Elezioni midterm: Camera ai democratici e Senato ai repubblicani

Pubblicato il 7 novembre 2018 alle 10:27 in USA e Canada

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Le elezioni metà mandato negli Stati Uniti hanno fatto riconquistare ai democratici la maggioranza alla Camera, dopo 8 anni, mentre i repubblicani l’hanno mantenuta al Senato. Come prima reazione a tale risultato contrastante, il presidente Donald Trump ha deciso di celebrare il successo repubblicano nonostante la perdita della Camera. “Successo tremendo stanotte, grazie a tutti!”, ha scritto su Twitter.

Tuttavia, la Camera democratica costituirà un problema per l’amministrazione Trump, in quanto i suoi membri hanno promesso di voler limitare il potere del presidente. L’ex portavoce democratica della Camera, Nancy Pelosi, che adesso potrà ricoprire tale ruolo nuovamente, ha dichiarato che la nuova maggioranza lavorerà per contenere la Casa Bianca e migliorare il servizio sanitari.

“Oggi non è solo una questione tra repubblicani e democratici, si tratta di ristabilire i controlli e gli equilibri della Costituzione all’amministrazione Trump”, ha spiegato Pelosi. La nuova maggioranza alla Camera è composta da un numero record di candidate donne che, ad oggi, detengono 84 seggi, i quali dovrebbero aumentare fino a 100 non appena i conteggi saranno conclusi. Complessivamente, erano 277 le candidate al ballotaggio per il Congresso e governatori, di cui 210 alla Camera. Tali elezioni hanno segnato una serie di eventi storici, tra cui l’elezione delle prime due donne musulmane al Congresso. Si tratta delle democratiche Rashida Tlaib, del Michingam, e di Ilhan Omar, del Minnesota. La prima è di origini palestinesi, mentre la seconda è di origini somale. Oltre a loro, sono state elette anche due native americane, Sharice Davids e Deb Haaland, rispettivamente in Kansas e Nuovo Messico.

Alla luce dei risultati, i democratici potrebbero ottenere più di 30 seggi alla camera, e quindi oltrepassare la soglia dei 23 necessari per avere la maggioranza. Al Senato invece, la vittoria dei repubblicani in Indiana, Missouri, Nord Dakota, Tennessee e Texas ha confermato la maggioranza del GOP. Tutto ciò indica che il partito repubblicano si è ormai trasformato nel partito di Trump.

La nuova classe di repubblicani è composta in gran parte da alleati del leader della Casa Bianca, tra cui Mike Braun in Indiana, Josh Hawley in Missouri e Kevin Cramer in Nord Dakota, che si sono impegnati efficacemente per l’agenda del presidente e devono il loro nuovo lavoro, almeno in parte, alla sua energica campagna a loro favore.

Il Washington Post scrive che, in un certo senso, il risultato è stato simile a quello del 2016, con sondaggi che hanno sovrastimano il vantaggio democratico, e i repubblicani che, invece, hanno mostrano una resilienza imprevista grazie in parte alla retorica incendiaria di Trump e al focus sui temi nativisti. Piuttosto che centrare la sua discussione conclusiva sulla forte crescita economica del Paese, il leader americano ha scelto di evidenziare temi che dividono, attraverso un strategico per dare energia ai suoi elettori conservatori. 

La CNN sostiene che, adesso, molto dipenderà da come Trump reagirà al rimprovero degli elettori per una presidenza che si è dispiegata nel caos istituzionale, che ha portato a divisioni razziali e culturali e che spesso ha calpestato dalla verità e dai fatti. Data la sua storia e la sua personalità, sembra improbabile che il presidente rifletterà sulla guerra culturale che ha scatenato nei giorni della fine della campagna e cambierà il suo approccio. In effetti, egli può affermare che tale approccio è stato alla base di un rendimento migliore per il GOP nelle gare al Senato. Tuttavia, i critici sostengono che la preoccupazione di Trump di rafforzare il sostegno dei suoi seguaci rischi di peggiorare il danno sofferto da parte di molti elettori, così da compromettere seriamente la sua possibilità di essere rieletto tra due anni.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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