Poroshenko e Bartolomeo I firmano l’accordo per l’autocefalia

Pubblicato il 7 novembre 2018 alle 12:30 in Russia Ucraina

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Petro Poroshenko e Bartolomei I, il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, hanno firmato uno storico accordo di cooperazione e interazione per il raggiungimento dell’autocefalia della Chiesa Ortodossa ucraina, il 3 novembre, in seguito ad un incontro tenutosi ad Istanbul. Si tratta di un momento storico, come ha dichiarato Bartolomeo I, sia per l’intera Chiesa Ortodossa che per le sue relazioni bilaterali. Il Patriarca si è inoltre detto sicuro che il traguardo appena raggiunto porterà all’unità e all’unificazione di tutti i fedeli ortodossi in Ucraina.

Dello stesso avviso è anche Poroshenko, che lo ha ringraziato Bartolomeo I per “l’incontro pieno di saggezza”, ed ha spiegato che l’accordo stabilisce le condizioni per la concessione del tomo dell’autocefalia. Tale processo procederà in stretta conformità con i canoni della Chiesa Ortodossa.

Il traguardo raggiunto il 3 novembre è il risultato di un percorso che ha avuto inizio quando, l’11 ottobre, al termine di un sinodo di tre giorni, Bartolomeo I, ha appoggiato la richiesta dell’Ucraina di stabilire una chiesa autocefala. In quell’occasione, sono state adottate diverse decisioni per aprire al Paese la strada verso l’autocefalia. Tra queste, vi è la riabilitazione del Patriarca ucraino Filarete, che era stato scomunicato dalla Chiesa Ortodossa russa nel 1997, quando era alla guida del Patriarcato di Kiev, formatosi dopo il collasso dell’Unione Sovietica del 1991. Filarete sosteneva una Chiesa ucraina indipendente ed un’integrazione più stretta con l’Occidente. Ad oggi, Filarete, apertamente critico nei confronti dell’attuale leadership russa, spera di guidare la Chiesa indipendente ucraina. Un’altra decisione presa a favore di Kiev è l’abolizione della lettera sinodale del 1686, che dava al Patriarca di Mosca la facoltà di ordinare il Capo della Chiesa di Kiev, come riporta il Financial Times. In questo modo, la Chiesa di Kiev è stata portata fuori dalla giurisdizione canonica di Mosca, come spiega l’agenzia di stampa ucraina Unian.

Le implicazioni di questa mossa, in termini di relazioni tra la Russia e l’Ucraina, sono notevoli. All’indomani del sinodo, Kiev aveva definito l’evento evento un passo fondamentale contro l’ingerenza di Mosca nei suoi affari, dopo aver accusato  la Chiesa Ortodossa russa di esercitare la propria influenza sul territorio ucraino, lasciandosi utilizzare dal Cremlino per giustificare l’espansionismo russo e il sostegno dei separatisti nell’Ucraina Orientale, come riferisce Reuters

Da Mosca è arrivata una duplice reazione, sia dal Cremlino che dalla Chiesa Ortodossa russa. Il primo ha dichiarato di opporsi a qualsiasi evento che porti a una divisione nella fede Ortodossa. La seconda ha accusato il Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli di aver invaso il suo territorio canonico. Come ha spiegato il New York Times, la gerarchia ecclesiastica russa avrebbe intenzione di recidere i legami religiosi tra il Patriarcato di Mosca e quello di Costantinopoli, ed ha impedito a tutti i suoi aderenti di prendere parte a rituali come la comunione, il battesimo e il matrimonio in qualsiasi chiesa controllata dal Patriarcato di Costantinopoli. Tale decisione è stata descritta dal quotidiano newyorkese  come “un altro passo verso uno dei più seri scismi del Cristianesimo da secoli”, dopo lo Scisma d’Oriente e l’avvento della riforma protestante.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Cristina Lipari

 

di Redazione

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