Trump ha voltato le spalle ai cristiani in Medio Oriente?

Pubblicato il 6 novembre 2018 alle 10:42 in Medio Oriente USA e Canada

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L’amministrazione Trump ha abbandonato i progetti volti a facilitare l’acquisizione dello status di rifugiati per i cristiani perseguitati del Medio Oriente. Tuttavia, “aumenterà la sicurezza” nelle zone di conflitto e nelle zone pacificate, in modo da permettere a queste comunità storiche di rimanere nei loro Paesi d’origine.

Secondo quanto ha dichiarato un funzionario americano al quotidiano The New Arab, gli Stati Uniti hanno speso “centinaia di milioni di dollari” per stabilizzare la turbolenta regione mediorientale, al fine di arrestare la partenza delle minoranze perseguitate dei caldei, yazidi, assiri, etc. Sam Brownback, l’ambasciatore globale per la libertà religiosa del Dipartimento di Stato americano, ha affermato: “In passato abbiamo già visto questo esodo, in particolare dei cristiani, dal Medio Oriente, e abbiamo sempre detto, va bene, concediamo l’asilo a queste persone in Occidente, che si tratti di Europa, Canada, Stati Uniti Stati, Australia”, aggiungendo, “l’asilo è ancora concesso, ma questa volta l’amministrazione vuole provare a dare alle comunità storiche di questi Paesi la possibilità rimanere nella propria regione e di godere di una vita libera e sicura”.

Brownback, ex governatore repubblicano del Kansas, ha raccontato di aver visitato l’Iraq settentrionale a luglio. In quell’area, i progetti di supporto statunitensi ed europei hanno contribuito a decimare città e villaggi cristiani. “Erano rimaste circa la metà delle comunità di queste minoranze religiose, nonostante le chiese e le case fossero state ricostruite, queste antiche comunità storiche dovrebbero poter rimanere lì”, ha affermato. Negli anni ’90, l’Iraq ospitava ben 1,4 milioni di cristiani, due terzi dei quali erano cattolici caldei, un gruppo di cristiani mediorientali in comunione con la chiesa di Roma. Oggi ne rimangono meno di 250.000, secondo le stime del rapporto annuale del governo americano sulla libertà religiosa. Tali comunità hanno gravemente sofferto a seguito dell’invasione guidata dagli Stati Uniti nel 2003, che ha portato ad una guerra tra le varie fazioni. I cristiani della regione, in tale periodo, si trovarono in mezzo a diversi scontri ed oggi continuano ad essere perseguitati nella guerra civile in corso in Siria.

Durante le elezioni americane del 2016, il presidente Donald Trump, allora candidato, sottolineò il fatto che, nonostante le palesi persecuzioni, era “quasi impossibile” per i cristiani del Medio Oriente ottenere lo status ufficiale di rifugiato negli Stati Uniti. “Cambierà tutto”, aveva dichiarato. Da quando è entrato in carica, il vicepresidente, Mike Pence, che promuove il sostegno elettorale da parte dei cristiani evangelici, ha sottolineato in diverse occasioni che la sopravvivenza delle comunità cristiane in Medio Oriente era a rischio e che gli Stati Uniti sarebbero accorsi in aiuto. “La realtà è che in tutto il mondo la fede cristiana è sotto assedio”, ha dichiarato Pence in una conferenza tenutasi nel 2017 e dedicata ai cristiani perseguitati. “E in nessun luogo questo assalto contro la nostra fede è più evidente che nell’antichissima terra in cui è nato il cristianesimo”.

Nonostante queste promesse, i numeri non sono a favore del presidente Trump e del vice Pence. Uno studio di ottobre del Cato Institute, un gruppo di ricerca sulle libertà fondamentali nel mondo, ha rilevato che i cristiani sono stati vittime di estreme restrizioni nelle libertà di movimento, a causa delle politiche portate avanti dai Paesi a maggioranza musulmana del Medio Oriente. Queste ne ha influenzato le partenze verso Europa e America. Complessivamente, il numero di rifugiati cristiani negli Stati Uniti è sceso del 64%, rispetto agli ultimi mesi dell’amministrazione Obama. In particolare, il numero di rifugiati cristiani siriani è diminuito del 94%, mentre quelli provenienti dall’Iraq sono diminuiti del 99%. Nel maggio 2017, le autorità statunitensi hanno iniziato a arrestare centinaia di cristiani caldei e altri immigrati iracheni nel Michigan e in altri stati, con l’accusa di violazione delle leggi sull’immigrazione. Tali detenuti sono spesso stati minacciati di deportazione.

Anche i cristiani del Medio Oriente che hanno vissuto e lavorato negli Stati Uniti per anni sono stati presi di mira in quella che New Arab definisce la più ampia repressione recente dell’immigrazione, con dozzine di cristiani iracheni che si trovano ora nei centri di immigrazione, a rischio espulsione. Il contrasto tra la retorica dell’amministrazione e le sue azioni ha deluso alcuni evangelici che avevano sostenuto l’elezione di Trump nel 2016 e ha provocato accuse di ipocrisia da parte di attivisti cristiani, gruppi per i diritti umani e alcuni deputati. “Il presidente Trump ha promesso di aiutare i rifugiati cristiani, ma le azioni parlano più delle parole: finora, i numeri non ci sono”, ha riferito Mark Arabo, un sostenitore dei cristiani iracheni perseguitati in Medio Oriente, che lavora presso la Minority Humanitarian Foundation. “Ha promesso sicurezza, ha promesso case, e cosa abbiamo da ottenuto? Niente. Ma questo potrebbe cambiare. I soldi che stanno inviando non raggiungono le persone che ne hanno più bisogno, e riceviamo ancora chiamate dai caldei che sono disperati e vogliono solo venire negli Stati Uniti”. Tuttavia, per ora, sotto l’amministrazione Trump, il sogno americano non sembra poter essere accessibile ai cristiani perseguitati. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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