Bruxelles: Italia ultima in Europa per la crescita

Pubblicato il 8 novembre 2018 alle 15:32 in Europa Italia

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Le previsioni della Commissione Europea hanno tagliato le stime del PIL italiano per il 2018, portandolo da 1,3% a 1,1%, e ritoccato quello per il 2019, da 1,1% a 1,2%. L’Italia si conferma quindi il fanalino di coda per crescita in tutta Europa fino al 2020.

Le cause principali, secondo le previsioni d’autunno, sarebbero l’indebolimento dell’export e della produzione industriale. Con l’aumento del PIL dell’1,1% per il 2018 persino il Regno Unito, nonostante le difficoltà legate alla Brexit, mostra una performance migliore dell’Italia con l’1,3%. Nel 2019, allo stesso livello di PIL italiano dell’1,2% ci sarà solo Londra, che sarà ormai fuori dall’UE. La peggiore crescita dopo l’Italia sarà l’1,5% del Belgio, secondo con l’1,4% anche nel 2020, dietro l’1,3% italiano. Una futura ripresa degli export ed una maggiore spesa pubblica potrebbero, secondo la Commissione, favorire una crescita moderata, ma l’associato rischio di deficit e di un aumento degli interessi metterebbe in pericolo la riduzione del debito.

Bruxelles ha inoltre visto al rialzo le previsioni del deficit: per il 2018 sale dall’1,7% pronosticato in primavera al 1,9%, per poi arrivare al 2,9% nel 2019. Causa dell’impennata sarebbero le “misure programmate” come reddito di cittadinanza, riforma Fornero e investimenti pubblici, che “aumenteranno significativamente la spesa”. Nel 2020 il deficit sfonda il tetto del 3%, raggiungendo il 3,1%. La Commissione ha precisato però che tali cifre non tengono in considerazione la clausola di salvaguardia, cioè l’aumento dell’Iva, data la “sistematica sterilizzazione”.

Il debito strutturale, secondo l’UE, “a causa del deterioramento del bilancio e ai rischi al ribasso sulla crescita” rimarrà stabile attorno al 131% fino al 2020. È previsto “solo un lento miglioramento” per il mercato del lavoro, con le stime della disoccupazione riviste leggermente al ribasso: dal 10,8% nel 2018 previsto la scorsa primavera si scende al 10,7%, e dal 10,6% del 2019 si scende al 10,4%, per poi arrivare al 10% nel 2020.

“La qualità del lavoro della Commissione UE e la sua imparzialità non possono essere messe in causa”, ha riferito il Commissario europeo per gli affari economici e monetari, Pierre Moscovici. Per questo motivo le stime di Bruxelles, che differiscono da quelle italiane in particolare per la più alta spesa per gli interessi, “non devono prestarsi alla minima polemica”. Le previsioni sono state fatte sulla base del Documento programmatico di bilancio ricevuto il 16 ottobre, ma la situazione “potrà essere diversa quando arriverà la risposta” del Governo.

Già il 19 ottobre la Commissione europea, in una lettera diretta al ministro dell’economia, Giovanni Tria, e firmata dai commissari europei Pierre Moscovici e Valdis Dombrovskis, aveva respinto la manovra italiana, definendola “una deviazione senza precedenti”. “Con il debito pubblico italiano pari a circa il 120% del PIL – motivava la lettera – la nostra valutazione preliminare indica che i piani dell’Italia non rispetterebbero il parametro di riferimento del debito, che richiede una costante riduzione del livello del debito per avvicinarsi alla soglia del 60%”.

Le previsioni economiche d’autunno rivedono però al ribasso anche le stime di crescita dell’eurozona, per il 2019 a 1,9% dal 2% dell’estate, e a 1,7% nel 2020, mentre confermano il 2,1% per il 2018 dopo il 2,4% del 2017. “Incertezza e rischi, sia interni che esterni, sono in aumento e cominciano a pesare sul ritmo dell’attività economica”, ha avvertito Dombrovskis.

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di Redazione

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