USA: Iraq esente dalle sanzioni sull’elettricità

Pubblicato il 6 novembre 2018 alle 11:34 in Iraq USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Dopo l’entrata in vigore delle sanzioni statunitensi contro l’Iran, il 5 novembre, Washington ha accettato di concedere all’Iraq un’esenzione chiave che risparmierà al Paese alcuni degli effetti più dannosi delle misure punitive.

Gli Stati Uniti hanno altresì deciso di permettere a Baghdad di continuare a importare elettricità dall’Iran, permettendo all’Iraq di evitare un ulteriore peggioramento delle penurie energetiche che affliggono il sud del Paese. Proprio tali carenze hanno contribuito ad alimentare manifestazioni in corso da mesi, diffuse in tutta Bassora. A conferma di ciò, il portavoce del Ministero degli Esteri iracheno, Ahmed Mahjoub, nel mese di ottobre, aveva dichiarato che ben 2/3 delle forniture di energia elettrica dell’Iraq dipendono proprio dalle importazioni di gas naturale.

“Il taglio dell’importazione di prodotti raffinati sarebbe un problema perché l’Iraq, nonostante le sue immense risorse, ha una carenza di raffinazione e dipende dall’Iran per i prodotti raffinati” ha affermato ad Al-Monitor Kirk Sowell, il capo della società di intelligence politica, Utica Risk Services. Come se non bastasse, secondo un nuovo rapporto del Congressional Research Service, il nuovo speaker del parlamento iracheno, Mohammed al-Halbousi, avrebbe affermato che “l’Iraq sarà sempre al fianco del popolo iraniano” e che si opporrà “all’esercizio di qualsiasi pressione economica e embargo sull’Iran”.

Nonostante ciò, la ripresa delle sanzioni petrolifere iraniane ha costretto l’Iraq a concludere un nuovo accordo di scambio petrolifero con Teheran. Non a caso, a Baghdad, per quanto riguarda le sanzioni petrolifere, non è stata concessa una deroga a differenza delle esenzioni temporanee concesse a 8 dei principali acquirenti di petrolio dell’Iran: Cina, Giappone, Corea del Sud, Taiwan, India, Turchia, Grecia e Italia.

Alla luce di ciò, il Segretario di Stato statunitense, Mike Pompeo, ha emesso 12 richieste dirette all’Iran, le quali, in caso fossero rispettate, porterebbero un alleggerimento delle sanzioni. La sesta richiesta invita Teheran a “rispettare la sovranità del governo iracheno e consentire il disarmo, la smobilitazione e il reinserimento delle milizie sciite”. Nonostante l’impegno degli USA, dopo che l’ambasciata americana a Baghdad ha twittato la richiesta in questione, il 30 ottobre, il ministero degli Esteri iracheno ha risposto in modo gentile, sottolineando però che “rifiuta le interferenze negli affari interni dell’Iraq, particolarmente in riferimento alla riforma della sicurezza interna”.

Infine, l’amministrazione Trump ha inoltre annunciato altre esenzioni che consentiranno ad alcuni attori internazionali di sostenere gli sforzi dell’Iran nel perseguire la ricerca e lo sviluppo a livello civile in 3 siti nucleari, come previsto dal relativo accordo. In una dichiarazione del 5 novembre, il Dipartimento di Stato ha tuttavia precisato che gli Stati Uniti non stanno emettendo deroghe per nuovi progetti nucleari civili, ma, al contrario, stanno permettendo la continuazione, in linea puramente temporanea, di alcuni progetti, già in corso, che impediscono all’Iran di ricostituire il suo programma di armamenti e che bloccano lo status quo nucleare fino a quando non sarà possibile ottenere un accordo più forte che tenga pienamente e fermamente conto di tutte le preoccupazioni.

Il Dipartimento del Tesoro, il 5 novembre, ha annunciato che gli Stati Uniti hanno imposto il pacchetto di sanzioni più grande di sempre contro l’Iran, il quale colpirà oltre 700 individui, entità, aerei e navi di Teheran. Secondo quanto riferito dal comunicato del Tesoro, la mossa americana fa parte della re-imposizione delle sanzioni sulle attività nucleari iraniane, conseguenti l’uscita degli USA dal Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), il patto nucleare concluso con l’Iran il 14 luglio 2015. L’obiettivo delle misure restrittive, spiega il comunicato, è quello di impedire che Teheran continui a finanziare le proprie attività maligne, e esercitare una forte pressione finanziaria sul regime iraniano, affinché questo negozi un nuovo accordo che neghi qualsiasi sviluppo o acquisto nucleare o missilistico.

JCPOA era stato firmato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania e dai 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ossia Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina. Il patto prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro Teheran dall’Unione Europea, dalle Nazioni Unite e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale. Secondo quanto affermato dal presidente Trump, si è trattato del peggior patto mai stipulato dagli Stati Uniti.

Gli 8 Paesi temporaneamente esentati dalle sanzioni avranno ora 6 mesi di tempo per tagliare i rapporti con l’Iran.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Alice Bellante

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.