Nuova Caledonia: alta affluenza alle urne per referendum sull’indipendenza dalla Francia

Pubblicato il 4 novembre 2018 alle 11:08 in Francia

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La collettività francese d’oltremare della Nuova Caledonia, situata nell’Oceano Pacifico sud-occidentale, a est dell’Australia, sta votando in un referendum sull’indipendenza dalla Francia, dopo un processo di decolonizzazione durato 30 anni.

Sembra essere molto elevata l’affluenza alle urne, nella giornata di domenica 4 novembre, in Nuova Caledonia. L’Alto Commissario del territorio ha affermato che circa i tre quarti dei votanti registrati avevano espresso il loro parere ai seggi a un’ora dalla chiusura degli stessi, nel tardo pomeriggio di domenica (la Nuova Caledonia è 10 ore avanti rispetto all’Italia). I risultati sono attesi in giornata.

Da Parigi, il presidente francese, Emmanuel Macron, si rivolgerà, nella medesima giornata, alla popolazione neocaledone in un discorso che riguarderà l’avvenire del Paese e che andrà in onda in televisione. Il voto sull’indipendenza segna un vero e proprio punto di svolta per l’arcipelago situato nel Pacifico a est dell’Australia. La domanda a cui dovranno rispondere, sulla scheda elettorale, gli oltre 174mila votanti ufficialmente registrati e ripartiti in 284 seggi, è la seguente: “Vuoi che la Nuova Caledonia raggiunga la piena sovranità e diventi indipendente?”. Se vincerà il “No”, in base all’accordo di Noumea (capitale della Nuova Caledonia) del 1998, è prevista la possibilità di tenere altri due referendum sull’autodeterminazione del Paese entro il 2022. L’accordo in questione mise un punto, nel ’98, ad anni di insurrezioni violente con scontri, barricate, omicidi e rapimenti. Il referendum è però il risultato di un processo iniziato trent’anni fa, e non venti: un primo accordo era già stato raggiunto nel 1988, nel tentativo di porre fine al lungo periodo di violenza tra sostenitori e oppositori di una Nuova Caledonia libera dalla Francia. Nel corso degli scontri avvenuti fino a quel momento, erano già morte oltre 70 persone. La rivendicazione dell’indipendenza da parte del Front de Liberation Nationale Kanak Socialiste (FLNKS) era iniziata nel 1985. Il Fronte si batteva per la creazione di uno Stato, Kanaky, ed era guidato da Jean Marie Tjibaou, che fu assassinato nel 1989.

Una votante intervistata, Monette Saihulinwa, ha riferito ai giornalisti di essere contraria all’indipendenza: “Non voglio per forza che le nostre vite cambino”, ha affermato la 50enne. Altri residenti sono invece di diverso avviso. Mariola Bouyer, 34 anni, ha affermato: “Stiamo aspettando questo voto da 30 anni. Questo voto deve dimostrare che intendiamo vivere in pace, a prescindere dalla nostra razza, dalle nostre radici. Si tratta di costruire insieme un Paese”.

L’arcipelago, che conta circa 270mila abitanti, è in effetti casa di diverse etnie, tra cui in primis i kanaki, ossia gli indigeni del posto, che rappresentano circa il 40% della popolazione, e poi i discendenti dei coloni europei, che si attestano al 27%; la restante percentuale è composta da altre etnie originarie dei Paesi asiatici e delle isole del Pacifico.

La Nuova Caledonia fu per diverso tempo, nel diciannovesimo secolo, un territorio conteso tra la Francia e il Regno Unito. Nel 1853 l’arcipelago divenne a tutti gli effetti un possedimento francese sotto l’imperatore Napoleone III, nipote ed erede del primo Napoleone, e a partire dal 1864 iniziò ad essere usato come colonia penale; mantenne questa funzione per circa 40 anni. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la Nuova Caledonia divenne una collettività francese d’oltremare, e nel 1957 fu estesa a tutti i kanaki la cittadinanza francese. La maggior parte dei kanaki, i quali in periodo coloniale hanno sofferto per via di rigide politiche di segregazione e discriminazione, ha cercato, negli anni, di raggiungere l’indipendenza, mentre gran parte dei discendenti dei coloni europei si è battuta per restare un tutt’uno con la Francia.

Della Nuova Caledonia fanno parte anche le Isole della Lealtà (Marè, Lifou, Ouvéa, Tiga, Mouli e Faiava) e l’Isola dei Pini. L’arcipelago riceve circa 1,3 miliardi di euro dalla Francia ogni anno, e fa largo affidamento su Parigi per quanto riguarda la difesa, la politica estera, il sistema giuridico e l’istruzione; tuttavia, a oggi, il territorio gode di un ampio margine di autonomia. Tra gli oppositori dell’indipendenza, molti temono che potrebbe venire innescata una crisi economica dalla mancanza dei sussidi annuali versati dalla Francia.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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