Stress Test banche: promosse Intesa, Unicredit, Ubi e Banco Bpm

Pubblicato il 5 novembre 2018 alle 12:37 in Europa Italia

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Le banche italiane hanno superato gli stress test. Secondo i risultati forniti dall’Eba, l’European Banking Authority, i quattro istituti interessati hanno registrato un coefficiente patrimoniale superiore alla soglia richiesta dal mercato per valutare la loro resistenza ad uno scenario economico avverso.

Gli stress test, nati negli Stati Uniti in seguito alla crisi del 2008, sono valutazioni compiute dalle banche centrali sugli istituti nazionali, al fine di verificarne la tenuta in caso di eventi economico-finanziari particolarmente sfavorevoli.

L’attenzione dell’Eba, autorità indipendente dell’Unione Europea che si occupa di assicurare la stabilità finanziaria e l’efficienza del settore bancario dei paesi dell’Unione, si è rivolta alle 48 principali banche europee, di cui 33 appartenenti a Paesi sotto la giurisdizione del Single Supervisory Mechanism (SSM), la vigilanza della Banca Centrale Europea. In totale, queste banche rappresentano il 70% delle attività del settore nell’UE. Tra queste sono state prese in esame quattro istituti italiani, ovvero Intesa San Paolo, Unicredit, Ubi Banca e Banco Bpm.

Unicredit risulta essere la banca più solida, con un capitale al 9,34% in caso di scenario avverso nel 2020, al 10,31% nel 2018 e al 9,58% nel 2019. Intesa San Paolo, al secondo posto, mostra un capitale del 10,40% per il 2020, del 10,80% per il 2018 e del 10,64% per il 2019. Per Bpm un capitale all’8,47% in caso di scenario avverso nel 2020, al 9,93% nel 2018, al 9,40% nel 2019, e per Ubi, Unione di Banche Italiane, un capitale dell’8,32% per il 2020, al 9,76% nel 2018 e al 9,25% nel 2019.

Gli indicatori che sono stati presi in considerazione sono soprattutto quelli di solvibilità, in particolare Il CET1 ratio. Tale termine, acronimo di Common Tier Equity 1 ratio, indica, in termini percentuali, il rapporto tra il capitale ordinario versato (Tier 1) e le attività ponderate per il rischio. Misurando la capacità con cui una banca riesce a garantire i prestiti concessi ai clienti, ne rappresenta il maggiore indice di solidità. La rilevanza dei risultati del test è evidenziata dal ruolo che tale prova ebbe nel 2016 per il Monte dei Paschi di Siena, che in seguito alla bocciatura entrò in crisi, poi evitata grazie all’intervento dello Stato. Nel 2018 la banca senese è stata esclusa dall’esame, in quanto sottoposta a un piano di ristrutturazione concordato con le autorità europee.

Tra gli altri istituti europei sarebbero quelli tedeschi e inglesi a soffrire di più. Tra quelli che hanno riportato il punteggio più basso risaltano tre importanti banche del Regno Unito, Lloyds Banking Group, Barclays e Royal Bank of Scotland (RBS), ma anche Deutsche Bank e altre banche tedesche. Nel complesso, però, il quadro europeo è positivo, e tutti i 48 istituti analizzati hanno superato la prova.

Il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, come ha riferito una nota del Tesoro, ha preso atto “con soddisfazione” dell’esito degli stress test condotti. Bisogna considerare però che, essendo basata sui bilanci del 31 dicembre 2017, questa prova non tiene conto dell’attuale scenario economico del Paese, ed in particolare del peggioramento dello spread sui titoli di Stato e della scarsa crescita. I dati sul prodotto interno lordo hanno mostrato un PIL fermo nel terzo trimestre, dopo un +1,3% e un +1,2% registrati nel primo e nel secondo trimestre. Questa, secondo l’Istat, rappresenterebbe “una pausa nella tendenza espansiva in atto da oltre tre anni”. Dopo l’arrivo dei dati sul PIL, lo Spread tra Btp e Bund, sceso fino a 292 punti base, è risalito sopra i 310 punti.

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di Redazione

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