Cina: delegazione di intellettuali non può uscire

Pubblicato il 8 novembre 2018 alle 14:28 in Asia Cina

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La Cina ha inaugurato la sua prima fiera a livello nazionale completamente incentrata sull’import, lo scorso 5 novembre. Durante il suo discorso di apertura alla International Import Expo – questo il nome ufficiale della fiera -, il presidente Xi Jinping ha più volte sottolineato l’impegno del suo Paese nel continuare a portare avanti le riforme e l’apertura che hanno caratterizzato gli ultimi 40 anni e di aumentare sempre di più l’apertura della Cina nei confronti del mondo.

La politica di Riforme e Apertura è stata avviata formalmente nel 1978 dall’allora presidente cinese Deng Xiaoping e quest’anno celebra il suo 40esimo anniversario. L’obiettivo era quello di modernizzare l’economia cinese che usciva in condizioni difficili dall’era maoista. La politica comprendeva, tra le molte altre cose, la creazione di 4 zone economiche speciali e l’apertura al commercio estero di 14 città costiere e lungo il corso dei principali fiumi cinesi mettendo di fatto fine all’isolazionismo e alla chiusura economica del Paese.

Mentre il presidente Xi Jinping annunciava al mondo la sua volontà di continuare ad aprire le porte della Cina e a facilitare l’accesso delle aziende straniere sul mercato cinese, il Fairbank Center dell’Università di Harvard – uno dei centri studi sulla Cina più celebri del mondo – annunciava l’inizio di una settimana di eventi e incontri dedicati proprio al 40esimo anniversario dal lancio della politica di Riforme e Apertura.

Un gruppo di intellettuali cinesi che doveva partire dalla Cina per partecipare agli eventi di Harvard è stato bloccato e non ha potuto lasciare il Paese. Secondo la dichiarazione pubblicata sul sito del Fairbank Center, la delegazione cinese attesa per il ciclo di eventi era composta da importanti studiosi provenienti dall’Unirule Institute of Economics – uno dei più importanti think-tank cinesi indipendenti dal governo basato a Pechino.

Il Fairbank Center ha manifestato il suo disappunto riguardo all’impossibilità della delegazione a lasciare la Cina, ritenendo che gli incontri previsti ad Harvard fossero un momento di scambio importanti, soprattutto “in un momento di tensioni crescenti tra i nostri due Paesi”.

Il capo della delegazione prevista in arrive negli Stati Uniti e direttore esecutivo dell’ Unirule Institute of Economics, Sheng Hong, ha dichiarato al South China Morning Post di essere stato fermato all’Aeroporto Internazionale di Pechino quando doveva imbarcarsi per Boston, la mattina del 1° novembre.

La ragione del fermo è stata, secondo quanto riportato dallo studioso stesso, che il suo viaggio avrebbe “messo in pericolo la sicurezza nazionale”. Sheng Hong ha affermato di essere rimasto esterrefatto e di non comprendere come la sua partecipazione a un evento accademico “possa influenzare la sicurezza nazionale. Lo trovo assolutamente assurdo”, ha aggiunto.

Sul suo Twitter, il prof. Sheng ha ricordato di essersi recato a Chicago nel 2008 – in occasione del 30esimo anniversario delle Riforme e Apertura – per partecipare a un seminario e di aver pensato, allora, che il processo di riforma “fosse completo, ma ora sembra di parlare di una vita fa.”

Il secondo di Sheng Hong, il vice direttore di Unirule, Jiang Hao, ha subito la stessa sorte del collega, ma quando gli è stato impedito di lasciare il Paese non ha ricevuto spiegazioni precise.

Negli ultimi anni, la Cina ha portato avanti una politica a due binari. Se da un lato promuove l’apertura economica verso l’estero e lo sviluppo della cooperazione internazionale, dall’altro, interamente, prende sempre più di mira i think-tanks indipendenti. Lo Unirule Institute for Economics è attualmente l’ultimo think-tank liberale ancora operativo in Cina.

Nonostante la pressione a cui è sottoposto, Unirule continua a portare avanti le sue richieste per un mercato più libero, riforme e apertura e altri ideali liberali attraverso la pubblicazione di articoli e ricerche sul proprio sito web.

La decisione di non permettere agli studiosi di Unirule di lasciare la Cina per partecipare ai seminari di Harvard potrebbe essere un nuovo elemento volto a far crescere le perplessità della comunità internazionale nei confronti del reale impegno di Pechino nelle riforme e nell’apertura.

Molti studiosi cinesi ritengono che la China International Import Expo sia un segnale concreto della volontà del governo cinese di aprirsi al mondo e di riformarsi perché in questo modo la Cina “comprerà di più dal resto del mondo”. Acquistare più prodotti dagli altri Paesi non può, però essere considerato sufficiente per il processo “di riforme e apertura”, secondo l’analisi di Charlotte Gao su The Diplomat. Se gli analisti e le autorità cinesi credono che sia così, forse non hanno compreso pienamente il senso degli ultimi 40 anni di storia cinese, conclude Charlotte Gao, e la Cina potrebbe trovarsi di fronte a un futuro “preoccupante”.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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