India: tensione crescente tra governo e Banca Centrale

Pubblicato il 7 novembre 2018 alle 17:32 in Asia India

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L’ex governatore della Reserve Bank of India (RBI), Raghuram Rajan, è intervenuto nella discussione tra la Banca Centrale e il governo indiano, mettendo in guardia in merito al rischio che l’indipendenza della RBI venga minato.

“Questi non sono tempi buoni per essere etichettati come un Paese che non rispetta l’autonomia della Banca Centrale”, ha dichiarato Rajan, governatore della RBI fino al 2016, all’emittente indiana CNBC TV18. Ha inoltre aggiunto che la Reserve Bank rappresenta una “cintura di sicurezza”, la quale, mettendo in sicurezza il governo, consente di evitare incidenti “piuttosto gravi”.

La tensione tra le istituzioni è esplosa nei giorni scorsi, dopo che il vicegovernatore della RBI, Viral Acharya, in una conferenza pubblica, aveva avvertito di conseguenze “potenzialmente catastrofiche” che sarebbero derivate dai continui sforzi del governo di influenzare la politica della Banca Centrale. Con uno sfogo, definito “insolito” dal Financial Times, aveva aggiunto che “i governi che non rispettano l’indipendenza della Banca Centrale prima o poi incorreranno nell’ira dei mercati finanziari, saranno causa di un incendio economico e rimpiangeranno il giorno in cui hanno minato un’importante istituzione regolatrice”

Negli ultimi mesi il governo indiano, con a capo il primo ministro Narendra Modi, ha preso in considerazione la possibilità di invocare una clausola dell’atto costitutivo della RBI, la quale afferma che l’organo esecutivo “di volta in volta, previa consultazione del governatore, può fornire alla banca delle indicazioni considerate necessarie al pubblico interesse”. In particolare, Modi vorrebbe alcune esenzioni per le compagnie elettriche, un accesso alle riserve di capitale della RBI per fornire liquidità, ed un indebolimento delle restrizioni sui prestiti alle imprese, che la banca ha imposto alle banche controllate dallo Stato.

In risposta allo scontro, il ministro delle Finanze indiano, Arun Jaitley, pur riconoscendo l’autonomia della Banca Centrale come “requisito di governance essenziale e accettato”, ha insistito sul fatto che il governo eletto avesse il diritto di tenere con l’ente regolatore “ampie consultazioni”, attraverso le quali poter “valutare problemi e suggerire soluzioni”.

Una svolta cruciale in merito alla disputa ci sarà probabilmente il 19 novembre, data della prossima riunione del consiglio di amministrazione della RBI. È stato riportato che, in tale occasione, il governatore della Reserve Bank of India, Urjit Patel, potrebbe dimettersi dal suo ruolo, dal momento che la bagarre con il governo starebbe causando danni alla sua salute. Nonostante queste indiscrezioni, pare che l’esecutivo indiano intenda mantenere le sue pressanti richieste per un allentamento delle restrizioni ai prestiti e per la concessione di maggiore liquidità. Anche la composizione del consiglio di amministrazione della RBI ha rappresentato un tema caldo nel dibattito sull’indipendenza della banca. Ad agosto era stato nominato al consiglio Swaminathan Gurumurthy, giornalista di destra che, secondo quanto riferito, avrebbe contribuito a convincere Modi ad eseguire la sua controversa manovra di demonetizzazione nel 2016.

Di questa continua discussione tra il governo e la Banca Centrale, quello che più lascia perplessi sarebbe, secondo il Times of India, la grande quantità di criticità che sono emerse in un così breve periodo di tempo. Sebbene l’economia indiana sia stata recentemente sostenuta da una buona performance della spesa privata e della produzione, la rupia è finora diminuita di circa il 15% rispetto al dollaro. Gli investimenti privati rimangono fiacchi e rimangono dubbi sul fatto che l’economia sarà in grado di accelerare ulteriormente. Anche il deficit commerciale, l’inflazione e i prezzi elevati del petrolio e delle materie prime sono una preoccupazione importante.

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di Redazione

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