Libia: Consiglio di sicurezza dell’Onu estende le sanzioni fino al 2020

Pubblicato il 6 novembre 2018 alle 17:31 in Africa Libia

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Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha esteso le sanzioni contro la Libia fino al 2020.

La risoluzione non è stata adottata all’unanimità, ma con 13 voti favorevoli su 15. Russia e Cina, al contrario degli altri membri, hanno deciso di astenersi, soprattutto per l’inclusione della violenza sessuale e degli stupri tra l’elenco dei reati da sanzionare. Mosca ha altresì accusato l’Olanda e la Svezia, che hanno proposto tale criterio, di populismo e di tentare di far leva sulla propria politica interna. Da parte sua, la Russia ritiene che il Consiglio di sicurezza dovrebbe preoccuparsi maggiormente delle minacce alla sicurezza internazionale, e non della politica interna della Libia e delle sue questioni criminali.

Il primo novembre, il premier di Tripoli, Fayez Serraj, aveva chiesto all’Onu di sospendere parzialmente l’embargo sulle armi e di scongelare gli asset esteri della Libia. A suo avviso, una revisione delle sanzioni contro la Libia sarebbe fondamentale, in quanto il popolo libico sta pagando le conseguenze di tali restrizioni. In particolare, ha spiegato Serraj, le sanzioni delle Nazioni Unite costituiscono un grande impedimento per il progresso economico e per lo sviluppo del Paese. In relazione alla situazione della sicurezza in Libia, il premier aveva riferito che le nuove misure di sicurezza sono volte a migliorare le condizioni delle città e a combattere l’immigrazione illegale.

Le sanzioni contro la Libia risalgono al 26 febbraio 2011 dal Consiglio di sicurezza con l’adozione all’unanimità della Risoluzione 1970, che impose un embargo illimitato sulla fornitura di armi e materiale militare da e verso la Libia. Il 12 giugno scorso, il Consiglio aveva esteso l’embargo per un altro anno, adottando la Risoluzione 2420. In una dichiarazione ufficiale è stato affermato che, in base al capitolo 7 della Carta, il Consiglio di Sicurezza ha deciso che le Risoluzioni 2292 del 2016 e 2357 del 2017, riguardanti la rigorosa applicazione dell’embargo sulle armi in alto mare al largo delle coste libiche, saranno estese per ulteriori 12 mesi. L’organizzazione ha anche specificato che la sua responsabilità primaria è la manutenzione della pace e della sicurezza internazionale, ai sensi della Carta delle Nazioni Unite, e ha ribadito che il terrorismo, in tutte le forme e manifestazioni, costituisce una delle più gravi minacce per la comunità internazionale. La decisione prevede che il Segretario generale riferisca al Consiglio di sicurezza di redigere un rapporto sull’attuazione della Risoluzione entro 11 mesi.

Da quando il regime del dittatore Muammar Gheddafi è stato rovesciato, nell’ottobre 2011, la Libia non è mai riuscita a compiere una transizione democratica. Ancora oggi il potere politico è diviso in due governi: il primo a Tripoli, sotto l’influenza degli Stati Uniti e dell’Italia; il secondo a Tobruk, sotto l’influenza di Russia, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Francia. I trafficanti di esseri umani si approfittano di tale situazione di instabilità politica ed economica, con il risultato che i migranti sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati. 

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Sofia Cecinini

di Redazione

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