Afghanistan: attacco dei talebani al confine con l’Iran

Pubblicato il 6 novembre 2018 alle 14:28 in Afghanistan NATO

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I talebani hanno attaccato un avamposto di confine con l’Iran, nella provincia di Farah, nell’Afghanistan occidentale, uccidendo 20 soldati, martedì 6 novembre. Alcuni ufficiali locali hanno accusato l’Iran, principale nemico degli USA in Medio Oriente, di aver finanziato i terroristi con soldi e armi. Ad avviso di Washington, Teheran sta cercando di estendere la propria influenza delle zone occidentali dell’Afghanistan, in prossimità dei confini con il Paese asiatico. Da parte sua l’Iran, al contrario, ha sempre smentito tali indiscrezioni.

Si è trattato dell’ultimo assalto contro le forze di sicurezza afghane, le quali sono nel mirino dei talebani. L’attentato, inoltre, sottolinea le difficoltà dell’esercito afghano di fronte alle offensive dei militanti che, negli ultimi mesi, hanno colpito particolarmente la provincia di Farah, dove sono morti centinaia di ufficiali. Nel frattempo, il 5 novembre, i talebani hanno preso il controllo di un importante postazione di sicurezza fuori dalla città di Ghazni, uccidendo 13 membri dell’esercito di Kabul. Nel solo mese di settembre, 500 soldati hanno perso la vita, mentre centinaia sono stati feriti, secondo le stime del Ministero dell’interno afghano.

L’attacco al confine con l’Iran è avvenuto lo stesso giorno in cui il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, è giunto in Afghanistan per incontrare i leader del Paese e gli ufficiali della colazione governativa. Nel mese di ottobre, Stoltenberg aveva affermato che l’alleanza atlantica supporta il processo di pace in Afghanistan, pur non prendendovi parte direttamente, mirando ad una soluzione pacifica del conflitto.

La NATO è intervenuta in Afghanistan nel 2003, per supportare l’intervento americano, iniziato nel 2001, per eliminare la minaccia terroristica e stabilizzare il Paese asiatico. Durante un summit dei ministri della Difesa della NATO a Bruxelles, tenutosi l’8 e il 9 novembre 2017, il segretario generale ha reso noto che l’alleanza atlantica avrebbe aumentato le truppe in Afghanistan da 13.000 a 16.000. Tale decisione è stata presa in linea con la nuova strategia americana nel Paese asiatico, annunciata da Trump il 21 agosto 2017, con l’obiettivo di eliminare definitivamente la minaccia terroristica dalla regione e stabilizzare il governo di Kabul.

Nel trimestrale al Congresso, l’ispettore generale speciale per la ricostruzione afgana (SIGAR) ha dichiarato che, ad oggi, i talebani controllano una porzione di territorio più grande rispetto al 2011. Il governo dell’Afghanistan attualmente influenza solo il 55,5% dei distretti del Paese, il livello più basso da quando il SIGAR ha cominciato a tener conto del controllo distrettuale, a novembre 2015, quando le autorità di Kabul governavano il 72% dei distretti. Le cifre ufficiali danno un’idea della diminuzione del controllo dell’esercito afgano del territorio nazionale rispetto, invece, all’insorgenza determinata e sostenuta dei talebani.

Dopo essere stati abbattuti dagli americani, in seguito all’invasione del 2001 e all’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere un gruppo insurrezionale che compie numerose offensive per destabilizzare il Paese e riprendere il controllo del governo. Diciassette anni di invasione e più di 100 miliardi di dollari spesi, tuttavia, non sono ancora riusciti a porre fine all’instabilità del Paese, che continua a subire la furia sia dei militanti afgani, sia dei terroristi affiliati all’ISIS. L’obiettivo dei talebani è quello di riprendere il controllo della capitale Kabul per imporre in tutto il Paese una rigida interpretazione della legge islamica.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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