Libia: IOM invia equipaggiamento medico al Ministero della Salute

Pubblicato il 7 novembre 2018 alle 6:01 in Immigrazione Libia

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L’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM) ha inviato equipaggiamento medico al Ministero della Salute della Libia, attraverso il Fondo Fiduciario dell’Unione Europea (EUTF). La donazione include macchine ad ultrasuoni, monitor medici, sedie a rotelle ed altre tipologie di dispositivi sanitari, che verranno smistati in 14 strutture sparse per la Libia, di cui 10 centri medici e 4 ospedali. Le città interessate saranno Tobruk, Bengasi, Kufra, Misrata, Garabulli, Tripoli, Bani Walid, Azzawya, Zwara, Sebha, Ubari e Ashati.

La donazione è stata annunciata in seguito alla visita in Libia effettuata dalle squadre mediche dell’IOM, che hanno concordato con il Ministero della Salute i requisiti e le necessità del settore sanitario nel Paese nordafricano. A causa della continua instabilità, le strutture mediche in Libia stanno faticando a mantenere un equipaggiamento adeguato e, di conseguenza, non riescono a fornire il servizio richiesto dalla popolazione bisognosa.

L’IOM sta continuando ad espandere la propria assistenza medica ai cittadini libici, soprattutto agli sfollati e ai migranti e, in collaborazione con il Ministero della Salute, sta cercando di rafforzare le strutture esistenti e di accrescere l’accesso ai servizi sanitari primari. “Siamo grati per il supporto fornito dalle nostre controparti in Libia, le quali ci segnalano le necessità degli ospedali “, ha affermato uno dei dottori dell’IOM in Libia, Mohamed Abugalia.

L’organizzazione dell’Onu è intervenuta in Libia nel 2006, collaborando con le autorità locali per assistere la popolazione. Ad oggi, l’IOM ha aiutato 25.590 migranti e 107 sfollati interni, fornendo loro assistenza medica, ed ha approfondito la collaborazione con altre controparti attive nel Paese nordafricano.

Da quando il regime del dittatore Muammar Gheddafi è stato rovesciato, nell’ottobre 2011, la Libia non è mai riuscita a compiere una transizione democratica. Ancora oggi il potere politico è diviso in due governi: il primo a Tripoli, appoggiati dall’Onu e dall’Italia, mentre il secondo a Tobruk, sotto l’influenza di Russia, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Francia. L’assenza di una guida unitaria in grado di controllare efficacemente tutto il territorio nazionale ha fatto sì che i gruppi terroristici, le organizzazioni criminali ed i trafficanti di esseri umani si approfittano di tale situazione di instabilità politica ed economica, portando avanti indisturbati le proprie attività. Ne consegue che i migranti sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati, mentre i cittadini sono spesso costretti a sfollare.

All’inizio di ottobre, l’IOM ha riferito che in Libia erano presenti più di 669.000 migranti irregolari di 41 diverse nazionalità, di cui le prime cinque sono nigerina, egiziana, ciadiana, sudanese e nigeriana. Il 12% degli stranieri sono donne, mentre il 9% bambini, di cui il 35% non è accompagnato. L’organizzazione ha informato altresì che il 60% degli stranieri è stato identificato nelle aree occidentali del Paese, con la concentrazione più alta nell’area intorno a Tripoli. I restanti migranti si trovano tra l’Est e il Sud della Libia, rispettivamente il 21,5% e il 18,5%.

Oltre a ciò, la capitale Tripoli, tra la fine di agosto e la fine di settembre, è stata teatro di violenti scontri tra due coalizioni di milizie rivali, che hanno causato la morte di 115 persone e il ferimento di oltre 500. Nel corso delle offensive, il 2 settembre, circa 400 prigionieri sono fuggiti dalla prigione di Ain Zara a Tripoli.

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Sofia Cecinini

 

di Redazione

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