione delle forze di difesa europee” in un vero e proprio esercito europeo.  L’imminente Brexit, inoltre, potrebbe accelerare il percorso verso un più accentuato ruolo militare dell’Unione Europea, ruolo al quale la Gran Bretagna si è sempre opposta.

Il portavoce della Commissione Europea, Margaritis Schinas, ha però escluso che un maggiore avvicinamento dei Paesi UE nel campo della difesa possa iniziare con un esercito. “Questa è la Commissione che ha presentato molte iniziative e proposte per costruire gradualmente un’identità di difesa più significativa e più assertiva, in questa difficile fase geopolitica”, ha detto ai giornalisti.

La Francia è da tempo il più forte sostenitore di un esercito dell’Unione. Era stato proprio Macron a lanciare l’idea, nel suo discorso alla Sorbona del 27 settembre 2017, di quella che poi è diventata l’“European intervention initiative” (EI2). L’iniziativa di intervento europeo è stata lanciata formalmente il 25 giugno 2018, con la firma di una lettera d’intenti da parte di 9 ministri europei della Difesa. L’Italia non ha partecipato al nuovo processo d’integrazione, che invece ha visto coinvolti Germania, Francia, Belgio, Regno Unito, Danimarca, Paesi Bassi, Estonia, Spagna e Portogallo.

Gli obiettivi dell’iniziativa, come si legge nella lettera d’intenti, sono molteplici. In primo luogo, la creazione di un forum, flessibile e non-vincolante, all’interno del quale gli Stati partecipanti possano impegnare le loro capacità militari per proteggere gli interessi europei. In secondo luogo, lo sviluppo di una cultura strategica condivisa, che migliori la capacità dei Paesi UE di sostenere le missioni militari all’interno delle strutture UE, NATO, ONU o coalizioni ad hoc, intensificando ed approfondendo i contatti tra i partecipanti, pur nel rispetto delle politiche nazionali. L’iniziativa, in particolare, si focalizza sulla cooperazione in alcuni ambiti, quali la previsione strategica e la condivisione dell’intelligence, lo sviluppo di scenari e la pianificazione e il supporto alle operazioni. EI2 intende poi contribuire agli sforzi già esistenti all’interno dell’Unione Europea nell’ambito della difesa, in particolare per quanto riguarda la Permanent Structured Cooperation (PESCO).

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di Redazione

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