Atteso rimpasto parziale del governo tunisino questa settimana

Pubblicato il 6 novembre 2018 alle 6:01 in Africa Tunisia

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Il premier tunisino, Youssef Chahed, annuncerà il rimpasto parziale del gabinetto nel corso di questa settimana.

Tale notizia è stata diffusa da fonti vicine al governo di Tunisi, le quali hanno sottolineato la crescente pressione a cui è sottoposto il partito del primo ministro, Nidaa Tunis. È previsto che Chahed cambi almeno 6 portafogli, tra cui quello di Turismo, Energia, Salute e Trasporti, mentre non saranno toccati il Ministero dell’Interno, della Difesa, degli Affari esteri e delle Finanze. “Il premier ha concluso i negoziati con i partiti politici e li annuncerà nei prossimi giorni”, ha riferito la fonte a Reuters in condizioni di anonimato.

Alla fine di settembre, il presidente Beji Caid Essebsi ha annunciato la fine dell’alleanza tra il suo partito laico Nidaa Tounes, e gli islamisti moderati di Ennahda, approfondendo le divisioni all’interno della fragile coalizione di governo. Secondo alcuni analisti, la decisione del presidente potrebbe ostacolare l’attuazione delle riforme economiche volute dai partner internazionali che hanno fornito soldi a Tunisi, per rimettere in piedi l’economia tunisina. “Il governo non rischierà di essere rovesciato in Parlamento, ma la divisione aumenterà, le tensioni sociali emergeranno e ci saranno conseguenze negative per le riforme economiche”, ha spiegato Nizar Makni, analista e giornalista, il quale ha aggiunto che i cambiamenti economici richiedono consenso per evitare nuove proteste di massa.

Nonostante la coalizione governativa stesse facendo i conti con l’inflazione e la disoccupazione, era riuscita a far compiere alla Tunisia quella che è riconosciuta come l’unico successo democratico della Primavera Araba, evitando che il Paese nordafricano andasse incontro alle stesse sorti di Egitto, Libia e Siria. Nel 2014, Ennahda e Nidaa Tounes concordarono una Costituzione che conferisse ampi diritti politici e limitasse il ruolo della religione, permettendo l’organizzazione di elezioni libere. Tuttavia la Tunisia è andata incontro ad una nuova crisi politica nel corso dell’anno passato, da quando il figlio di Essebsi, leader di Nidaa Tounes, a luglio, ha chiesto le dimissioni del premier Youssef Chahed, accusato di non essere riuscito a rialzare l’economia della Tunisia. Tuttavia, il partito Ennahda si è schierato in supporto al premier tunisino, sostenendo che la sua dimissione avrebbe avuto effetti negativi sulla stabilità del Paese.

Dal rovesciamento di Zine al-Abidine Ben Ali, nel 2011, 9 diversi gabinetti non sono riusciti a diminuire l’inflazione e la disoccupazione in Tunisia. La prima ha toccato il livello record del 7.7% ad aprile 2018, con la moneta tunisina caduta a picco e le importazioni alimentari sempre più costose. Chahed spinge per rinnovare le imprese statali in perdita, ma è ostacolato dal potente sindacato UGTT, che non condivide la sua politica. 

La situazione del Paese nordafricano è stata peggiorata dai numerosi attacchi terroristici che hanno ridotto il turismo e gli investimenti esteri, peggiorando così gli standard di vita dei cittadini. I finanziatori internazionali come il Fondo Monetario Internazionale, che ha tenuto a galla il Paese, stanno diventando sempre più impazienti. Si prevede che nuove elezioni legislative e presidenziali si terranno nel 2019. L’ultimo attacco terroristico si è verificato il 29 ottobre a Tunisi, dove la 30enne Mna Guebla si è fatta saltare in aria nei pressi di un posto di blocco di polizia lungo la via Habib Bourguiba, ferendo 15 agenti e 2 adolescenti. Si è trattato del primo attacco terroristico del genere da quelli che colpirono il Paese nel corso del 2015. Ad avviso delle autorità tunisine, tuttavia, si è trattato di un episodio isolato, dal momento che la donna non era presente su nessuna delle liste dei sospettati estremisti.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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